Sindaci d’Italia

Da Enzo Bianco a Beppe Sala passando per Vittorio Poma
di Adriano Todaro - mercoledì 28 settembre 2016 - 2340 letture

Sarà accaduto anche a voi di attendere un bus che non arriva e imprecare nei confronti del sindaco. Alcuni mesi orsono ero di passaggio a Catania e dovevo andare a Canalicchio, un quartiere a nord della città. Per non usare la macchina, decido di prendere il bus che si ferma nella centralissima via Etnea. Il bus non passa e la fila degli utenti in attesa è sempre più lunga. Se fossimo stati a Milano, avresti sentito imprecazioni a mezza bocca, avresti visto facce sconvolte per gli appuntamenti mancati, tutti chiusi in se stessi, ingrugniti, un continuo borbottio, sommesso però. A Catania, no. Attendono il bus in ritardo con nonchalance e intanto parlano, discutono a voce alta, t’interpellano, vogliono sapere la tua opinione.

La fermata è sulla destra risalendo via Etnea. E’ mattina, c’è ombra, un leggero venticello. Si sta bene e allora ecco che salta fuori il ruolo del sindaco Vincenzo Bianco, detto Enzo. Ne parlano tutti male. “In campagna elettorale aveva promesso… Non fa nulla per far lavorare i dipendenti e questi sono i risultati” ecc. Uno invece, lo difende. “Iu u camiu della munnizza portu. Travagghiu ri notti e sunnu libero ri ghiornu. Pi me, Bianco jè ’n bon sinnacu".

Non so se ho scritto il siciliano in modo corretto. Il senso, però, è questo: “Io guido i camion della spazzatura. Lavoro di notte e sono libero di giorno. Per me Bianco è un buon sindaco”.

Filosofia spicciola ma realistica dal che si deduce che se hai il lavoro, chiunque amministri la tua città va bene. Pensavo a questo episodio leggendo sul giornale la decisione della Cassazione di annullare il proscioglimento di Mario Ciancio Sanfilippo proprietario e direttore de La Sicilia per concorso esterno in associazione mafiosa. I magistrati avevano scoperto in Svizzera un tesoretto di 52 milioni di euro e favori che Ciancio, attraverso La Sicilia, avrebbe reso a Cosa Nostra. C’è anche una telefonata fatta dal sindaco Bianco all’editore nel quale si complimenta per un affare riguardante la costruzione di un centro turistico. E di chi sono i terreni? Indovinate un po’? Del ras dell’editoria catanese.

Bianco, oltre il cognome, ha anche un carattere candido come la neve, un po’ ingenuo. Lo chiamano, per essere interrogato, all’Antimafia e il vicepresidente della commissione, Claudio Fava, gli chiede conto di quella telefonata. “Non sapevo – risponde il Lavato con Perlana – che Ciancio fosse indagato per mafia”. E non sapeva neppure che anche Sanfilippo fosse indagato per mafia. Ora io dico: se un sindaco non sa queste cose come possono i cittadini catanesi pretendere che sappia perché il bus per Canalicchio non passa?

Di altro tenore il sindaco di Milano. Qua i bus per Quarto Oggiaro passano in orario così come le metropolitane. Allora, tutto bene? Certo, a Milano si corre, mica si sta ad attendere il bus chiacchierando. Mica abbiamo tempo da perdere noi longobardi. Il sindaco Beppe Sala, avendo detto un bel po’ di bugie in campagna elettorale, è stato, naturalmente, eletto. E’ cosa buona e giusta questa ma ogni tanto un aiutino ci vuole. E da chi viene l’aiutino? Dal nostro presidente che presiede non solo il Consiglio dei ministri ma tutti noi. I due sono i Billi e Riva della politica. Sornioni, fanno le fusa e le sparano grosse. “Abbiamo sottoscritto un ‘Patto per Milano’ “, dicono all’unisono i due comici. I giornalisti corrono subito ai telefoni e dettano in redazione che per Milano ci saranno due miliardi di mezzo. In realtà, i soldi preventivati per il prossimo biennio sono 644 milioni. Ma intanto il titolo è fatto.

E c’è n’è anche per l’Expo. Come sapete è stato un gran successo che anche l’Uzbekistan ci invidia. Abbiamo speso 2,2 miliardi e ricavato 700 milioni. Non è un successo? Adesso su quell’area non sanno bene cosa fare ma sono sicuro che Beppe qualcosa farà. Del resto uno che si “dimentica” di dichiarare di possedere due società, una villa vicino a St. Moritz e che ha trasformato la sua villa in Liguria in semplice terreno, è senza dubbio un creativo.

Vittorio Poma, invece, è un altro amministratore pubblico, anzi un doppio amministratore. Questo è un grande che difficilmente altri potranno eguagliarlo. Pensate che la mattina, quando si sveglia, non si riconosce. La moglie è disperata perché Vittorio mostra sintomi di doppia personalità o, meglio, di Disturbo Dissociativo dell’Identità. Gli consiglia sempre di andare a farsi vedere da uno strizzacervelli ma Vittorio, testardo, non ci vuole andare. Appena bevuto il caffè, domanda e si domanda: “Che giorno è oggi?”. La moglie – subito pronta perché gli hanno detto che bisogna assecondare i soggetti bordline come Vittorio – sussurra: “E’ martedì, caro”. “Bene!”, risponde Vittorio. “Oggi vado a fare il presidente della provincia di Pavia per il centrosinistra”. La moglie lo guarda in tralice, poi sussurra debolmente: “Ricordati, però, che domani, mercoledì, sei consigliere comunale per il centrodestra”. Vittorio la guarda con sufficienza: “Non dimentico nulla, io. Tu piuttosto, domani ricordati di tirare fuori la giacchetta del centrodestra”.

Tutto ciò, come detto, non succede nell’Uzbekistan ma nell’operosa e nordica Pavia. Lasciatelo dire Vittorio: sei un genio! Sei un grande! Più grande anche di Giovanardi. Meriteresti molto di più. Però una raccomandazione ci sentiamo di farti: di surmenage intellettuale si può morire e noi, invece, ti vogliamo ancora per tanti anni a occupare tante poltrone. E togliti dalla testa di diventare anche presidente del Club vogatori pavesi. Sarebbe troppo sforzo anche per un cervello grande come il tuo.


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