Simone Weil

di Pina La Villa - giovedì 6 dicembre 2007 - 2813 letture

"Occorre essere sempre disposti a cambiare di parte per seguire la giustizia, questa eterna fuggiasca dal campo dei vincitori."

Weil, Simone (Parigi 1909 – Ashford, Kent, 1943). Allieva di Le Senne e di Alain, insegnò filosofia in vari licei francesi, con una interruzione di due anni in cui lavorò in fabbrica, allo scopo di vivere la condizione operaia. Partecipò inoltre con i repubblicani alla guerra civile spagnola. Nel 1937, a Solesmes, ebbe un’esperienza mistica che la indusse decisamente verso il pensiero cristiano. Abbandonata Parigi nel 1940 a causa dell’invasione nazista , visse prima a Marsiglia, poi negli Stati Uniti e in Inghilterra dove lavorò per l’organizzazione “France Libre”. A causa delle privazioni che si era voluta imporre nel corso della sua vita, morì nel sanatorio di Ashford.

Impostazione volutamente non sistematica del suo pensiero, che si vuole legare, come abbiamo anche visto dai pochi dati biografici, a un’esperienza spirituale varia e vissuta. Un filo conduttore è l’esigenza etica, che percorre la sua riflessione dall’influenza iniziale del marxismo alla riscoperta di Platone. Un concetto fondamentale della filosofia di Simone Weil è quello di decreazione: “La creazione è un’abdicazione...Dio si è svuotato della sua divinità e ci ha riempiti di una falsa divinità. Vuotiamoci di essa; questo è il fine dell’atto che ci ha creati. In questo stesso atto, Dio con la sua volontà creatrice mi mantiene l’esistenza perché io vi rinunci” (La conoscenza soprannaturale). Da questo concetto derivano la sua idea di ordine e di obbedienza, che traducono in termini cristiani il senso dell’amor fati del mondo greco. Il suo complesso rapporto col cristianesimo va visto tenendo presente la rivalutazione del mondo greco (luogo nel quale viene attuato il riconoscimento della miseria umana e della infinita trascendenza della perfezione divina) e il suo rifiuto di entrare a far parte della chiesa cattolica a causa della sua organizzazione terrena di origine romana, di cui temeva il pericolo di oppressione della vita spirituale. Pensava che, entrandovi, avrebbe trovato un troppo facile riparo, che l’avrebbe allontanata dall’esperienza religiosa più profonda del cristianesimo.

Le sue opere sono state pubblicate tutte postume. Fra le più importanti: L’ombra e la grazia (1947) La prima radice (1949) La conoscenza soprannaturale (1950) Lettere a un religioso (1951) La condizione operaia (1951)


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