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Simona Halep regina di Francia

Battendo in rimonta la statunitense Sloane Stephens 3-6/6-4/6-1, la numero 1 del mondo sfata la maledizione dello Slam.
di Piero Buscemi - sabato 9 giugno 2018 - 968 letture

Alla fine Simona teneva il trofeo come se fosse stato un figlio. Un’intensità e un fremito da voler lasciare tutti lì e scappare in un posto isolato dove poter gridare la propria gioia, erano così evidendi dallo sguardo della campionessa rumena, sempre a un passo tra una lacrima liberatoria e un sorriso, durante la cerimonia di premiazione.

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Come a voler dimostrare al mondo, prima che a se stessa, che quel trofeo fosse meritato, che gli sforzi durante le due settimane del torneo, il peso psicologico di chi, dall’alto del primo posto nel ranking mondiale, avesse anche l’incombenza di dimostrare a tutti che non fosse un fortuita casualità.

I pensieri, i momenti della sua carriera sportiva, quegli attimi di smarrimento che molte volte, in determinati frangenti topici, avevano disorientato anche i suoi più fedelissimi estimatori. Quasi a dover dare ragione a chi, confortato dalle riprove per le troppe occasioni perse da Simona, sempre a un passo dalla conferma e dal riconoscimento lecito che attribuisce a una sportiva, l’appellativo di campionessa, solo se può mostrare la bacheca dei suoi successi.

Tutte componenti che sono riaffiorate sin dalla vigilia di questa finale, raggiunta con la determinazione e il carattere che, da sempre, ha caratterizzato la personalità della Halep. Ma non bastava. Non più. Per chiunque segue questo sport da tempo. Per i suoi fan. Per se stessa. Quella finale doveva essere vinta. Tutto il resto, come nelle altre occasioni, sarebbe stato un altro tassello da inserire nelle statistiche sportive o nell’elenco delle numero 1 della storia del tennis che non avevano mai vinto uno slam, beffardamente con Simona, riproposto dagli addetti ai lavori, quasi con un nascosto sottile cinismo.

Saranno rimasti annidati nella mente di Simona, durante anche questa partita, dalle prime battute in salita, come spesso è capitato nelle finali disputate dalla rumena che, da una probabile consacrazione, l’hanno ricacciata nel calderone delle tante tenniste del circuito, ottime ma non sublimi, per aver fallito l’atto finale di una competizione.

E’ così che l’abbiamo vista andare sotto 6-3. Fallosa, nervosa, con la testa chissà dove. Quasi rassegnata a un’altra sconfitta annunciata. Pronosticata, temuta e inevitabile. Ma quel segno inconfondibile che l’ha resa protagonista negli ultimi tempi. Quel dito appoggiato alla tempia e il sorriso sornione verso il settore che ospita il suo staff, a indicare che l’unico vero ostacolo che lei stessa deve affrontare ogni volta che si trova vicino al traguardo, è quella sua testa matta. Imprevedibile, ma umana che l’ha resa così simpatica agli appassionati di tennis di tutto il mondo.

Ed eccola, con quel pugnetto, quasi nascosto per tutto il primo set, cominciare a lavorare ai fianchi la Stephens. Un giudizio a parte merita la tennista statunitense che è destinata a non far rimpiangere il declino inevitabile di Serena Williams, proponendosi come la futura, ma già una certezza del presente, protagonista americana di questo sport. Simona Halep ha dovuto abbattere con pazienza, tenacia, abilità tattica e creatività sportiva, quel muro eretto dall’americana che respingeva tutte le bordate che le venivano dall’avversaria, dimostrando una eccellente forma fisica e mentale.

Ha dovuto stremare la resistenza della Stephens, scendendo anche a rete per variare l’andamento del gioco che rischiava, vista la tenacia dell’americana, per sgretolare quella già minacciata sicurezza mentale che aveva portato la Halep a troppi errori gratuiti. La liberazione è stato quel secondo set, portato a proprio favore, dopo che in più di un’occasione sembrasse rappresentare il crollo definitivo della rumena. Un 6-4 di ricarica di adrenalina che è emersa sin dalle prime battute del terzo set.

Un terzo set senza storia. 5-0. Poi una pausa di riflessione nell’ultimo turno di battuta della Stephens, durante il quale sembrava che la partita si potesse concludere con un cappotto, sicuramente immeritato dall’americana. Sul 5-1, molti dei suo fan sono stati assaliti dal sospetto che una nuova paura di vincere potesse aggrapparsi ai pensieri della romena. Così non è stato. 6-1 finale. Poi solo lacrime, abbracci e quegli immensi sorrisi che Simona sa donare al pubblico e che le auguriamo di poter mostrare anche nell’immediato futuro...


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