Silvano se ne è andato a vedere cosa c’è dietro la curva

Un ricordo di Silvano Giai, a cura di Maurizio Pagliassotti (Volere la luna).

di Redazione - venerdì 5 luglio 2024 - 354 letture

Silvano Giai, compagno di Nicoletta Dosio, se n’è andato venerdì nel primo pomeriggio. Era malato da molto tempo; ha sofferto tanto ma sempre con grande dignità. È stato sempre presente in ogni iniziativa contro l’alta velocità in Val Susa. Ma i No Tav di ogni parte d’Italia (e non solo) lo hanno incontrato anche – sempre – in quella che è tuttora una sede imprescindibile del Movimento, La Credenza, trattoria ed associazione culturale di Bussoleno che, fino a pochi mesi fa, Silvano ha gestito con Nicoletta. Mancherà un importante punto di riferimento organizzativo al Movimento e alla sinistra valsusina, mancherà all’amore di Nicoletta e all’affetto di tutti noi. (la redazione)

“Silvanone”, per me è sempre stato così il suo nome, se ne è andato.

Poteva apparire burbero, con quel vocione e quella mole: era il cliché del gigante buono. Nella terribile malattia che l’ha divorato ha mostrato tenacia e coraggio, a dispetto delle fosche previsioni fatte al momento della diagnosi, tratti caratteristici di una valle che ancora oggi, quando la nomini in giro per l’Italia, accende speranze e apre prospettive.

Ho pensato di scrivere un ricordo e l’unica cosa su cui la mia mente batte in queste ore è che la figura di Silvano Giai ruota intorno al vuoto che generano quegli strani esseri umani che fanno le cose. Ma ne fanno proprio tante.

Altri prenderanno il suo posto nel Movimento No Tav e in mille altre lotte. Ma, forse, no.

Altri cureranno la logistica – quel campo particolarmente strategico laddove si deve mantenere in piedi un’organizzazione complessa – portando su e giù per la valle, e non solo, dalla legna alle griglie, agli esseri umani, cibo a quintali, attrezzi, motoseghe, cose che bisognerebbe metterle insieme per comprendere la mole di quanto ha spostato quest’uomo buono, mite e generoso. Ma, di nuovo, forse, no.

Ci sono esseri umani che quando se ne vanno lasciano il “vuoto che anche al trapano resiste” e lui è sicuramente uno di questi.

No Tav, Critical wine (in tempi pionieristici) e poi la militanza politica: di poche parole, non so se si dichiarava comunista sebbene fosse segretario del Circolo di Rifondazione Comunista di Bussoleno. Ma per me un comunista oggi è così: Silvano Giai era sempre su posizioni radicalmente razionali, e rispetto a tanti altri compagni e compagne della valle, moderate. Seduto a uno dei tavoli della Credenza, dove spesso i dibattiti hanno contenuti ideologici assai perentori, le sue calme frasi mi parevano coraggiose.

Lascio fuori da queste righe, volutamente, la moglie, Nicoletta Dosio: a lei va l’abbraccio di tutta Italia.

Sarebbe bello ritrovarci alla Credenza – refugium peccatorum della Val Susa e d’Italia – noi consapevoli che quella porta si sarebbe sempre aperta, senza alcuna esitazione.

Ciao Silvano, sei andato a vedere cosa c’è dietro la curva: ci mancherai.

Fonte: Volere la luna.



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