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Siegfried J. Pucher “Il Nazista di Trieste” (Beit Memoria)


Vita e crimini di Odilo Globocnik, l’uomo che inventò Treblinka
sabato 25 giugno 2011, di Emanuele G. - 550 letture

Bisogna conoscere la storia per sentirsi davvero liberi. Liberi nella sua accezione più classica, il non dipendere da altri. Liberi in un senso più antropologico, essere in possesso di una mente capace di andare oltre alla mera contingenza. La libertà è il bene più prezioso. E’ viepiù ambita quando la storia ci rivela situazioni ove è drammaticamente assente. Come nella Seconda Guerra Mondiale. Tragico evento storico oggetto del rigore analitico di Siegried J. Pucher autore del saggio intitolato “Il Nazista di Trieste – vita e crimini di Odilo Globocnik, l’uomo che inventò Treblinka”.

Pucher narra la storia di un italiano divenuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale uno dei massimi artefici del genocidio del popolo ebraico. Appunto Odilo Globocnik nato a Trieste nel 1904 e morto a Paternion presso Klagenfurt nel 1945. Raccontarvi la sua vicenda è raccontare l’orrore originato dalla follia nazista. E’ un saggio duro, per nulla speranzoso, puntuale nell’analisi dell’inaudita violenza hitleriana e corredato da un incredibile lavoro di ricostruzione.

Tutto parte da Trieste. Nacque da una famiglia originaria dell’Alta Cerniola, una regione della Slovenia. La sua vita nel capoluogo friulano non è ricca di punti di particolare rilevo. Una vita scialba. Un curriculum scolastico deludente. Forse in questa vita anonima e alienata risiede la spiegazione per cui i nazisti sono stati particolarmente esperti nell’applicare con rara maestria l’arte della violenza disumana? La vita di Globocnik fra il 1923 e il 1936 può essere definita buia. Un modesto lavoro di elettricista. Licenziato. Inizia nel frattempo la militanza in gruppi ultra-nazionalisti che lo porteranno ad abbracciare il credo hitleriano. Nel contempo viene spesso posto agli arresti. Arresti che lo fanno elevare di grado negli organigrammi del NSDAP. Nel 1934 entra a far parte delle SS con matricola 292776 diventando col tempo un fedele amico di Himmler. Il punto finale di questa prima fase fu la sua nomina a Gaulaiter di Vienna, cioè Sindaco. Fra il 1936 e il 1938 effettua una rapida ascesa nel movimento nazista austriaco diventandone uno dei pricipali responsabili. Fu dimissionato – ma la realtà storica è ancora piuttosto controversa – nel 1939. Durante il biennio Globocnik cominciò a delineare la sua idea di eliminazione del problema ebraico. Arianizzazione imposta con brutalità. Espropriazioni. Donazioni.

Nel 1939 viene nominato comandante delle SS e della polizia nel distretto di Lublino in Polonia. Carica che ricoprì fino al 1943. Qui Globocnik poté finalmente mettere in pratica il credo hitleriano circa la risoluzione del “fastidioso” problema rappresentato dagli Ebrei. Infatti, poté agire con tutta calma per implementare in modo “scientifico” tutte le fasi di un piano tendente ad eliminare la presenza degli Ebrei in quella parte della Polonia. Nell’area di sua competenza Globocnik dispiegò il suo maniacale senso dell’ordine con particolare puntiglio. Non per nulla organizzò il più feroce network di campi di concentramento tedeschi: Belzec, Sobibor e Treblinka. Il risultato di cotanto “genio” programmatore è una cifra raggelante: oltre un milione e mezzo di morti. Meglio non commentare questa cifra. Un abominio causato da un italiano. Il miglior inteprete mai esistito della follia nazista. Che vanto per il nostro paese!

Dopo l’armistizio dell’Italia con le potenze alleate Globocnik viene nominato comandante delle SS e della polizia dell’intero litorale adriatico. Anche qui Globocnik si distinse per la sua zelante professionalità. Infatti, mise in moto la solita macchina della morte che aveva cominciato a delineare allorquando era Sindaco di Vienna. Un fitto reticolo di uffici di polizia. Retate continue. Spoliazioni di averi, Delazione. Un sistema avente come centro di coordinamento la Risiera di San Saba. L’esito negativo della guerra per i tedeschi costrinse i tedeschi a tentare di fuggire a nord, verso l’Austria. Il 31 maggio del 1945 Globocnik con altri furono sorpresi da una pattuglia britannica. Ci fu un inseguimento che ebbe termine con la morte di Globocnik per ingerimento di una capsula di cianuro. Il suo corpo su sepolto e l’esercito britannico cercò in tutti i modi di cancellare le tracce del suo seppellimento.

Il saggio continua con tutta una serie di scritti riguardanti varie fasi della vita di Globocnik nei tre scenari che lo videro implacabile protagonista: Vienna, Polonia e Trieste. Testimonianze dirette. Documenti. Riflessioni. Tutto questo a completare un libro che è un pugno in faccia a quanti credono l’orrore nazista un evento lontano nel tempo. Esso potrebbe ritornare finché la libertà non sarà considerata l’essenza stessa dell’uomo. Ognuno di noi è chiamato a vigilare a che la libertà sia tutelata e promossa ovunque e in qualsiasi tempo. Sta a noi. E dobbiamo ringraziare l’editrice Beit Memoria per avercelo ricordato.

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