Sicilia vs Usa 1-0

Non è vero che non ci sono soldi. Spendiamo più della Casa Bianca e facciamo lavorare gli americani. Aiutiamoli a casa loro
di Adriano Todaro - mercoledì 6 marzo 2019 - 1752 letture

Uno si alza la mattina e in testa gli sono rimasti gli slogan, i messaggi dei politici. Va dal prestinaio e questi sta parlando con un cliente che l’economia va male, va in edicola e sente parlare della sicurezza che manca. In realtà sono tutti luoghi comuni. Siamo infarciti di luoghi comuni: i terroni non hanno voglia di lavorare, i “negher” ci rubano il lavoro, paghiamo troppe tasse ecc.

Luoghi comuni, solo luoghi comuni. Io, ad esempio, pensavo che gli Usa fossero al top di tutto e, invece, zacchete li abbiamo battuti a 1 a 0. No, non c’era una partita di calcio ma di spesa. E quando c’è da spendere, non siamo dietro a nessuno, neppure alla Casa Bianca. Prendiamo la Sicilia, per esempio. Zitta zitta quatta quatta cacchio cacchio, senza grida e propaganda, lavora alacremente per raggiungere obiettivi concreti. Pensate che, secondo un dossier dei 5Stelle, ogni minuto che i deputati dell’Assemblea regionale siciliana si riuniscono, costano mille euro, cioè 137 milioni di euro l’anno, uno in più delle spese della Casa Bianca.

Dovete ammettere che sono soddisfazioni. Soddisfazioni temperati da dati certi. Perché potremmo superare facilmente quella cifra e raggiungere obiettivi impensati se solo i deputati si riunissero e lavorassero di più. Per fortuna, su 365 giorni all’anno, ne lavorano solo 87 di giorni. In pratica 7 giorni e mezzo al mese, 20 ore mensili. Voglio sperare, per le casse siciliane, che i deputati continuino a non lavorare; se si dovessero mettere in testa, domani mattina, di andare tutti in aula, di far funzionare le commissioni, di non essere assenteisti, beh, allora sì che sarebbero guai per il bilancio siciliano e non solo.

E non c’è solo il problema della Regione Sicilia. Noi italiani (altro luogo comune), non siamo poveri, siamo ricchi non solo d’intelletto ma anche di soldi, di piccioli, di sghei, di danèe. E se hai i soldi è giusto, è cosa buona e giusta aiutare chi è in difficoltà. E, ancora una volta, dobbiamo parlare degli Usa che economicamente non vanno troppo bene. Nel 1947 ci hanno aiutato loro; adesso ricambiamo e li aiutiamo noi.

Dopo che la Buonanima di Maglioncino Marchionne aveva sistemato la sede legale ad Amsterdam e il domicilio fiscale a Londra della Fiat/Fca, si era recato dal presidente Gentile Gentiloni per informarlo, gentilmente, di cosa stava combinando. Era il gennaio 2014 e a sugello dell’incontro aveva esclamato: “Da cinque anni abbiamo lavorato caparbiamente a questo risultato che è il più importante della mia carriera”. Me cojoni, verrebbe da dire. Traduzione: abbiamo lavorato per non pagare le tasse in Italia e, grazie all’Olanda, impedire che qualcuno potesse “scalare” la Fca.

Ora io, come risaputo, non capisco un belino di niente di economia, di incroci azionari, di “raider” (banditi, razziatori) ecc. Per fortuna, a quel tempo, il sindaco di Torino era un alto uomo politico, Pierino Fassino, che mi aveva spiegato tutto: “Le sedi fiscali in Olanda e in Gran Bretagna sono una scelta tecnico-amministrativa che non incide sulla produzione”. Beh, meno male perché ero molto preoccupato per i lavoratori dell’ex Fiat.

Sono passati quattro anni da quelle dichiarazioni e bisogna dire che sia la Buonanima e sia il Lungo, ci hanno azzeccato. Infatti la ex Fiat continua a macinare dividendi e la produzione non è stata toccata. Infatti, c’era la cassa integrazione nel 2014 e c’è anche ora. In questi giorni si discute del rinnovo del contratto di lavoro alla Fiat Chrysler e, ancora una volta, la Fiom non firmerà l’accordo a differenza di Fim e Uilm. Se lavori alla Fiat becchi uno stipendio più basso di quello previsto dalla Federmeccanica. Sono gli effetti dell’altra furbata della Buonanima, quella di uscire dalla Confindustria. E poi ci sono le condizioni di lavoro e la democrazia nelle fabbriche. Problemi mai risolti; c’erano con Vittorio Valletta e continuano ad esserci oggi.

È vero. C’è ancora la cassa integrazione in diversi stabilimenti Fiat italiani ma anche qui non facciamo inutili polemiche e i soliti luoghi comuni. Vi do una bella notizia: la Fca ha presentato un nuovo piano di investimenti che significa creazione di nuovi posti di lavoro. Bene! Dove? A Melfi, a Pomigliano, a Mirafiori? Mavalà! Gli investimenti di 4,5 miliardi di dollari saranno effettuati negli Usa. Significa la creazione di ben 6.500 posti di lavoro.

Insomma, è il detto leghista-salviniano, applicato agli Usa: “Aiutiamoli a casa loro”. Pensate: noi, italiani, aiutiamo l’economia Usa. Sono soddisfazioni, tèh. Come quella di avere politici avveduti come il Lungo Fassino. Speriamo che non parli più. Anzi, Pierino, te lo dico nel tuo dialetto: và a spané ’d melia. Che significa, letteralmente, “vai a pulire il granoturco”. In modo, diciamo così, figurato “vai a quel paese” che non ne imbrocchi una. E porti anche sfiga.


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