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Siamo tutti complici

Firma l’appello promosso da Amnesty International, per fermare lo sfruttamento dei minori nelle miniere di cobalto della Repubblica democratica del Congo.
di Redazione - martedì 25 settembre 2018 - 539 letture

Secondo le ultime stime (dati Unicef 2014) sono circa 40.000 i ragazzi e le ragazze minorenni impegnati nelle miniere del sud della Repubblica democratica del Congo. Molti di loro lavorano nelle miniere di cobalto, prezioso minerale utilizzato per la produzione di batterie ricaricabili utilizzate per i nostri cellulari, tablet, computer e altri dispositivi elettronici.

Questi bambini lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame. Si ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera. Alcuni di loro lavorano dopo aver frequentato la scuola, altri hanno per necessità abbandonato i libri.

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COBALTO-COMPLICI

Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici.

I bambini hanno raccontato ai nostri ricercatori le condizioni di terribile sfruttamento a cui sono sottoposti nelle miniere di cobalto.

Un lavoro disumano e senza protezioni

La maggior parte dei bambini sfruttati nelle miniere artigianali di cobalto lavora fino a 12 ore al giorno.

Scavano le miniere a mani nude e sono costretti a trasportare sacchi anche di 20 e 40 kg, spesso più pesanti di loro stessi.

A parte i rischi immediati, il trasporto di carichi pesanti può avere gravi effetti a lungo termine, come deformazioni ossee e articolari, lesioni della colonna vertebrale, lesioni muscolari e muscolo-scheletriche.

Oltre che in miniera, il lavoro si svolge anche a cielo aperto, indipendentemente dalle pioggia o dalle temperature elevate.

Un salario da fame

La maggior parte dei bambini dichiara di guadagnare tra 1.000-2.000 franchi congolesi al giorno (1-2 euro). I bambini che hanno raccolto, ordinato, lavato, frantumato e trasportato minerali vengono pagati per ogni sacco di minerali dai commercianti. Non hanno modo di verificare indipendentemente il peso dei sacchi o il grado del minerale e, quindi, devono accettare ciò che gli operatori pagano.

Fuga scolastica e povertà

I bambini che vanno a scuola lavorano dopo l’orario delle lezioni, durate il fine settimana e le festività. Altri bambini hanno invece dovuto abbandonare la scuola, dal momento che i loro genitori non hanno un impiego formale e non possono permettersi le tasse scolastiche. Il codice di protezione dei minori della RDC (2009), prevede la gratuità e l’obbligo di educazione primaria per tutti i bambini.

Tuttavia, a causa della mancanza di finanziamenti adeguati da parte dello stato, la maggior parte delle scuole carica ancora i genitori di un importo mensile per coprire i costi, come gli stipendi degli insegnanti, le divise e il materiale didattico. A Kolwezi, lo staff delle Ong ha raccontato ai nostri ricercatori, che questa quantità varia tra 10 e 30.000 franchi congolesi (10-30euro) al mese, che è più di quanto molti possano permettersi.

I minatori artigiani lavorano in miniere scavate a mano che possono estendersi per decine di metri sottoterra, spesso senza alcun supporto di sicurezza per sostenerle e con una ventilazione scarsissima.

Non ci sono dati ufficiali disponibili sul numero di vittime che si verificano, ma i minatori hanno detto che gli incidenti sono comuni, poiché i tunnel crollano frequentemente.

Tra settembre 2014 e dicembre 2015, la stazione radiofonica gestita dalle Nazioni Unite, Radio Okapi, riportava segnalazioni di incidenti mortali che coinvolgevano più di 80 minatori artigianali nella ex provincia del Katanga. Tuttavia, è probabile che la cifra reale sia molto più alta in quanto molti incidenti non vengono registrati e i corpi vengono sepolti sottoterra.

Il cobalto è tra i minerali più richiesti dalle grandi industrie elettroniche. Tutti i principali marchi di telefonia e apparecchiature elettroniche utilizzano questo minerale per la fabbricazione di cellulari, tablet, computer portatili e altri materiali elettronici.

Più della metà della fornitura mondiale di cobalto proviene dalla Repubblica democratica del Congo (RdC). Secondo le stime del governo, il 20% del cobalto attualmente esportato dalla RdC proviene da minatori artigianali nella parte meridionale del paese.

Ci sono circa tra i 110.000 e 150.000 minatori artigianali in questa regione, che lavorano a fianco di operazioni industriali molto più grandi.

Questi minatori artigianali, indicati come creuseurs nella RdC, estraggono a mano usando gli strumenti più basilari per scavare rocce in profonde gallerie sotterranee.

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