Siamo il Paese...


I paradossi e le contraddizioni del nostro Bel Paese.
mercoledì 10 marzo 2010, di Adriano Todaro - 679 letture

Siamo il Paese che “ripudia la guerra”, ma spende 3 milioni di euro al giorno per fare la guerra in Afghanistan.

Siamo il Paese dove la missione di guerra in Afghanistan viene rifinanziata senza nessun voto contrario e solo qualche astenuto. In Olanda, invece, il governo cade proprio su questo argomento.

Siamo il Paese che non sa dialogare, che fatica a comunicare con il vicino, ma che ha più di 150 telefonini ogni 100 abitanti.

Siamo il Paese che acquista, ogni giorno, meno di 5 milioni di quotidiani, non legge libri (il 38% ne legge qualcuno e solo il 10% lo fa con continuità) ma 11 milioni di persone seguono il rampollo canoro dei Savoia a Sanremo e 5 milioni il Grande Fratello.

Siamo il Paese dove gli operai in lotta, sono esibiti sul palco dell’Ariston da un rottame iscritto alla P2.

Siamo il Paese dove il Suv viene adoperato per accompagnare il figlio a scuola e l’Hammer per andare a farsi la lampada.

Siamo il Paese dove i liceali credono che le bombe di piazza Fontana le abbiano messe le Brigate rosse.

Siamo il Paese dove, in modo pervicace, abbiamo distrutto la sinistra, ma dove rimangono a fare danni Fassino, D’Alema, Violante e Veltroni che doveva andare in Africa e invece si sta costruendo la sua personale corrente.

Siamo il Paese che comincia per B. (Berlusconi, Brunetta, Bertolaso, Bossi, Brambilla, Balducci, Bernabè, Balducci, Bersani, Bertinotti…).

Siamo il Paese dove crollano le scuole per mancanza di fondi, ma acquistiamo 131 caccia-bombardieri (150 milioni di euro ciascuno).

Siamo il Paese dove lo scandalo Scaglia-Di Girolamo scaccia lo scandalo del giorno precedente.

Siamo il Paese dei senza memoria, che non vuole ricordare, che confonde le foibe con Auschwitz.

Siamo il Paese dei massaggi e delle massaggiatrici, dove le soubrette diventano ministri e le igieniste dentali trovano un posto sicuro in Regione.

Siamo il Paese dove si hanno guai se togliamo un crocefisso, ma dove una persona su 4 non paga l’Irpef.

Siamo il Paese dove il 10% delle famiglie detiene il 50% della ricchezza nazionale.

Siamo il Paese dove si possono, impunemente, gettare in un fiume 2.500 metri cubi di gasolio, mentre la famosa e santificata Protezione civile è completamente assente. La ministra Prestigiacomo sorvola la zona, poi dichiara: lunedì, “forse”, il Consiglio dei ministri discuterà dell’emergenza (giovedì 25 febbraio-Ndr).

Siamo il Paese dove le televisioni hanno cantato, con un’unica voce, le lodi sulla ricostruzione dell’Aquila. Le stesse non hanno detto, però, che solo 15 mila persone hanno un tetto sopra la loro testa, tetti costati somme da capogiro, che 6 mila persone sono ancora negli hotel sulla costa per una spesa di 391 mila euro al giorno e che 30 mila aquilani si sono arrangiati in abitazioni di fortuna.

Siamo il Paese dove dall’inizio dell’anno si sono ammazzati in carcere 12 persone nel disinteresse più completo.

Siamo il Paese dove si bruciano persone senza casa, si sprangano cittadini stranieri, si manifesta contro le “invasioni islamiche”.

Siamo il Paese dove Luca di Montezemolo discetta pubblicamente di morale, etica e necessità delle riforme e contemporaneamente si aumenta lo stipendio del 40% (5 milioni e mezzo di euro l’anno).

Siamo il Paese dove si chiudono stabilimenti e si mettono in cassa integrazione migliaia di operai, mentre l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per i risultati raggiunti, riceve un bonus di 1 miliardo e 343 mila euro. Contenti anche gli azionisti. Il dividendo distribuito è stato di 0,17 euro per le azioni ordinarie e 0,31 per le privilegiate per un totale di 244 milioni di euro.

Siamo il Paese dove il presidente del Consiglio può permettersi di parlare di “liste pulite”, ma dove chi è sporco o sporchino, in lista ci arriva ugualmente.

Siamo il Paese in cui la Commissione Affari sociali della Camera ha approvato, a maggioranza, un emendamento che recita che alimentazione e idratazione “devono essere mantenute fino al termine della vita, con l’eccezione dei casi in cui l’alimentazione e l’idratazione risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo”.

Siamo il Paese che è al 49° posto nella classifica sulla libertà di stampa. Nel 2007 eravamo al 35° posto, l’anno seguente al 44° e, nel 2009, al 49° posto. Messi meglio di noi, Capo Verde, Bosnia, Trinidad, Lituania.

Siamo il Paese dove la Rai, su 270 giorni di programmazione, 31 giorni le occupa con la pubblicità. A Mediaset è peggio: 115 giorni.

Siamo il Paese dove un ex portaborse di Arnaldo Forlani, ex segretario della Democrazia cristiana, prende dalla Rai 12.570 euro ogni volta che apre il suo salotto personale. Escluso, naturalmente, gli “speciali” ed altre comparsate.

Siamo il Paese, forse l’unico, in cui in Tv si vede una donna in mutande accanto ad un uomo in giacca e cravatta.

Siamo il Paese dove la mattina si esce da casa per andare a lavorare e non si sa se, la sera, a casa ci ritorneremo considerato che ogni giorno, tutti i giorni, muoiono in fabbriche e cantieri 3/4 persone.

Siamo il Paese dove si fanno scappare, da Rosarno, terrorizzandoli, gli stranieri. “Ma non chiamateci razzisti!”. No? E come dobbiamo chiamarvi?

Siamo il Paese dove si afferma che i manager non debbono guadagnare più dei parlamentari. Poi la legge arriva in Parlamento e oplà si cambia. I deputati si limitano ad una “raccomandazione”: i sistemi retributivi dei manager devono “essere in linea con le politiche di prudente gestione delle banche”.

Siamo il Paese dove un consigliere regionale “trombato” alle elezioni, ha diritto al vitalizio.

Siamo un Paese così. Proprio un Paese di ...

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