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Si salvi l’Occidente sinché si può

Suicidio occidentale : Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori / Federico Rampini. - Milano : Mondadori Libri, 2022. - 252 p. - (Strade blu). - ISBN 978-88-04-73832-9

di Massimo Stefano Russo - sabato 2 aprile 2022 - 1854 letture

Federico Rampini in Suicidio occidentale ci mette in guardia sui rischi che corre l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, per l’incapacità di farsi carico della complessità che avanza e dare risposte valide ai conflitti in atto. La libertà e la sua essenza, in una visione distorta, è qualcosa di cui sempre meno ci rendiamo conto. Rampini pone l’attenzione sui valori e i riferimenti culturali rappresentativi della cultura occidentale che nel loro degenerare facilmente diventano frutto di scontri ideologici e religiosi.

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Suicidio occidentale, di Federico Rampini - copertina del libro

L’inconsapevolezza verso i cambiamenti e le trasformazioni riguarda soprattutto il contesto degli Stati Uniti nel loro essere ingabbiati e interdetti dalla logica del political correct.

Negli ultimi anni si è affermata una “sinistra illiberale” paladina dei diritti civili che ha progressivamente accantonato le questioni economiche, dimenticandone le ricadute significative sul piano sociale.

La febbre estremista di autodenigrazione che imperversa nelle università americane, nelle redazioni dei giornali e a Hollywood ripudia e processa i valori patrimonio del modello occidentale. Povertà e diseguaglianze sociali vengono dopo i diritti civili e individuali.

Il rischio è che si affermi una dittatura delle minoranze, alla luce di un individualismo esasperato che ricerca di massimizzare i propri diritti, ma senza assunzione alcuna di responsabilità, e spesso rinnegando i propri doveri. Accanto a ciò c’è lo spettro di un ritorno al paganesimo naturale che nega la sacralità della legge. Basti vedere i molti contesti dove alla ragione scientifica si sostituisce il pensiero irrazionale, nel ritorno del magico nelle sue diverse forme; si passa dal catastrofismo ambientalista all’illusione onnipotente della natura umana. Per arrestare la decadenza degli Stati Uniti ed evitare il suicidio geopolitico dell’Occidente bisogna curare i mali interni.

Un problema essenziale è l’incapacità di guardare al futuro, di progettare dei piani validi in termini di sviluppo e in grado di realizzarli, con la necessaria celerità ed efficienza.

Se la globalizzazione è stata dettata strategicamente dagli interessi del capitalismo, senza alternative valide, la modernizzazione storicamente passa attraverso gli investimenti in scienza e tecnologia, ma oggi spendere i fondi pubblici stanziati è sempre più difficile.

Il decadimento degli Stati Uniti viene da lontano: la destra moderata invisibile da un lato e la sinistra ragionevole intimidita dai radicali dall’altro nell’attribuire con certezza tutta la colpa alla parte politica avversa. E’ paradossale come i poteri forti si siano appropriati della cultura antioccidentale. Il “Sistema” si perpetua abbracciando le ideologie antioccidentali.

Il tramonto di civiltà deve farci ripensare all’Impero Romano e alla sua caduta, poiché la decadenza è garantita se si ripiega su se stessi e si batte in ritirata. Perché con furia e cecità si vuole distruggere il passato dell’Occidente riconosciuto solo in quanto fonte di ingiustizie, sofferenze e genocidi? Il pensiero alternativo, la controcultura di un tempo sono abbracciati opportunisticamente e riproposti, in una inversione di valori, come cultura ufficiale. Nell’ignorare le vere diseguaglianze di massa, con molti errori di percezione, emerge nei posti chiave un’élite “patrimoniale,” che si autocoopta meritocratica, idolatra il talento, ma senza niente avere a che fare con il merito, accreditata esclusivamente da una selezione costruita ad hoc, grazie a cordate solidali.


Sinossi editoriale

Questo pamphlet è una guida per esplorare il disastro in corso; è un avvertimento e un allarme.

Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione. Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci. Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni, abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli. Sta già accadendo in America, culla di un esperimento estremo. Gli europei stentano ancora a capire tutti gli eccessi degli Stati Uniti, eppure il contagio del Vecchio continente è già cominciato. Nelle università domina una censura feroce contro chi non aderisce al pensiero politically correct, si allunga la lista di personalità silenziate, cacciate, licenziate. Solo le minoranze etniche e sessuali hanno diritti da far valere; e nessun dovere. L’ambientalismo estremo, religione neopagana del nostro tempo, demonizza il progresso economico e predica un futuro di sacrifici dolorosi oppure l’Apocalisse imminente. I giovani schiavizzati dai social sono manipolati dai miliardari del capitalismo digitale. L’establishment radical chic si purifica con la catarsi del politicamente corretto. È il modo per cancellare le proprie responsabilità: quell’alleanza fra il capitalismo finanziario e Big Tech pianificò una globalizzazione che ha sventrato la classe operaia e impoverito il ceto medio, creando eserciti di decaduti. Ora quel mondo impunito si allea con le élite intellettuali abbracciando la crociata per le minoranze e per l’ambiente. La questione sociale viene cancellata. Non ci sono più ingiustizie di massa nell’accesso alla ricchezza. C’è solo «un pianeta da salvare», e un mosaico di identità etniche o sessuali da eccitare perché rivendichino risarcimenti. In America questo è il Vangelo delle multinazionali, a Hollywood e tra le celebrity milionarie dello sport. In Europa il conformismo ha il volto seducente di Greta Thunberg e Carola Rackete. Le frange radicali non hanno bisogno di un consenso di massa; hanno imparato a sedurre l’establishment, a fare incetta di cattedre universitarie, a occupare i media. Possono imporre dall’alto un nuovo sistema di valori. La maggioranza di noi subisce quel che sta accadendo: non abbiamo acconsentito al suicidio.


L’autore

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Federico Rampini

Federico Rampini, editorialista del «Corriere della Sera», è stato vicedirettore del «Sole 24 Ore», editorialista, inviato e corrispondente de «la Repubblica» a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e New York. Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai, e alla Sda Bocconi. È membro del Council on Foreign Relations, il più importante think tank americano di relazioni internazionali. Ha pubblicato più di venti saggi di successo, molti tradotti in altre lingue come i bestseller Il secolo cinese (Mondadori 2005) e L’impero di Cindia (Mondadori 2006). Tra i suoi libri più recenti, Quando inizia la nostra storia (Mondadori 2018), La seconda guerra fredda (Mondadori 2019), Oriente e Occidente (Einaudi 2020), I cantieri della storia (Mondadori 2020) e Fermare Pechino (Mondadori 2021). Ha prodotto e interpretato vari spettacoli teatrali, tra cui Trump Blues con suo figlio Jacopo, attore.



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