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Shortbus, il nuovo film di John Cameron Mitchell. Il sesso come esplorazione di sè e degli altri


Parlare del sesso in maniera diretta e provocatoria, è sempre un’impresa rischiosa al cinema o in televisione. Il regista di Shortbus, film definito una sorta di Sex and the City in formato gigante, lo affronta alla stessa maniera...
sabato 2 dicembre 2006, di Liliana Rosano - 4507 letture

Personaggi emblematici, quelli della difficile Nella New York post 11 settembre , animano l’ultimo film di John Cameron Mitchell, “Shortbus”. Tic metropolitani, relazioni sociali e sentimentali uniti insieme da un unico collante: il sesso come strumento di aggregazione sociale ed esplorazione di sé.

Shortbus, letteralmente autobus corto, quello destinato ai disabili, è un tipico locale newyorchese fuori dalla legge e dalle convenzioni. Ideato e gestito dal travestito Justin Bond (che interpreta se stesso) riunisce i protagonisti di questa commedia non priva di umorismo e di indagini antropologiche. Sofia è una sessuologia che non ha mai avuto un orgasmo e in tanti anni di matrimonio ha sempre finto durante i rapporti con suo marito. James e Jamie, una coppia di ragazzi gay, stanno cercando di allargare il loro rapporto dal punto di vista sessuale. Severin è una ragazza sola e complessata che si prostituisce nel ruolo di femmina dominatrice.

Le peripezie sentimentali ed erotiche di questi personaggi convergono negli incontri che si tengono allo Shortbus, tra musica, letteratura, arte e sesso di gruppo, il linguaggio che unisce è quello del sesso, che diventa parte integrante della vita quotidiana. Il sesso protagonista anche nella fotografia, nelle scene sadomaso, etero e omo, ma senza mai sfociare nel porno o nel volgare.

Parlare del sesso in maniera diretta e provocatoria, è sempre un’impresa rischiosa al cinema o in televisione. Già gli autori di Sex and the City hanno infranto un tabù e hanno portato il sesso nel quotidiano in maniera intelligente e graffiante. Il regista di Shortbus, film definito una sorta di Sex and the City in formato gigante, lo affronta alla stessa maniera, senza volgarità né falsi moralismi, in maniera corale e collettiva.

L’invito è quello di riconciliarsi con i piaceri del corpo e della mente, per attivare i movimenti del cuore, in una città come New York, dove tutto accade e può accadere, dove come dice uno dei protagonisti “l’11 settembre è l’unico avvenimento reale capitato a questa gente”.

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