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Sgomberato il Cox 18. Ecco il nuovo volto di Milano


Sgomberato all’alba il centro sociale dove sono custoditi migliaia di volumi della Fondazione Primo Moroni. Sindaco e vice disegnano come deve essere la città dell’Expo, mentre a Roma Lega e Pd, sul federalismo fiscale, si fanno i complimenti a vicenda
mercoledì 28 gennaio 2009, di Adriano Todaro - 368 letture

La mattina di giovedì 22 gennaio, a Milano, è una mattina tipica dell’inverno milanese. Umidità e nebbia. Grigiore e tristezza. All’alba, i nuovi padroni di Milano, Letizia Moratti e il suo vice, Riccardo De Corato, fascista di lungo corso, hanno inviato la polizia per sgombrare il Cox 18, il centro sociale autogestito in via Conchetta, nel quartiere Ticinese.

Con i poliziotti arrivano anche i militanti del centro. All’inizio sono pochi, poi con il passare delle ore, il tam tam di sms fa il miracolo e tantissimi giovani e meno giovani cominciano ad arrivare nel quartiere. La polizia ha bloccato i passaggi, ma il centro lo si raggiunge ugualmente, a piedi, facendo larghi giri. Le facce dei militanti sono livide, sono facce da alba, facce grigie come il cielo milanese. Sono facce anche arrabbiate, ma per lo più incredule davanti a questa protervia di forza da parte dell’Amministrazione comunale e della polizia che per altro, all’inizio, è molto discreta, in tenuta antisommossa sì, ma tranquilla. Poi c’è una carica di alleggerimento e una camionetta, in retromarcia, che fionda i manifestanti. Qualche ragazzo si prende una manganellata, ma è tutto nella norma.

Quello che non è normale è, appunto, lo sgombero. Per capire cosa rappresenta il Cox 18 per tantissime generazioni di milanesi, è necessario fare un po’ di storia. Intanto bisogna dire che il centro sociale è lì, in quei locali di via Conchetta, da 33 anni. E qua c’è subito la prima anomalia.

Lo sgombero di ieri è un atto illegittimo perché gli occupanti avevano diritto di rimanere nei locali grazie alla legge dell’usucapione, cioè quella norma legislativa che prevede che si diventi proprietari a seguito del possesso specifico, non violento e ininterrotto di un bene mobile o immobile per un periodo temporale di almeno 20 anni. Nel 1989, l’allora Giunta Pillitteri (il cognato di Bettino Craxi), dopo uno sgombero, concesse provvisoriamente e temporaneamente lo spazio agli occupanti destinando tutta l’area all’utilizzo sociale. La scorsa estate gli avvocati del Comune di Milano, hanno notificato una causa civile per la riassegnazione dello stabile, di cui il Comune era nel frattempo entrato in possesso dopo averlo acquistato dal privato. Ed ora, appunto, si stava attendendo il risultato di questa causa civile fissata per il prossimo giugno.

Un paio di giorni fa, però, il legalitario De Corato ha prodotto un’interrogazione al ministro dell’Interno che è un capolavoro di ambiguità. E cosa chiede il prode Riccardo? Chiede al ministro “Se si intendano assumere iniziative con riferimento alla decina di centri sociali presenti a Milano che, secondo l’interrogante, alimentano violenza, provocando disordini e che occupano abusivamente aree pubbliche o private, anche da svariati decenni”.

Si intendano assumere iniziative? Certo che sì. E all’alba di giovedì c’è stata l’iniziativa dello sgombero. Ma De Corato afferma anche che questi centri “alimentano violenza” e sono realtà contigue alle Brigate Rosse. Il Cox 18 convive benissimo con il quartiere, non ci sono mai stati problemi. Per De Corato il guaio è che i giovani che lo frequentano e l’hanno sempre frequentato nei decenni trascorsi, sono tutti di sinistra. Questo rode al vicesindaco e a suor Letizia, tanto è vero che i circoli di “Cuore nero” fascisti non vengono sgomberati.

Da quando ha cominciato ad operare, il Cox 18 si è sempre distinto per le molteplici attività culturali svolte fra quelle mura. Nel 1991 ha cominciato ad ospitare anche una storica libreria ideata e gestita da uno dei più importanti operatori culturali milanesi, Primo Moroni, morto nel 1998. Dopo la sua morte nasce l’Archivio Primo Moroni che detiene un patrimonio librario di migliaia di volumi che rappresentano la più vasta raccolta di pubblicazioni sul movimento operaio e sui gruppi extraparlamentari dal dopoguerra in poi. Lì, fra quelle carte, i ricercatori e gli studiosi possono trovare, e hanno trovato, tutto quello che è avvenuto nel movimento milanese e non solo, dai documenti alle testate dei giornali underground.

Un patrimonio immenso, di grandissimo valore culturale che con lo sgombero poteva andare perso. La preoccupazione dei manifestanti, al di là dello sgombero, era proprio questo: la perdita di questo “tesoro”. Fortunatamente questo non è avvenuto e l’Archivio Primo Moroni è stato, per così dire, congelato.

Ecco è questa Milano. Che è grigia non solo per il tempo. E’ grigia perché si stanno riducendo sempre più gli spazi culturali, di ritrovo, di produzione culturale non omologata. E’ grigia perché in Comune ci sono piccole grigie persone che non sanno sfruttare la grande potenzialità dei centri sociali, chiusi nel loro mondo ristretto di piccolo cabotaggio degli affari. Il Cox 18, certo, non è congeniale (come non lo sono gli altri centri sociali) all’Expo. Hanno distrutto la Stecca degli artigiani e due giorni dopo il Cox 18 chiuderà anche il Pergola, altro centro sociale dove oltre agli spazi multimediali e musica, ha offerto anche un ostello a coloro che avevano bisogno di un letto.

Una grande rabbia per questa Milano dove non c’è praticamente vita che non sia l’omologazione del divertimentificio, lo struscio di giovani con le facce nere dalle lampade, dai capelli impomatati, delle ragazze aspiranti veline. Uno struscio che c’è, comunque, solo al sabato sera e solo nelle vie centrali e, appunto, al Ticinese diventato di moda e dove le case costano cifre irraggiungibili. E allora via, cacciamoli questi che non vogliono integrarsi, via il Cox 18 e al suo posto facciamoci qualcosa che rende.

Le manifestazioni contro lo sgombero sono durate fino a sera e hanno bloccato vari punti della città. I manifestanti sono andati anche a Palazzo Marino, sede de Consiglio comunale, protetto da poliziotti e gipponi. L’unico consigliere comunale che è venuto giù a parlare con i manifestanti è stato Basilio Rizzo della Lista Dario Fo.

E mentre si manifestava per le vie di Milano, a Roma, in Parlamento si approvava il federalismo fiscale. Il Pd si è astenuto permettendo così il passaggio della legge. Bossi ha definito il Pd una “forza seria e responsabile” mentre la capogruppo Anna Finocchiaro ha voluto ringraziare il ministro Calderoli (quello che andava a spasso con i maiali per non far costruire moschee) per “l’attenzione che ha riservato non solo nelle sedi proprie alle ragioni dell’opposizione”. Opposizione? Mah!

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