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Settemila Sindaci su circa ottomila, non firmano l’appello a Draghi affinché resti

Mancano ancora le firme di circa 7000 Sindaci alla lettera aperta per "convincere"Mario Draghi di restare al Governo. L’appello a firmare è stato lanciato dai Sindaci di Roma, Venezia, Genova, Firenze, Milano, Bari, Pesaro Bergamo, Asti, Torino e Ravenna.

di Redazione - martedì 19 luglio 2022 - 1105 letture

Visto il numero di Sindaci che hanno sinora risposto all’appello, crediamo che la maggior parte abbiano cose più importanti da fare e a cui pensare, quello di amministrare con impegno e tantissimi sacrifici la maggior parte dei Comuni Italiani.

Ecco il testo dell’appello lanciato il 16 luglio 2022.

“16 luglio 2022

Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza.

Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà.

Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio.

Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo.

Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni.

Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni.

Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia.”

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