Servire il Pollo

Giustizia giusta: la Maria Elisabetta Alberti (casato Casellati), porta a casa un po’ di piccioli
di Adriano Todaro - mercoledì 10 ottobre 2018 - 1151 letture

Ho sempre avuto una gran simpatia, invidia e un po’ di soggezione, nei confronti di tutti coloro che hanno e possono esibire due cognomi. Tipo quell’aquila di Daniela Garnero Santanchè. Oggi, però, vi voglio parlare di un’altra grande donna, esattamente di Maria Elisabetta Alberti Casellati. E uno si aspetta che il nome non sia terminato, si aspetta di leggere Elisabetta Alberti Casellati Vien dal Mare, come il personaggio descritto da Paolo Villaggio. E, invece, non Vien dal Mare ma da Rovigo.

In realtà Elisabetta non è nobile, si è fatta da sé e oggi, grazie al suo impegno e abnegazione è diventata presidente del Senato. Beh, anche per l’accordo fra Lega e M5s ma questo è un altro discorso. Allora stavo dicendo che l’Elisabetta da Rovigo si è impegnata e ha fatto strada. Pensate che se Mattarella dovesse avere un raffreddore, sarà l’Elisabetta a dichiarare guerra alla Svizzera. A me questo inquieta. A voi no?

Comunque, questa gentile signora, classe 1946, è giusta, coraggiosa e coerente, non ama il potere e disdegna il guadagno ed è sempre pettinata. Per lei la politica è servizio, dedicato a noi. Insomma, una specie di Servire il Popolo di novecentesca memoria anche se per l’avvocato Casellati Vien da Rovigo è più usa a far Servire il Pollo. Pochi giorni fa, ha invitato l’Omino Rincoglionito a Palazzo del Senato perché ha compiuto 82 anni. Di solito avviene il contrario. Chi compie gli anni, fa gli inviti. Ma monsignor Letta ha insistito tanto e, alla fine, quando l’Omino Delinquente Naturale è entrato nell’austero palazzo, i corazzieri si sono messi sull’attenti. Sono soddisfazioni, no? Provate voi, timorati dalle leggi, che non avete mai neppure preso una contravvenzione e pagate, regolarmente, le tasse a presentarvi al Palazzo. Come minimo chiamano il 118.

Torniamo, però, alle cose serie e, quindi, alla Elisabetta Alberti Casellati. Lei si è sempre battuta, coerentemente, per abolire i vitalizi. Ma per essere ben sicura di non danneggiare nessuno, ha chiesto una infinità di pareri. Intanto i mesi passavano e il Fico della Camera si era portato molto avanti. Già due mesi fa aveva fatto il ricalcolo degli assegni degli ex deputati.

Lei, macerata dal dubbio, non ci dormiva la notte. È giusto, si domandava, tagliare i vitalizi? E se poi i poveri senatori morissero tutti di fame, se li vedessimo agli angoli delle strade a mendicare, nelle mense della Caritas a mangiare un tozzo di pane? Domande lecite che si faceva ma che faceva a tutti. E prima di tutti al Casellati che è il marito. E poi alla fruttarola sotto casa, al fornaio, al meccanico quando portava la macchina a fare il tagliando. Insomma, non era un bel vivere e doveva assolutamente trovare una soluzione perché anche il Casellati (inteso come marito), si era un po’ roto le bale di ascoltare mattina, mezzogiorno e sera la questione dei vitalizi.

Poi, improvvisamente, ha partorito (in senso metaforico). Ha deciso che il 16 ottobre la questione sarà risolta. Ah, bene. I vitalizi dei senatori saranno tagliati? Calma e gesso. Vedremo. Lei, ad esempio, aveva ancora qualche dubbio che la rodeva, era perplessa anche perché se si taglia, si taglia anche il suo di assegno. Ecco, allora, altre macerazioni, incertezze, perplessità. È giusto, si domandava, che io stessa mi tagli il vitalizio? Doveva, per l’ennesima volta, reagire, fare qualcosa sennò sotto i ponti ci andava lei e il Casellati marito. Per fortuna il duo Casellati sono grandi avvocati, legulei di fama. Lei poi si è laureata in Diritto Canonico nella Pontificia Università Lateranense ed è avvocato matrimonialista come del resto il marito. Così, nel caso si dovessero separare, non ci sono problemi nel cercare un avvocato.

Pensa e ripensa, studia e ristudia, Codice alla mano e codicilli in tasca ha vinto una sua particolare battaglia. Io una così la vorrei nel mio condominio quando facciamo le riunioni. Comunque, andiamo avanti. Dovete sapere che nel 2014 è stata eletta al Csm. Non fate quella faccia; se è per questo è stato eletto anche Davide Ermini, e ho detto tutto. Dunque, in quel momento aveva già maturato il vitalizio in quanto era in Parlamento dal 1994 a fianco dell’Omino Schifoso e Malavitoso. Quei cattivoni del Senato, le avevano negato però l’assegno mensile con la strana teoria che quando un ex parlamentare siede al Csm non debba riscuotere l’assegno da una delle due Camere. Tesi assurda perché io conosco quello che abita al piano sotto il mio che di mestiere fa il piastrellista e, quando può, va a montare i mobili. E allora che facciamo, gli togliamo i soldi del montaggio mobili?

Da buon avvocato coriaceo di Diritto Canonico ha cominciato, come detto, una battaglia fatta di carte bollate e ricorsi. Una battaglia di civiltà e sempre senza un capello fuori posto. Una battaglia per una giustizia giusta. E ha vinto: si porterà a casa circa 200 mila euro. E non è finita perché porta a casa anche quello che le aspetta come membro uscente del Csm che oltre alla paghetta decisamente buona, oltre ai benefit e varie indennità, alla fine mandato hanno un ricco assegno. Quanto? Il Casellati (inteso come marito), sta facendo le addizioni.

Ah, dimenticavo. La Maria Elisabetta Alberti Casellati Vien da Rovigo è contraria alla fecondazione eterologa, d’accordo con la castrazione chimica, è per l’abolizione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, contro la pillola del giorno dopo, a favore dell’apertura delle case chiuse, contraria alla legge che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso, sostenitrice della flax tax, convinta sostenitrice della legge Bossi-Fini, e della legittima difesa non solo di notte e tanto altro. E, soprattutto, ama (sempre in senso metaforico) l’Omino Delinquente.

Avrei una domanda, facile facile, da porre ai M5s: quando avete accettato che l’avvocata Maria Elisabetta Alberti Casellati Vien da Rovigo diventasse presidente del Senato, cosa vi eravate fumato?


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