Il ministro degli esteri Fini nega il visto a 6 esponenti della società civile irachena chiamati a partecipare a un incontro fissato per l’1 e 2 ottobre a Chianciano (Si), ed a cui parteciperanno anche Gianni Vattimo e Giorgio Bocca...
L’ultima mossa che il “combinato” Italia - America ha consegnato alle cronache politiche, è davvero paradossale e non fa che confermare l’ostinato “servilismo” che il nostro esecutivo mostra verso l’alleato a “stelle e strisce”.
Cronaca breve
un gruppo di antagonisti italiani,
il “campo antimperialista”, raccoglie fondi per la “resistenza” irachena contro l’invasore anglo-americano e convoca un convegno nel nostro paese, per dar voce a quella porzione di Iraq che non si arrende ai soprusi e combatte dignitosamente;
un gruppo di parlamentari Usa, già dal giugno 2005, ha inviato ai colleghi italiani un’allarmata informativa, in cui si accusa l’organizzazione di cui sopra, di favorire il terrorismo organizzando la suddetta “raccolta fondi”;
lo stesso “campo antimperialista” compare da molto tempo nei corposi fascicoli d’indagine della Cia, ed il suo leader Moreno Pasquinelli, è stato imputato “penalmente” di fornire aiuto “pratico” alla guerriglia curda in Turchia, accusa poi rivelatasi del tutto infondata;
per tutta risposta il nostro ministro degli esteri Fini, nega il visto ai 6 esponenti della società civile irachena chiamati a partecipare all’incontro succitato, fissato per l’1 e 2 ottobre a Chianciano (Si), ed a cui parteciperanno anche Gianni Vattimo e Giorgio Bocca, noti fiancheggiatori dei “terroristi”.
Si impongono almeno quattro questioni:
1) sanno Fini e compagnia, la differenza esistente fra resistenza (principalmente quella sunnita, legittima e radicale, visto il continuo permanere dell’occupazione) e terrorismo “indiscriminato” (quello di Al Zarqawi, inutile, devastante e ingiustificato)?
2) sanno Fini e compagnia, che prima dell’occupazione dell’Iraq da parte delle forze armate della coalizione, il terrorismo “alquaedista” non esisteva neppure come ipotesi lontana, in quel paese?
3) sanno Fini e compagnia, che prostrarsi in maniera così “evidente” ai voleri degli Stati Uniti, calpesta la nostra sovranità nazionale, già ampiamente scalfita dal caso Calipari, altra vergogna da imputare ai nostri “migliori” alleati?
4) sanno Fini e compagnia, che oltre il 20% della popolazione irachena, composta dai sunniti, dagli sciiti radicali di Al Sadr, dai laico - nazionalisti, dai fautori di uno stato unitario “arabo” e dalle minoranze di sinistra (guarda caso, ognuno dei 6 esponenti “respinti” rappresentava una di queste fazioni), è stata esclusa dal cosiddetto “processo democratico” (elezioni e costituzione appena approvata, ma da convalidare con un referendum), perché si opponeva ad uno schema che prevede il frazionamento del paese in 3 zone contrassegnate da criteri etnico - confessionali, che condurranno, di sicuro, a futuri scontri ed a future, inique distribuzioni di risorse (petrolio in primis), e che è stato progettato da alcuni strateghi americani, nei loro lussuosi studi al di là dell’oceano, concedendo poi qualche mediazione ai partiti filo - occupazione e filo - iraniani?
Quando avremo risposta a tali sollecitazioni, probabilmente sarà comunque tardi o peggio ne resteremo privi per sempre, nel frattempo speriamo che il buon senso di qualcuno (a sinistra c’è un silenzio “scandaloso” sulla questione) faccia concedere, a chi di dovere, quei “benedetti” visti, così da far svolgere il convegno nel modo “proficuo” in cui si era programmato.