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Sergio Marchionne, la morte non risparmia i padroni

E’ deceduto all’età di 66 anni, l’ideatore della FCA. Umanamente, ogni vita è preziosa per essere presa in considerazione
di Piero Buscemi - mercoledì 25 luglio 2018 - 948 letture

Umanamente, ogni vita è preziosa per essere presa in considerazione e darle il giusto valore. Questo non vuol dire che la morte cancelli definitivamente l’operato della persona in questione, durante tutta la sua vita. Sarebbe come riabilitare qualsiasi persona che decede, cancellando l’intero passato, positivo o negativo che sia, del quale si è resa protagonista.

Sarebbe troppo facile, ma ci rendiamo conto che la sensibilità e la percezione delle persone davanti a queste notizie, è condizionata dal momento e dalla capacità di trasmettere messaggi mistici o legati a un grande senso della vita che, lo ricordiamo, sposta il suo valore intrinseco a seconda dei casi.

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Non vogliamo emettere alcuna sentenza. Ognuno ha la sua coscienza e la sufficiente intelligenza per farsi un’idea personale su cosa abbia rappresentato, e su cosa rappresenterà per gli anni futuri la figura di Sergio Marchionne. Ci limitiamo a riassumere qualche notizia giornalistica, apparsa su diverse testate giornalistiche e su portali di alcuni sindacati che, nell’imprenditore deceduto stamane, ci hanno visto un padrone contro il quale contrapporre i diritti dei lavoratori.

Forse, l’unica cosa sulla quale sarebbe doveroso riflettere, è che qualsiasi atteggiamento sociale abbia deciso di intraprendere, qualsiasi arroganza o scelta manageriale abbia portato avanti nella lunga gestione di una delle holding più incisive e condizionanti dell’economia italiana, tutto questo non ha potuto creare una protezione davanti alla crudeltà della malattia, che non risparmia nessuno. Sia che si tratti di un lavoratore cassaintegrato. Sia che si tratti di Sergio Marchionne.

Mercoledì, 30 gennaio 2013

Stamane una cinquantina di lavoratori metalmeccanici, aderenti alla USB, Cobas e Sinistra Critica, hanno protestato davanti ai cancelli delle Officine Maserati (Ex Bertone) di Grugliasco mentre era in corso l’ennesima passerella di Sergio Marchionne, la Fiat e i sindacati compiacenti.

Mercoledì, 28 luglio 2010

Quello che avevamo ipotizzato si è avverato: Marchionne ha ribadito punto per punto che il progetto ´Fabbrica Italia` mira allo smantellamento di ogni diritto e garanzia, senza peraltro alcuna assicurazione per i volumi produttivi e occupazionali nel nostro paese, è quanto emerge dall’incontro odierno fra Fiat , sindacati ed enti locali.

Trasferimento in Serbia delle produzioni precedentemente previste a Mirafiori; applicazione di nuove regole contrattuali stile Pomigliano, stabilimento per stabilimento, con il definitivo affossamento del Contratto Nazionale

13 marzo 2018

A Mirafiori, dove sono impegnati 3659 dipendenti (di cui 3526 con contratto di solidarietà), si preannunciano 2086 licenziamenti, con l’obsolescenza del modello “Levante”, che si avvia verso una saturazione di mercato. Con la scadenza dei CDS e nessun nuovo modello la chiusura dello stabilimento storico di Mirafiori sembra essere un’ipotesi molto probabile di cui sono preoccupate tutte le organizzazioni sindacali, persino le burocrazie che in questi anni hanno sostenuto il “Piano Marchionne”.

A Cassino, dove si produce la Stelvio – unico stabilimento che ha visto uno sciopero degli operai in questi anni nel gruppo FCA (vd. la lotta dei trasfertisti da Pomigliano) -, vi sono impegnati 4000 lavoratori. Dopo aver licenziato, de facto, oltre 300 giovani operai con contratto a somministrazione di lavoro (tramite agenzia di lavoro interinale), si preannunciano ulteriori 1800 esuberi.

La Fiat cancella la democrazia rappresentativa dalle fabbriche e, con un vero e proprio golpe, finalizzato a mettere tutti di fronte al fatto compiuto, dopo aver annunciato l’uscita da Confindustria, denuncia tutti gli accordi realizzati nel corso dei decenni nelle decine e decine di stabilimenti del gruppo Fiat.

Le conseguenze saranno pesanti sia sul versante della democrazia che sotto l’aspetto economico e normativo.

Storici stabilimenti che hanno fatto la storia delle lotte operaie nel nostro paese vengono di fatto trasformati in fabbriche caserma, in cui i lavoratori, in assenza di una forte ed incisiva opposizione, saranno impotenti di fronte all’azienda, privati anche della possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali, sostituiti da odiose rappresentanze aziendali, nominate dai sindacati servi della Fiat.

Già in queste ore si stanno organizzando scioperi e iniziative di protesta e bloccando gli straordinari, come la giornata di lavoro straordinario comandato, prevista per sabato 26 alla Sevel di Val di Sangro.


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