Senza parole


Tre episodi di questa italietta felice, senza problemi e incurante del ridicolo: a Castellammare si vietano le minigonne, a Castel San Pietro si regalano slip, in Parlamento si vota contro l’abolizione del vitalizio
martedì 26 ottobre 2010, di Adriano Todaro - 632 letture

Ogni tanto nel nostro girovagar per le pagine dei quotidiani, troviamo delle perle di saggezza non indifferenti. Perché vedete cari lettori, nel nostro Paese ci sono sì tanti problemi, ma abbiamo anche la fortuna che amministratori e parlamentari non si fossilizzano sui problemi singoli ma hanno una visione, diciamo così, globale. Prendete, ad esempio, Luigi Bobbio, sindaco di Castellammare di Stabia, classe 1957, ex magistrato ed ex senatore di Alleanza nazionale.

Sarà capitato anche a voi che di una persona lontana vi piacerebbe poter conoscer e seguire la sua vita. Io, ad esempio, vorrei tanto conoscere il sindaco Bobbio, sapere cosa pensa, come si comporta con i cittadini, come interviene sui grandi problemi del suo Comune, che non sono pochi. Noi lo immaginiamo scosso da un’ansia segreta, lacerato e macerato dai dubbi, voglioso di risolvere i problemi della città. La Fincantieri vuole cancellare un migliaio di lavoratori, ci sono problemi di viabilità, il lungomare è puzzolente, dove c’era la spiaggia oggi cresce l’erba. Insomma, un sacco di problemi. Ma Bobbio vola alto e così porterà in Consiglio comunale i 41 articoli del nuovo Regolamento di Polizia urbana. Certo i cantieri che chiudono sono un problema, ma non è l’unico. Un articolo del nuovo Regolamento prevede, infatti, che per “tutelare la decenza” ragazze e signore non potranno più indossare “abiti succinti, minigonne, maglie e camicie scollate”. Ci voleva! E intanto che ci siamo è vietato anche “giocare a pallone, aggirarsi sostare o sdraiarsi in costume da bagno o, in ogni caso, camminare a torso nudo”.

Anche a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna si è parlato di “decenza”. Dopo un intervento in Consiglio comunale, il leghista Gino Volta, ha consegnato un pacchettino alla sindaca Sara Brunori del Pd. L’intervento del consigliere leghista era improntato sul fatto che, a causa dei tagli, i cittadini di Castel San Pietro, sono rimasti in mutande. Ed, infatti, nel pacchetto regalo, c’erano un paio di slip e una vistosa scritta: “Fammi una Lega”. Questo Gino deve essere un profondo studioso dei massimi sistemi, ma noi crediamo anche della fisica, soprattutto deve aver sviluppato il concetto del vuoto. La sindaca ha protestato, ha detto di essere stata offesa da “questo atto molto volgare”. Non deve però adombrarsi. Con i tempi che corrono invece di un paio di slip poteva trovare nel pacchetto di peggio.

In Parlamento, invece, siamo a livelli molto più eminenti. Sempre di “decenza” si tratta, ma su un piano diverso. Un deputato dell’Idv, Antonio Borghesi, ha proposto di abolire il vitalizio per i parlamentari. “Non è accettabile – ha affermato – che vi siano persone presenti in Parlamento magari per un giorno, poche ore che valgono 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che altre persone rimaste fra noi appena 68 giorni e poi dimessisi per incompatibilità, ricevano lo stesso assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. E la vedova di un parlamentare che mai ha messo piede in Parlamento continui a godere la reversibilità del marito”.

Se aboliamo i vitalizi, ha detto ancora Borghesi, risparmieremo 150 milioni di euro l’anno. La proposta è stata messa ai voti. Com’è andata lo sapete perché già denunciato da Girodivite. Erano presenti 520 deputati; 498 hanno votato per mantenere il vitalizio, 22 per abolirlo. Il buon Borghesi affermava che “non si potrà mai accettare…”. In 498, invece, hanno accettato. Subito.

Sono cronache di un giorno qualsiasi di questa italietta cui manca il senso del ridicolo e della decenza. Cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto ciò?

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