Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate |

Sentire la fisica attraverso la parola

Sette brevi lezioni di fisica / Carlo Rovelli. - Milano : Adelphi, 2014. - 88 p., br. - (Piccola biblioteca Adelphi ; 666). - ISBN 978-88-459-2925-0.
di Sergej - mercoledì 29 aprile 2015 - 4124 letture

E’ possibile "spiegare" la fisica contemporanea a un pubblico, come quello italiano, che già non legge libri e ha con la matematica un rapporto assolutamente negativo? Si deve presupporre un pubblico generico che, a parte alcune pochissime eccezioni, non va oltre l’1+1 = circa 2. Tanto più che c’è una tradizione scolastica che rema contro "la" fisica, per la quale si rimane sempre nell’ambito di quell’altra "fisica", quella di Aristotele - altro che Einstein & C.

rovelli Qualche anno fa Adelphi, tra le poche case editrici serie in Italia rimaste, ha avuto un inaspettato successo con le "Lezioni" del fisico pirotecnico e simpaticissimo, lo statunitense Richard Feynman. Al di là delle esplosioni editoriali del fisico dei buchi neri Stephen Hawking e qualche altra figura legata a casi "di vita e di carattere" e matematica, la scienza non ha molto corso in Italia. Fa dunque piacere che il libro di Rovelli sia stato accolto con favore e persino con amore da un vasto pubblico di lettori.

Che poi Rovelli non sia solo "un" fisico preparato e brillante nelle sue esposizioni, basta solo accennare alla sua biografia. Nato nel 1956, ha avuto modo di partecipare al clima delle contestazioni degli anni Settanta di Bologna, per poi ritrovarsi tra i fisici di punta del nostro Paese. Ha elaborato assieme ad altri colleghi la teoria del loop, che è una delle ipotesi, accanto a quella delle stringhe, con cui i fisici teorici cercano di immaginare la realtà fisica. Si è occupato di meccanica, e di storia della scienza.

"La scienza, prima di essere esperimenti, misure, matematica, deduzioni rigorose, è soprattutto visioni. La scienza è attività innanzitutto visionaria". (pag. 31)

Rovelli è elegante, riesce con poche parole a sintetizzare secoli di attività di ricerca e intensissimi scambi di ipotesi sperimenti accapigliamenti errori ed errari che sulle singole cose si sono avute e si hanno. Ogni tanto balugina, nella sua scrittura, l’ombra mefistofelica dell’affabulatore:

“Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.”

Ma sono piccoli lampi, che perdoniamo magnanimi, consci della singolarità di questo libretto che si pone sul bordo della scienza e della fisica. Non solo perché vuol farsi leggere da chi matematico non è, ma perché cerca di riportare i matematici sulla realtà del significato. E’ qui, credo, il valore intrinseco di questo libretto. Per noi che possiamo avvicinarci alla "scienza" (in realtà, manco per sogno: non abbiamo il linguaggio della scienza attuale, la matematica, in mano, per cui possiamo solo sentire ciò che ci piace sentirci dire) e per chi è fisico di poter riprendere le fila di quello che sta facendo e del motivo per cui fa quel che fa. Oggi - da un paio di secoli a questa parte - la frontiera avanzata della filosofia non sta nelle elucubrazioni mentali di questo o quel "filosofo" di matrice crociana (Cacciari e Vattimo, chi?) ma nell’elaborazione scientifica e in particolare nella fisica e nelle matematiche. Con buona pace di quello che ci si sforza di insegnare nelle scuole superiori e universitarie. Con l’avvertenza che, quello che Rovelli fa, può essere un unicum proprio per le caratteristiche proprie della formazione di Rovelli - e nostra, giacché Rovelli appartiene alla "nostra" formazione culturale, dico nostra in senso italico -. Perché solo chi ha spessore storico può tornare a parlare in linguaggio storico dopo aver attraversato le nebulose della matematica e degli universi post-euclidei. E sono questi viaggiatori che sono in grado di parlarci, di dire qualcosa su quello che hanno visto (o creduto di vedere) "oltre le stelle". E’ sulle implicazioni, sulle "connessioni" che si misura la validità di un’idea. Un fisico può anche essere il più grande fisico esistente, ma se non è capace di comprendere le implicazioni che le sue scoperte hanno, resta solo un fisico che gioca con le formulette matematiche. Ecco, Rovelli riesce ad andare oltre.

“Le equazioni della meccanica quantistica e le loro conseguenze vengono usate quotidianamente da fisici, ingegneri, chimici e biologi, nei campi più svariati. Sono utilissime per tutta la tecnologia contemporanea. Non ci sarebbero i transistor senza la meccanica quantistica. Eppure restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Che significa? Significa che la realtà essenziale di un sistema è indescrivibile? Significa solo che manca un pezzo alla storia? O significa, come a me sembra, che dobbiamo accettare l’idea che la realtà sia solo interazione?”

Sarebbe interessante vedere l’effetto-Rovelli in termini di dibattito storico e filosofico (e scientifico) sulle cose che Rovelli dice nel suo libro. Piuttosto che limitarsi a constatare l’effetto-Rovelli in termini di volumetti venduti e ampliamento di un pubblico (che rimane ristretto) che è alla ricerca di autori seri e preparati capaci di parlare con linguaggio rasoterra, persino con noi, comuni parcheggiatori di libri sulle librerie intasate.

PS: Sarà un caso che Adelphi abbia messo come numero 666 della collana il libro di Rovelli? 666 è un numero che ha a che fare con il mondo oscuro e diabolico... :-)


Sinossi del libro

«Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Tale è il presupposto di queste «brevi lezioni», che ci guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

Nota di copertina sull’autore

Fisico teorico, membro dell’Institut universitaire de France e dell’Académie Internationale de Philosophie des Sciences, Carlo Rovelli è responsabile dell’Équipe de gravité quantique del Centre de Physique Théorique dell’Università di Aix-Marseille. Ha pubblicato, fra l’altro, Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro (2011) e La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose (2014).


Una recensione:

“Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli: la scienza spiegata a chi è profano in materia / di Cristina Biolcati

“Da ragazzo, Albert Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte, cosa che i genitori degli adolescenti purtroppo dimenticano spesso”.

“Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli, il fisico e saggista nato a Verona nel 1956 che attualmente lavora in Francia, è un breve trattato scientifico, pubblicato nel 2014 dalla Piccola Biblioteca Adelphi. È un libriccino di piccole dimensioni, che compendia un modo diverso di fare fisica, “brevi lezioni” semplificate quanto più possibile, in modo da permettere di approcciarsi a questa materia anche a chi di scienza moderna sa molto poco.

La fisica è da sempre una materia ostica, ma tutto dipende da come viene insegnata. I concetti presi in esame dovrebbero trascendere il loro aspetto “formale” e sintetizzarsi in esempi pratici, di cui tutti possiamo avere più o meno un’idea. Niente è più vero del fatto che la scienza ci doni gli strumenti per comprendere il mondo, ma metta in evidenza anche quanto di esso ancora ignoriamo. E soprattutto, cosa che nessuno sospetta, quanto le leggi della fisica siano sempre in relazione a qualcosa, e quasi mai assolute. In realtà, ci si stupisce di quanto essa utilizzi le probabilità.

Queste lezioni condividono una serie di articoli pubblicati dall’autore nel supplemento “Domenica” del “Sole 24 Ore”, a testimoniare come scienza e cultura rappresentino un connubio ben affiatato.

La prima lezione è dedicata alla teoria della relatività generale di Albert Einstein; la seconda alla meccanica quantistica; la terza è dedicata al cosmo, ovvero all’architettura dell’universo che abitiamo. La quarta alle particelle elementari; la quinta alla gravità quantistica; la sesta alla probabilità e al calore dei buchi neri. Infine, l’ultima lezione ritorna a delle riflessioni sull’uomo. Ciò che questo libro lascia è l’idea di fare parte dello spazio e dell’intero universo, dove tutte le cose sono in realtà concatenate, e nessuna vale per se stessa. Nessuno può sussistere da solo. Si respira un’aria di libertà, di dubitare, sperimentare e prendersi i propri tempi, perché niente è assoluto, e non esiste nulla, nessuna teoria che non sia stata confutata, rielaborata, e magari rivalutata. Spesso gli scienziati hanno collaborato ad uno stesso progetto e sono stati rivali per una vita intera, legati però da quel profondo senso di voler ricercare la verità, e soprattutto, di voler capire come sia fatto l’universo. Come la rivalità storica fra Einstein e Bohr, fino all’ultimo caratterizzata dalla voglia di confrontarsi e alimentata costantemente dal dubbio.

Einstein ci ha insegnato che il tempo non è universale e che lo spazio s’incurva. E indimenticabile sarà l’esempio della pallina che rotola nell’imbuto, per spiegare il fatto che non esiste un campo gravitazionale diffuso nello spazio, ma come Einstein ha scoperto, il campo gravitazionale è lo spazio stesso. Non ci sono insomma forze misteriose generate dal centro dell’imbuto, ma è la natura curva delle pareti a fare ruotare la pallina. E così, i pianeti girano intorno al Sole e le cose cadono perché lo spazio s’incurva.

Il saggio procede chiamando in causa i due pilastri della fisica del Novecento, la relatività generale e la meccanica quantistica. La “teoria dei quanti” ha portato ad applicazioni che hanno cambiato la nostra vita quotidiana. Si scopre che la materia è pregna di energia distribuita in maniera discontinua, e i salti quantici, coi loro “balzi”da un’orbita all’altra, sono in pratica il loro solo modo di essere reali. L’autore ci spiega che i “buchi neri” che vediamo nel cielo altro non sono che stelle, collassate, che rimbalzano al rallentatore. Nella meccanica quantistica infatti ciò che esiste non è mai stabile; il tutto non è che saltare da un’interazione all’altra. L’universo nasce come una piccola palla e poi esplode fino alle attuali dimensioni cosmiche. Il mondo non è che un pullulare continuo e irrequieto di cose, entità che vengono alla luce e spariscono di frequente. Impariamo che una sostanza calda è una sostanza in cui gli atomi si muovono più veloci, e che il calore passa sempre dalle cose calde a quelle fredde e non viceversa.

L’uomo è l’unico essere consapevole della propria fine e di quella della sua intera specie. Per natura, è curioso e vuole saperne sempre di più. E continua ad imparare. La sua conoscenza del mondo continua a crescere.

“Ci sono frontiere dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura e del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”.

Lo aveva detto, da subito, Carlo Rovelli. Per comprendere la scienza ci vuole un po’ di impegno e tanta fatica. Il premio sarà la bellezza e nuovi occhi per vedere il mondo.



Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -