Perché lo Stato, da un lato, proibisce l’uso della cannabis e, dall’altro, lo sponsorizza, permettendo la vendita di prodotti utilizzabili solo con la cannabis?
Ultimamente, e non solo, sono accaduti episodi di portata economica, sociale, politica, sportiva, che hanno messo in dubbio la coerenza di pensiero della società in cui viviamo, hanno scatenato uno strisciante perbenismo e hanno portato alla luce un modo ipocrita e falso di emettere giudizi e sentenze.
Se Lapo Elkann fosse stato, ad esempio, un muratore bresciano, quali sarebbero state le conseguenze del suo gesto?
Avrebbe potuto aspirare a riavere il proprio posto di lavoro?
Avrebbe evitato il carcere?
Esistono casi di persone che hanno dovuto subire l’ingiustizia di 5 giorni di detenzione per possesso di Euro 15 di hashish!
Se hashish e marijuana sono sostanze dichiarate dallo Stato illegali e nocive, perché i tabaccai possono liberamente vendere prodotti, totalmente complementari a queste droghe leggere, quali cartine lunghe e a rullo?
Per chi non lo sapesse, il rullo ha la forma di un rotolo di carta argentata e le dimensioni di una pila per torce, si può srotolare la quantità di cartina desiderata e tirar su spinelli molto più grandi del normale, anche 50 cm, per intenderci.
Perché lo Stato, da un lato, proibisce l’uso della cannabis e, dall’altro, lo sponsorizza, permettendo la vendita di prodotti utilizzabili solo con la cannabis?
Se alcuni politici italiani possono permettersi di esprimere il loro dissenso tramite l’esposizione di cartelloni (che poco hanno a che vedere con buonsenso ed educazione) e tramite frasi ingiuriose e poco cordiali, perché allora alcuni tifosi non sono liberi di manifestare la propria rabbia e subiscono la censura del sequestro degli striscioni?
Se George W. Bush non avesse avuto un fratello governatore della Florida, avrebbe mai vinto il ballottaggio con Al Gore, ai tempi della sua prima elezione?
Se Berlusconi afferma che il comunismo ha portato solo terrore, morte e miseria, perché uno dei suoi, presunti, migliori amici è Vladimir Putin, ex spia del KGB (che pare fosse il “comitato per la sicurezza” del regime comunista nella vecchia URSS)?
Se Fidel Castro afferma di essere un leader aperto al dialogo e vicino al popolo, perché a Cuba i giornalisti non hanno libertà di stampa e perché le donne, che protestano per le condizioni carcerarie dei loro mariti, contrari al regime castrista, vengono fermate da cariche della polizia?
Se il popolo palestinese è, a tutt’oggi, martoriato da una situazione di povertà diffusa, da gravi problemi economici e sociali, come è stato possibile, per il deceduto Arafat, accumulare una tal quantità di denaro che superava l’intero Pil di alcuni paesi africani?
Se tutte le guerre del mondo sono, indistintamente, una piaga da eliminare, perché i morti dell’Iraq o dell’Afghanistan fanno più notizia rispetto a quelli dell’Etiopia o dell’Eritrea?
Come può un morto valere più di un altro?
Se il Procuratore Antimafia Grasso afferma che la latitanza di Provenzano prosegue grazie al sostegno di politici, imprenditori e forze dell’ordine, perché in 43 anni questa rete di protezione non è mai stata scavalcata?
Tenere in vita il fantasma di Provenzano, può essere utile per evitare che si scateni una guerra di mafia per il potere, come quella scoppiata nel napoletano tra i Di Lauro e gli Scissionisti?
Far apparire, di tanto in tanto, qualche pagliaccio di Al Quaeda in video, può rappresentare la soluzione migliore per tenere sotto controllo, e manipolare, tramite minaccia terroristica, buona parte dell’opinione pubblica?
Domandare è lecito. E rispondere?