Si trova nei pressi di Copenhagen, ed è una città autogestita. Il governo danese la vorrebbe "normalizzare", noi ne abbiamo parlato con Maurizio Ledovini che sta organizzato, qui in Italia, un incontro con gli abitanti di Christiania...
Due anni fa, nelle pagine di Girodivite, vi raccontammo la storia di Christiania una piccola città danese nei pressi di Copenhagen.
La particolarità di questo luogo stava, e stà, nella sua forma di organizzazione sociale e politica, Christiana è un esperimento di autogoverno e di auto-organizzazione.
Da circa trentacinque anni i mille abitanti della cittadella autogestita vivono lontani dagli schemi classici, in completa autonomia e fuori dalle logiche di mercato, ma Christiania come ogni utopia è a rischio. Ciclicamente il governo danese dichiara di voler “normalizzare” questa piccola città, farla rientrare nella legalità. Dietro questa voglia di “ordine” del governo c’è l’ombra lunga degli interessi edilizi e immobiliari che vorrebbero anche quel pezzo di terra libera sotto i cingoli della globalizzazione, a disposizione del mercato.
Christiania, in trentacinque anni di vita, ha accumulato esperienze molteplici, i suoi abitanti hanno incontrato molte persone e stretto tanti legami. In Italia un gruppo di emiliani ha familiarizzato con i christianiti, e prossimamente una delegazione di abitanti di questa particolare città sarà dalle nostre parti.
Abbiamo incontrato, e intervistato, Maurizio Ledovini, uno degli organizzatori italiani di questa iniziativa che ci spiega che aria tira a Christiania oggi, e perche vede un futuro roseo per la piccola comunità danese.
Su Christiania arrivano, periodicamente, notizie confuse e allarmanti. Spesso di sente dire che è imminente lo sgombero, o la “normalizzazione”. Che situazione c’è, oggi, in quella città?
Christiania vive, la sua vita di tutti giorni, ormai da 35 anni. I mass media continuano a dire che la città libera è ormai sotto sgombero, in realtà c’è una dialettica aperta fra i christianiti e il governo danese, fatta di incontri e avvocati che stanno cercando di trovare una soluzione di mediazione. Per capire il livello di questo confronto, a mio avviso impensabile per una realtà come quella italiana, il governo danese ha posticipato l’incontro che si sarebbe dovuto tenere a settembre, per permettere a una delegazione di christianiti di venire in Italia
Christiania è un esperimento sociale di autogoverno politico, come hanno fatto i christianiti ad andare a vanti dal 1972 ad oggi? Che tipo di organizzazione si sono dati gli abitanti?
Il governo di Christiania si basa su un’assemblea generale, a cui possono partecipare tutti i cittadini della città, dove le decisioni vengono prese con accordo quasi unanime. Allo stesso modo, l’organizzazione della vita collettiva è decentrata in quindici assemblee di quartiere, che si riuniscono per prendere le decisioni che riguardano le questioni più locali. Sono inoltre attivi diversi gruppi di lavoro tematici, che trasversalmente all’assemblea, gestiscono ambiti più specifici della vita in comunità. Ogni cittadino residente in città paga, poi, una sorta di affitto alla cassa della comunità, che usa questi soldi per la gestione delle strutture comuni, per esempio gli asili.
Mille abitanti, diversi servizio sociali autogestiti. Perche il governo danese sta nuovamente pressando per la “normalizzazione” di Christiania? Ci sono interessi edilizi e commerciali sul terreno su cui sorge la cittadella?
Quell’area della città di Copenhagen, che solo 30 anni fa era periferia abbandonata, oggi è diventata centrale. Strategica per i piani di potenti immobiliaristi e costruttori che vogliono dare alla città danese, una nuova immagine di capitale scandinava moderna e tecnologica. Christiania si trova semplicemente al centro, nel luogo sbagliato, gli interessi economici in gioco sono talmente potenti, che ogni pretesto è buono per inneggiare allo sgombero.
Uno degli argomenti forti di chi vuole la chiusura di Christiania è che all’interno circolano liberamente le droghe, e che non per la polizia è praticamente vietato mettere piede all’interno della città. Sono fatti reali, o si vuole solo cercare una scusante per fare cessare la vita della città?
La polizia è ormai sempre presente dentro a Christiania. C’è addirittura un bar che viene chiuso quasi quotidianamente dalle forze dell’ordine. Con il tipico senso dell’ironia che contraddistingue i christianiti, sulla porta del locale viene riportato il numero delle irruzioni avvenute da un paio di anni a questa parte, praticamente più di una al giorno. Sono chiare azioni di disturbo e blanda repressione, che hanno lo scopo di mettere in cattiva luce Christiania e spaventare i turisti (più di un milione ogni anno).
Per ciò che riguarda la questione delle droghe, nel dibattito ancora del tutto aperto fra Christiania e il governo danese, i christianiti sono disposti ad eliminare la vendita aperte delle droghe leggere, annullando in questo modo, quello che non è altro che un pretesto per attaccare la città. Ma ripeto, il vero interesse è la terra su cui si fonda Christiania.
A breve una delegazione di Christiania verrà in Italia per il progetto da voi promosso. Ci spieghi quest’inizativa?
Una delegazione di Christiana sarà ospitata a Bologna dal 7 al 17 settembre prossimi.
Il gruppo di 40 christianiti porterà in Italia musica, artigianato e una mostra che racconta l’esperienza della comune di Copenhagen nei suoi 35 anni di vita. Il comitato promotore formato da diversi gruppi associativi, ha dato vita ad un programma di incontri e manifestazioni, che hanno lo scopo di far conoscere in Italia questa importante esperienza di autogoverno. Concerti e performance si alterneranno durante il soggiorno, che si concluderà con un campeggio aperto e una festa alla Nuova casa del popolo di Ponticelli, a Bologna. Tutto il programma della manifestazione è disponibile sul sito www.christiania-italia.it.
Sono sorte delle polemiche a seguito di Cristiania in Italia, vuoi rispondere a chi critica il vostro operato?
Più che critiche, si tratta di bassi tentativi di strumentalizzare un evento, che vuole essere politico, certo, ma non partitico. Le parole chiave per capire il progetto di Christiania in Italia, sono: condivisione e trasmissione. Ci preme che l’esperienza di Christiania non vada perduta, è troppo importante.
Che futuro ha la città di Christiania?
Personalmente sono ottimista, credo che Christiania riuscirà a legalizzarsi, probabilmente grazie alla costituzione di una fondazione, ma non essere normalizzata, come vorrebbe l’attuale compagine governativa. Oggi l’esperienza di Christiania testimonia con evidenza che un modo differente di gestire la vita è possibile. Questa esperienza è patrimonio collettivo, che va divulgato e difeso.
Risorse e info online
Il sito dell’iniziativa Cristiania in Italia
Il sito della comunità di Christiania