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Segnalazione incontro "Parole di carta incontra Francesco Trotta" - #bni - 13/02/2019 - ore 18:30

di Redazione Zerobook - venerdì 8 febbraio 2019 - 1161 letture

Nuovo appuntamento per #paroledicarta, la rassegna d’incontri con gli autori della #bni, la biblioteca sociale dedicata a Nino Agostino e Ida Castelluccio. Mercoledì 13 febbraio, alle ore 18, la #bni ospita Francesco Trotta che presenta il suo “Confiscateli. Storie di mafie e rinascite”. Francesco Trotta sarà accompagnato da un gruppo di studenti di Padova, in viaggio formativo in Sicilia. Saranno presenti all’incontro Vincenzo Agostino e Augusta Schiera Agostino, genitori di Antonino Agostino, ucciso dal potere politico-mafioso il 5 agosto 1989 assieme alla giovane moglie Ida Castelluccio che portava in grembo una creatura che non è mai potuta nascere. Assieme a loro saranno presenti Graziella Accetta e Ninni Domino, genitori di Claudio Domino, giovanissima vittima innocente di mafia ucciso il 7 ottobre 1986 e Massimo Sole, fratello di Giammatteo, vittima innocente della mafia, torturato e ucciso il 22 marzo 1995. Sarà inoltre presente Imd, scrittore ed ex membro della squadra Catturandi della Squadra Mobile di Palermo. L’incontro è aperto al pubblico.

13 febbraio 2019 – ore 18:00

#bni – Via Sgarlata 22 – 90133 Palermo

info line: +39.373.7401555

Nota su “Confiscateli. Storie di mafie e rinascite” di Francesco Trotta

Parlare di mafie non è mai semplice, ancor meno lo è parlare di antimafia, vero e proprio terreno minato, sotto la cui “bandiera” spesso si annidano interessi e si aggirano personaggi poco limpidi – per usare un eufemismo – attratti dal potere e dal prestigio che conferisce l’appartenenza a un determinato schieramento. La mafia, sistema di potere, si annida nei gangli dello Stato – così si va ripetendo di generazione in generazione – e oggi, in un momento storico assai delicato e comunque unico, ci si è accorti, forse tardi, che anche la cosiddetta antimafia è stata “infiltrata” dagli uomini d’onore. Dalle cooperative alle associazioni, dai fondi pubblici ai beni confiscati. Non c’è nulla che apparentemente si possa salvare dai tentacoli di Cosa Nostra, ’Ndrangheta o Camorra.Dalla Sicilia fino alla Lombardia o al Veneto, i beni confiscati alle mafie – immobili soprattutto – sono ovunque e quasi non si sa di averli.I beni confiscati sono oggi degli avamposti di un qualcosa che si fa fatica a progettare. Eppure potrebbero essere una leva per far crollare, seppur con molta fatica, le fondamenta dei feudi mafiosi. Per questo, quella dei beni confiscati è una partita che fa gola a molti. Ma che si deve vincere. Solo in questo modo quello che è un “fenomeno umano” – così diceva Giovanni Falcone della mafia – avrà una fine.


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