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Segantini. Palazzo Reale, Milano. Dal 18 Settembre 2014 al 18 Gennaio 2015


In mostra oltre 120 opere del grande artista protagonista dell’arte di fine Ottocento per la rassegna più completa mai realizzata in Italia. Un ideale ritorno a Milano, città che fu per Segantini finestra fondamentale sul panorama dell’arte europea.
mercoledì 12 novembre 2014 , Inviato da Orazio Leotta - 3993 letture

Artista di straordinaria notorietà in vita, dimenticato e poi riscoperto dalla critica italiana e internazionale in varie fasi del Novecento, Giovanni Segantini è il protagonista della grande mostra antologica prodotta per questo autunno da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Skira editore in collaborazione con Fondazione Antonio Mazzotta. La mostra partecipa a Milano Cuore d’Europa, il palinsesto culturale multidisciplinare dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato all’identità europea del capoluogo lombardo anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale. Il_Naviglio_o_Ponte_San_Marco

Curata da Annie-Paule Quinsac, maggior esperta di Segantini, a cui ha dedicato quasi mezzo secolo di studi e otto mostre in tutto il mondo, e da Diana Segantini, pronipote dell’artista e già curatrice della esposizione tenutasi alla Fondazione Beyeler nel 2011, la mostra presenta per la prima volta a Milano oltre 120 opere da importanti musei e collezioni private europee e statunitensi, divise in otto sezioni, ciascuna delle quali dedicata a un aspetto dell’arte di Segantini e rappresentata da alcuni dei maggiori capolavori del grande artista, di cui molti mai esposti in Italia o esposti oltre un secolo fa. Scopo della rassegna è offrire al grande pubblico e agli studiosi la panoramica più completa dell’opera di Segantini e farlo così scoprire, o riscoprire, nella sua straordinaria arte.

Milano è centrale nella breve e intensa vicenda dell’artista che, nato ad Arco di Trento nel 1858, allora “terra irredenta” posta sotto il dominio dell’Impero Asburgico, muore quarantunenne nel 1899 in Engadina. Segantini ritenne sempre sua patria l’Italia, anche se, persa la cittadinanza austriaca, non riuscirà per questioni burocratiche legate al mancato servizio di leva prestato per l’Austria, ad ottenere cittadinanza e passaporto italiani. Si troverà così in una situazione quasi da “apolide”, che non gli permetterà una libera circolazione all’estero, e quindi di intraprendere quei viaggi tanto necessari alla formazione di ogni artista. A Milano arriva nel 1865 a sette anni e se ne andrà nel 1881 per trasferirsi prima in Brianza e poi in Svizzera, a Savognino e poi in Engadina. Ritorno_dal_bosco

Resta dunque nel capoluogo lombardo diciassette anni, fondamentali per lo sviluppo della sua carriera artistica e per la sua fortuna di artista. Milano rimarrà il fulcro della parabola segantiniana, la perenne finestra sul mondo dell’arte. Il percorso della mostra si apre con una sezione introduttiva di documenti, fotografie, lettere, libri, il busto di Segantini eseguito da Paolo Troubetzkoy e quello giovanile di Emilio Quadrelli, il ritratto di Segantini sul letto di morte, acquarello di Giovanni Giacometti, suo amico fraterno e padre del celebre scultore Alberto. Segue una sezione preliminare con quasi tutti gli autoritratti di Segantini, che permettono di percepire l’evoluzione dall’immagine “realistica” che il pittore dà di se stesso nell’Autoritratto all’età di vent’anni (1879-1880), alla progressiva trasformazione simbolista in icona bizantina, nel carboncino su tela del 1895.

Seguono otto sezioni (Gli esordi – Il ritratto – la natura morta – la vita dei campi – simbologia della natura – fonti letterarie e illustrazioni – trittico dell’Engadina – la maternità). Segantini muore il 29 settembre del 1899, ancora giovane e famoso, tra i pittori meglio pagati del suo tempo e presente con le sue opere in molte importanti collezioni pubbliche olandesi, belghe, tedesche, austriache, ungheresi e inglesi, tanto che nel primo decennio del Novecento sarà il riferimento per i maestri delle avanguardie europee. Con la prima guerra mondiale, l’isolamento culturale dell’Italia fascista e la visione franco-centrica della storiografia delle avanguardie europee elaborata nel Novecento, Segantini viene relegato nel limbo del provincialismo, subendo in seguito la condanna politicizzata del futurismo italiano. Ritratto_della_signora_Torelli

La rassegna di Milano a Palazzo Reale intende così rendere compiuto omaggio a uno dei maggiori artisti europei del secondo Ottocento che “in meno di vent’anni di attività ha espresso tutte le angosce e i fermenti della sua epoca in un linguaggio che, teso tra innovazione e tradizione, risulta di una forza senza ulteriori esempi”. Da menzionare: “Il Naviglio o Ponte San Marco” del 1880, ove eleganti signorine attraversano il ponte e una di loro si rivolge verso lo spettatore: sensualità di colore, tecnica incline ai valori luministici, la grande importanza rivolta alla luce (anche nei riflessi sull’acqua), che simboleggia l’inno alla vita, un popolo che si gode la primavera dopo un rigido inverno; “Ritratto della signora Torelli” del 1885-86, per la prima volta esposto in Italia: la donna non guarda chi la dipinge, ma rivolge il suo sguardo assorto verso un punto indefinito.

Ella, vestita elegantemente, è la moglie del direttore del Corriere della Sera, a testimonianza delle frequentazioni degli ambienti culturali da parte di Segantini. Attraversa il ponte riparandosi con un ombrello dal sole proprio come le signorine sul ponte del Naviglio; “Ritorno dal bosco”, 1890: una donna ritratta di spalle torna verso casa prima del calare della sera. Su di una slitta trascina un grosso ceppo sul quale è possibile vedere i riflessi del sole al tramonto. Le tracce sulla neve lasciano intendere che quel sentiero è stato già percorso da altri lavoratori che prima di lei hanno fatto ritorno al paesello. Il paesaggio rappresenta Savognino d’inverno colto da una prospettiva originale con un taglio decisamente fotografico. Le montagne innevate, come spesso accade nei dipinti di Segantini, dominano anche questo dipinto. Nella rubrica “Il quadro della settimana” ci soffermeremo sul dipinto “La raffigurazione della primavera”.


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