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Contro il monopolio dell’informazione a Catania "c’è bisogno di una voce alternativa". Girodivite incontra il giornalista Sebastiano Messina sul tema "Catania vista dalle testate giornalistiche".
sabato 3 marzo 2007, di Valerio Contarino - 1093 letture

Ed ecco un altro illustre personaggio della carta stampata, dopo Fabrizio Gatti, che viene a trovarci, anzi che torna nella sua terra per parlare con i futuri giornalisti di domani.

Sebastiano Messina, originario di Giarre come tiene a specificare, è stato il protagonista dell’incontro al Medialab di Piazza Dante (Catania) del 26 febbraio 2007, per parlare, alla luce dell’omicidio dell’Ispettore Raciti e dell’inferno di Piazza Spedini, della nostra città, di Catania vista dalle testate giornastiche, ma anche della nostra regione,"un motore non pienamente sfruttato".

Il giornalista di Repubblica è molto famoso per i suoi articoli ironici (ad esempio quello riguardo le tre I, inglese,informatica ed inglese , vanto del precedente premier Silvio Berlusconi). A tal proposito Messina dice: "metto a frutto la qualità dei siciliani i quali possiedono molto spirito e nelle situazioni drammatiche trovano sempre un punto di vista che sdrammatizzi, e allo stesso tempo renda manifesto il lato nascosto che ce lo fa capire meglio".

Successivamente,entrando nel vivo dell’incontro, si parla della nostra città, dei terribili avvenimenti di Piazza Spedini, e per Sebastiano Messina il comportamento della stampa" dopo una delle pagine più brutte di Catania, è quello di interrogarsi per comprendere l’anima di questa città, questo atteggiamento nè isolato, né casuale, né sporadico".

E se Franco Battiato e Carmen Consoli, sulla città etnea parlano di "degrado politico" e "disagio sociale", il giornalista di Repubblica è d’accordo con queste posizioni, e aggiunge che " dare un opinione sui fatti che avvengono sveglia le coscienze di chi pensa e da per scontato che sia normale che le cose vadano così. Solitamente l’artista evita di schierarsi per non avere danni economici e di immagine a lungo tempo, ma è necessario per scuotere la gente che vede la normalità anche in eventi gravi".

Sicuramente è necessario parlare di legalità, "perché non è una questione di etica astratta o di educazione civica, ma parlare di legalità è una via verso lo sviluppo che ci permette di segnare il confine tra le possibilità di sviluppo e modernizzazione che Catania ha, e il permanere in un presente che è legato ad un vecchio passato".

Poi si passa ad un altro argomento scottante: il monopolio dell’informazione a Catania. "Nella nostra città, una delle poche, c’è un unico editore che dirige l’unico giornale catanese e due reti televisive. Esistono altre realtà d’informazione a livello televisivo, ma la capacità giornalistica de "La Sicilia" è nettamente superiore a quella di tutte le altre realtà messe insieme. Dunque l’informazione passa per un solo soggetto economico. Questo è un grave problema per Catania , dove c’è bisogno di una voce alternativa. In passato tutti i tentativi di voce alternativa sono rapidamente crollati. Se fossi un imprenditore o un editore catanese investirei dei soldi per creare un giornale free press, perchè credo che Catania è una piazza ottima per questo progetto: per un catanese medio si sposerebbero bene l’idea di avere un giornale gratis, più l’esigenza di ascoltare una voce alternativa. Non si potrà rimenere a lungo in questa situazione di monopolio assoluto ."

Ed è qui che Enrico Escher, coordinatore di Step 1, cita l’esistenza di un "patto" fra gli editori de "La Repubblica" e de "La Sicilia"(rispettivamente De Benedetti e Ciancio) a prossima scadenza (e quindi si auspica l’apertura a breve di una redazione catanese del quotidiano "La Repubblica"), anche se è stato nelle varie occasioni sempre rinnovato. Infatti Sebastiano Messina spiega che all’inizio degli anni’80 i rispettivi editori dei due quotidiani avevano accordato l’esistenza di un centro stampa che producesse un’edizione catanese de "La Repubblica" e del "Corriere dello sport". Successivamente, continua Messina, si stipulò il patto già citato che consiste di non fare concorrenza nell’area orientale dell’isola al quotidiano "La Sicilia" con l’edizione catanese de "La Repubblica". "Ora che questo patto è a scadenza-dice Messina- io ed un altro mio collega catanese abbiamo chiesto a De Benedetti di non rinnovare questo accordo perchè vista la particolarissima situazione di Catania, penso che una voce come quella di Repubblica potrebbe essere una delle possibilità per passare da un monopolio ad un pluralismo".

Tornando a Catania domandiamo di cosa ha bisogno la nostra città per poter rinascere a livello politico e culturale. Messina risponde: " Catania è una città viva, piena di gente intelligente e capace che ha la voglia e la forza per sapersi affermare quando viene messa alla prova. A differenza di altre città siciliane, Catania è vivace e sono ottimista che uscirà dalla situazione in cui giace.Non saprei definire il modo, ma sicuramente deve essere sciolto il nodo della violenza e della legalità. Finché però rimarrà una città dove se non ubbidisce ai poteri illegali si rischia la vita, è illusorio pensare che si possa far parte di una comunità europea, culturale, etica ed economica, perché il risultato è che le grandi imprese non investono in un territorio di cui non è padrone”.

Ancor più interessante è la sua opinione riguardo lo sviluppo economico della Regione Siciliana, che viene paragonata ad un motore non pienamente sfruttato perchè, dice Messina, "tutta la benzina che arriva viene bruciata prima che arrivi al motore". Il giornalista esprime inoltre la necessità dell’approvazione di leggi speciali," diverse da quelle di Milano e Torino", proprio per la situazione di emergenza in cui si trova la nostra Regione, dove" dobbiamo tagliare le radici all’illegalità governante della grande criminalità".

E, a conclusione dell’incontro, non mancano riferimenti all’Italia" governata da un uomo mediocre", facendo riferimento a Prodi. Messina poi sottolinea:" la nostra politica è come una telenovela, perché i personaggi sono gli stessi da molto tempo".

E anche Sebastiano Messina, come Fabrizio Gatti, ha ricevuto una copia del nostro numero cartaceo che è stato ben gradito.

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