Se rinasco, apro un supermercato

File infinite fuori dai supermercati. Qualcuno rivive l’esperienza anche due volte in un giorno.
di Piero Buscemi - mercoledì 8 aprile 2020 - 546 letture

Chi in questi giorni non si è ritrovato a condividere il disagio di una fila fuori da un supermercato? Oltre che una necessità, è diventato l’espediente principale per essere autorizzati ad uscire di casa. Oltretutto, se ci si reca a piedi si ha l’occasione per sgranchire un po’ la muscolatura intorpidita dal divano.

A dire la verità, fa un po’ impressione ritrovarsi insieme a persone che neanche si riconoscono nascosti dietro mascherine. Sguardi diffidenti, distanze di sicurezza oltre il limite consigliato. Quello che poi sembra proprio fuori dai canoni tradizionali che hanno fatto conoscere gli Italiani nel mondo, è quella correttezza e compostezza nel ritrovarsi a rispettare il proprio turno che ha davvero sconvolto l’idea che stiamo trasmettendo fuori confine. Diciamo le cose come stanno. Non è che abbiamo mai amato molto le imposizioni e la rigidità che certe volte il vivere in società impone.

Molti studiosi di sociologia la stanno vedendo come una grande opportunità di riscatto agli occhi del mondo. Una globalizzazione di senso civico che non ci saremmo certo aspettati.Sono gli aspetti positivi di questa bizzarra situazione che, giunti a questo punto, ci lascia ampio spazio di pensare a qualsiasi tipo di sviluppo nelle relazioni sociali.

Tornando a parlare di supermercati e delle loro creative code, verrebbe spontaneo pensare che proprio questi siano gli unici che da questa quarantena abbiano potuto registrare dei sicuri vantaggi. Economici sicuramente, se si considera che il terrore di rimanere senza scorte alimentari che assale la gente ogni qualvolta la monotonia e la falsa sicurezza di giornate e abitudini consolidate vengono messe in pericolo, c’è proprio l’assalto delle catene alimentari.

A dare una mano a questo incremento del consumismo, anche in tempi di non emergenza, ci pensano le varie iniziative che molte associazioni durante l’anno coinvolgono i supermercati e le grandi catene di distribuzione con spese solidali, il carrello sospeso o raccolte di vario tipo, alcune volte collegate a ricorrenze festive.

Non poteva mancare quindi anche questa tipologia di coinvolgimento di coscienze in questo periodo anomalo della vita che stiamo attraversando. Ed ecco avviata la nuova iniziativa del momento. Prendendo spunto dalla magnifica e antica consuetudine napoletana del caffè sospeso, inutile spiegare nei dettagli di cosa si tratti vista la fama di questa usanza anche fuori confine, si è dato vita alla spesa sospesa.

I clienti dei supermercati, in pratica, mentre fanno i loro personali acquisti possono volontariamente comprare altri beni da mettere a disposizione di persone che vivono in scarse condizioni economiche. Una iniziativa degna di essere emulata e che tocca i tasti giusti dell’emotività per non rimanerne coinvolti.

Quello che ci permettiamo di sottolineare, però, è che dovrebbe venire spontaneo anche chiedersi: in tutto questa immensa, nobile solidarietà del momento, i supermercati cosa mettono di proprio per partecipare all’iniziativa?

Vogliamo uscire fuori dai giudizi affrettati e condivisi da tutti. Lo vogliamo perché lo stato di insicurezza e di vulnerabilità di questi giorni, spesso induce a giungere a conclusioni affrettate. Più che in altri momenti, si spengono i ricettori mentali che dovrebbero anche suscitare delle reazioni. Non si ha voglia di pensare e, pur attirandoci le critiche, vogliamo evidenziare che ci saremmo aspettati che dietro la parola "solidarietà" ci fosse davvero una partecipazione attiva di tutti.

Quale partecipazione c’è dalle catene di distribuzione, se non si sognerebbero neanche di applicare almeno dei prezzi scontati per quei prodotti che generosi clienti mettono a disposizioni di altre persone che non si possono permettere neanche l’essenziale?

Alcune ricerche di mercato hanno sottolineato anche come siano stati applicati addirittura prezzi gonfiati rispetto a mesi precedenti. Se confermati, restituirebbero un’immagine sgradevole che assomiglia molto ad una speculazione sulla buona fede della gente.

E’ facile eludere l’analisi approfondita che ci sarebbe stata in periodi meno stressanti e traumatici come questo che stiamo vivendo. Non si ha il tempo per riflettere a mente fredda e giungere a conclusioni. Siamo troppo toccati nella sensibilità da essere manipolati senza alcun freno. Non siamo in grado di reagire e, prendere coscienza di poter esternare l’aspetto umanitario, anche con l’acquisto di alimentari da destinare agli altri, ci fa sentire migliori, E questo basta.

Vorremmo che lo stesso sentimento fosse provato da chi gestisce i supermercati e da chi in questa fase storica, ci ha visto anche un modo per speculare. Basterebbero dei piccoli e spontanei segnali. Magari anche aggiungere gratuitamente qualche prodotto dentro quei carrelli solidali.

Ma forse è solo un altro sogno ad occhi aperti. O una forma più seria per consolarci con un po’ di satira sociale.


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