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Se Babbo natale non vola più

La costosa moda per il Natale 2005. Santa Claus che si arrampica su luminarie a forma di scalette. Luci intermittenti isteriche.

di Aldo Zappulla - giovedì 8 dicembre 2005 - 6256 letture

Babbo natale non era quello che con la slitta, le renne, volteggiando sui comignoli delle case, elargiva doni ai bimbi buoni a Natale? Allora che c’azzeccano i babbi natale muniti di scale - impossibile contare tutti quelli spiaccicati sulle facciate della case taratine - intenti a salire su terrazzine, balconi, verande, attici, logge e finestre, perfino grondaie? Babbi natale che stanno sull’altalena (a fare che?), aggrappati a certe funi, anche in gruppi di due o tre, qualcuno già con una gamba sulle ringhiere in ferro di certi ballatoi domestici.

Babbo Natale è uno, che gli andiamo a dire ai più piccini? Che si sono moltiplicati nell’ultimo anno? E come si riproducono i babbi natale? Siamo preoccupati per l’incolumità fisica di questi spargitori di regali. E se soffrono di vertigini? In fin dei conti andare in slitta è come andare in aereo. Basta non guardare di sotto. Un tiro di renne ha sempre un certo grado di affidabilità. In Lapponia, ormai, hanno la mano buona nel piallare slitte di legno al traino con sensori di equilibrio e comandi per le discese rapide sui tetti dei fanciulli bravi. Invece no, si vedono in giro nugoli di poveri babbi natale, dalla divisa impermeabile, attorniati da scalette di lampadine a basso voltaggio - acconciate magari da piccole mani cinesi - fatte di tubi luminosi, giallo. Altri santa claus posano vicino a ghirlande di lucine dai colori che si accendono a scatti, nevrotiche, tanto da distrarre l’autista e il viandante. Questa è la moda per il Natale 2005 in terra Jonica: babbo natale, di tutte le taglie, color rosso sangue, dai dieci ai quarantacinque euro. Cash. Eppure basterebbe portare i bimbi a fare un giro a Bari o Bargrad, la Bari degli slavi come direbbe il grande giornalista Paolo Rumiz, per scoprire il vero Santa Claus. Bari, città di Nicola, il santo più importante per i cristiani d’Oriente. In un suo reportage dell’agosto scorso, apparso su Repubblica, Rumiz scriveva che tutti in Russia sanno riconoscere perfettamente su una carta geografica dov’è Bari. Tutto merito del santo vescovo con la barba, quello trafugato dai marinai baresi nel 1087 e venerato in una magnifica cripta del borgo antico, quello per cui dalla Siberia vengono a piedi, in pellegrinaggio, fin nel cuore del capoluogo pugliese, perché nella pancia della profonda Russia il santo, originario dell’attuale Turchia, protegge gli abitanti dalle alluvioni. Il primo portatore di doni della storia è stato lui, San Nicola di Bari, vissuto nel IV secolo. La leggenda vuole che il vescovo di Mira, da tutti dipinto come anziano e giusto, ebbe pietà di un nobile caduto in miseria, tanto da non poter far maritare le sue tre figlie. Lo aiutò Nicola lanciando per tre notti consecutive in una finestra del suo castello sacchetti di monete. La terza notte, però, trovando la finestra chiusa, il Santo fece passare le monete dal camino. E vissero felici e contenti il nobile e ancor di più le sue figlie, non più condannate a rimanere zitellone.

San Nicola il potente, il buono, faceva regali, dunque, ed ancora oggi e per di più, è il protettore dei viaggiatori e delle badanti dell’est che a frotte - e spesso a nero - lavorano in Puglia soffrendo per gli affetti lontani, e con tanta bravura nell’accudire i nostri vecchietti.

Incredibile San Nicola: è amato e venerato il 6 dicembre un po’ in tutta Europa, perfino in Belgio e in Olanda, dove si chiama Sinter Klass. Quando gruppi di emigranti olandesi si spostarono in America tre secoli fa, fondando Nuova Amsterdam (divenuta in seguito New York), portarono con loro il culto di Nicola di Bari. Arrivati gli inglesi cambiarono giusto il nome, Santa Claus, ma la leggenda del simpatico omino spargi-regali rimase immutata.

Fu il disegnatore Thomas Nast a immaginare, più di un secolo fa, tutta la storia della sua provenienza dal Polo Nord, la lista dei bambini buoni e cattivi e la fabbrica dei giocattoli dove lavorano gli gnomi. Settantaquattro anni fa, infine, il marchio delle bollicine, la Coca cola, con una micidiale campagna pubblicitaria arruolò il santo ortodosso per vendere più bibite. Da allora San Nicola-Santa Claus cambiò veste, non più manto e mitra sotto una barba bianca, ma manto e cappuccio rosso sopra una pancia enorme agghindata da due cerchietti rosso etilico sulle guance, proprio come i colori sociali della ditta americana; non più cavallo bianco ma un gregge di renne al guinzaglio... e così è arrivato sino a noi Babbo Natale. Bari-New York, andata e ritorno.


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Se Babbo natale non vola più
11 dicembre 2006

Lancerei una campagna come di quelle contro i "Nani da Giardino"... :)