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Scuola: sciopero della fame per i Cobas-scuola

Continua lo sciopero della fame e il sit-in dei Cobas-scuola, dinanzi al Ministero della Pubblica Istruzione,“ per il diritto di assemblea”. Contemporaneamente, parte in molte scuole “lo sciopero della parola”. In classe e nelle riunioni a scuola, docenti e personale Ata, si presenteranno imbavagliati con la scritta “diritto di parola”.

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 4 ottobre 2006 - 3573 letture

Continua lo sciopero della fame e il sit-in dei Cobas-scuola, dinanzi al Ministero della Pubblica Istruzione,“ per il diritto di assemblea”. Contemporaneamente, parte in molte scuole “lo sciopero della parola”. In classe e nelle riunioni a scuola, docenti e personale Ata, si presenteranno imbavagliati con la scritta “diritto di parola”.

La questione non è di poco conto dal momento che lunedì prenderà il via la campagna elettorale per il rinnovo delle RSU. “Il ministro Fioroni – dichiara Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas scuola - ha lavorato molto in estate, non potendo ignorare il grande movimento in difesa della scuola pubblica, ma non ha abrogato le leggi Moratti e parti cruciali della ’riforma’ restano in piedi; e poi si annunciano tagli a classi e posti di lavoro, non si rinnova il contratto, aumentano precarizzazione e finanziamenti alle scuole private”.

Insomma, per Bernocchi, si è in presenza di“ un’operazione gattopardesca, cambiare la forma per lasciare immutata la sostanza”. Ma non è tutto; resta “il gravissimo problema della democrazia sindacale nelle scuole”, soprattutto “in vista delle elezioni delle RSU (Rappresentanze sindacali unitarie, N.d.R.) di dicembre, le cui regole già aberranti sono aggravate dal divieto ai COBAS di tenere assemblee nelle scuole per cercare candidati e fare campagna elettorale”.

Il meccanismo al quale fa riferimento Bernocchi è semplice: la rappresentanza nazionale dei vari sindacati si misura sommando i risultati delle liste di scuola; i diritti che ne derivano, compreso quello di indire le assemblee, dipende da questo. “Se un sindacato – protesta Bernocchi -non ha in un istituto un candidato disposto a fare l’RSU, gli altri lavoratori non lo possono votare”. Per fare un esempio: “è come se non si potesse votare per un partito in un caseggiato se almeno un inquilino non è tra i candidati al Parlamento per tale partito. E per giunta- aggiunge Bernocchiai Cobas non è permesso neanche fare le assemblee nelle scuole per cercare i candidati: insomma, un’elezione con meccanismo truffaldino e con la bocca tappata”.

La delicata questione era stata sottoposta all’attenzione di Fioroni. “Il ministro – conclude amaramente Bernocchi -aveva espresso incredulità rispetto a tale degenerazione delle procedure democratiche, impegnandosi a porre rimedio. Ma nessun atto è giunto da parte del Ministero: anche qui, dunque, si annuncia il cambiamento per conservare meglio l’esistente, e cioè il monopolio dei diritti sindacali per i soliti noti”. Intorno al camper, dove vivono, dal 2 ottobre, i tre membri dell’esecutivo nazionale dei Cobas, un numero imprecisato di dibattiti, spettacoli e intrattenimenti. Per il momento l’ultimo è previsto per il 9 ottobre; dalle 16.30 alle 18.30 si discuterà su “Laicità nella scuola, legge di parità e finanziamenti alle scuole private: da Berlinguer a Fioroni”. Una questione per la quale si pongono, almeno, due domande: perché è tanto difficile avviare una seria discussione sulla rappresentatività sindacale? Perché la vasta galassia sindacale, che si colloca a sinistra della Cgil, non pare sensibile alla protesta dei Cobas?

Vincenzo Greco


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