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Scoperto in provincia di Messina un mosaico bicromo di epoca romana


Risale a qualche mese fa l’interessante scoperta di un reperto che va ad aumentare il patrimonio archeologico siciliano.
mercoledì 25 giugno 2008, di Donatella Guarino - 772 letture

Che la Sicilia sia ricca, anzi ricchissima, di Beni Culturali è un fatto certo. Ed è ricorrente imbattersi in vere sorprese che ci regala il passato…

Il ritrovamento - casuale o cercato – di “pezzi” di storia, di preziosi documenti, hanno ogni volta il potere di emozionare, di testimoniare una presenza affascinante dell’uomo che prima di noi ha abitato i nostri luoghi, ha respirato la nostra aria, ha in definitiva vissuto.

Risale a qualche mese fa l’interessante scoperta di un reperto che va ad aumentare il patrimonio archeologico siciliano.

Nella provincia di Messina, nel territorio ricchissimo di beni archeologici tra Mistretta e Santo Stefano di Camastra, in contrada Vocante, là dove sono presenti i resti di un’antica chiesa – l’abbazia basiliana di Santa Maria del Vocante -, è stato ritrovato un mosaico bicromo di epoca romana presumibilmente del II o III sec. d.C.

Il mosaico è caratterizzato da tessere di media grandezza, di colore bianco e nero, che grazie ad una sapiente alternanza compongono ora cornici floreali ora figure geometriche. Esse, quasi certamente, abbellivano il pavimento di una villa. Le tessere sono di materiale roccioso che si trova sia sul versante ionico, sia sul versante tirrenico della provincia di Messina.

La presunta esistenza di questa ennesima villa romana mostra ancora una volta che questa zona della Sicilia non è nuova a queste architetture: citiamo le ville di Tusa e Capo d’Orlando. E ancora quelle di Milazzo, Patti, Terme Vigliatore, Caronia Marina, San Filippo del Mela.

Il pensiero corre altrove. Anche in altre zone della Sicilia è attestata la presenza di insediamenti romani come si evince dalla villa del Tellaro di Noto (Siracusa), aperta al pubblico nella scorsa primavera e la ben nota e fantastica “Villa del Casale” di Piazza Armerina (Enna).

All’emozione del ritrovamento dovrebbe seguire la consapevolezza dell’importanza storica che ha la scoperta.

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