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Sciopero Generale, la manifestazione di Messina

Indetto dal sindacalismo di base contro le guerre e a difesa dei diritti dei lavoratori, Girodivite ha seguito la manifestazione organizzata davanti la Prefettura di Messina.

di Piero Buscemi - venerdì 20 maggio 2022 - 1140 letture

Abbiamo seguito il presidio realizzato davanti alla Prefettura di Messina da parte di alcune organizzazioni sindacali di base che si sono ritrovate stamattina a protestare contro le guerre, i rinnovati finanziamenti del governo Draghi agli armamenti, che senza alcuna considerazione delle gravi condizioni economiche in cui versano le varie categorie di lavoratori italiani, tra precariato a tempo indeterminato, licenziamenti e salari che non riescono a tenere i tempi dell’inflazione e una politica sempre più votata a un capitalismo figlio di un neoliberismo che sta ampiando sempre di più la forbice tra le varie classi sociali.

I manifestanti si sono ritrovati stamattina intorno alle 10 spinti dalla voglia di dimostrare anche a Messina che i cittadini italiani in gran maggioranza non condividono la politica bellicosa dell’UE e le scelte scellerate che stanno portando al rischio serio di un conflitto mondiale, il cui non più tanto paventato pericolo di essere coinvolti in una guerra nucleare sembra non preoccupi più di tanto i nostri governanti, fedeli seguaci delle direttive europee e, di conseguenza, della politica internazionale ormai nelle mani dell NATO e degli Stati Uniti, interessati a smantellare quella sorta di unione economica politica dei paesi europei.

Nel mezzo di queste scelte scellarate di politica estera del nostro governo, milioni di italiani, già vessati da anni da condizioni miserevoli, si ritrovano a far fronte a un ulteriore peggioramento del potere d’acquisto dei propri salari per colpa di un’inflazione che ha superato il 6% e che sembra non abbia intenzione di fermarsi.

Un’altra guerra "giusta", come quelle a cui abbiamo dovuto sopravvivere negli ultimi trent’anni, partendo da quella combattuta nel Golfo Persico a difesa di un Kuwait fino a quel momento bistrattato e semisconosciuto dal resto del mondo, passando dalle lotte al terrorismo, anche se armato spesso dagli stessi fautori che invocavano l’unità di intenti tra i paesi all’ombra della NATO, per finire a questa invasione "indotta" dell’Ucraina che sta ridisegnando gli equilibri economici e di potere dei tradizionali stati oligarghici che da sempre segnano il destino dell’intero mondo.

Non conosciamo i risvolti di questa nuova ondata di violenza che si va a unire alle altre, già in atto in almeno una sessantina di zone calde del nostro pianeta. Intuiamo le probabili conseguenze nei confronti dei popoli più poveri e delle fasce sociali più vulnerabili di qualsiasi angolo del mondo. EMERGENCY stessa, la ong fondata dal compianto Gino Strada, ha più volte sottolineato insieme ad altre associazioni umanitarie, quali Amref e ActionAid, come questa guerra stia provocando una dirompente situazione di emergenza umanitaria in Africa, dove la Russia e la Cina da anni hanno messo le mani per i loro investimenti a basso costo sulle spalle di popoli in guerra perenne e costretti a fuggire da una condizione di vita sempre più disumana.

Una lettura dell’immediato futuro che incrementerà quella migrazione coatta di esseri umani, in cerca di una possibilità di esistere più degna di quella offerta da speculazioni economiche sostenute da un’economia mondiale votata alla guerra e quindi alla produzione e alla vendita di armi. Il rischio è sicuramente una vera "guerra" tra poveri, da una parte precari di lavoro e con un futuro sempre più incerto, a pagare le conseguenze di una scelta politica di condividere la cultura della belligeranza tra i popoli, dall’altra milioni di disperati costretti a lasciare il loro paese verso l’Europa che rischia di non garantire più alcuna sicurezza neanche ai propri cittadini.

La manifestazione di Messina, che si è svolta in contemporanea con altre città italiane, quali Milano, Roma, Torino, Genova, Napoli, ha voluto lanciare un grido di dissenso verso una scelta non condivisa di percorrere questa corsa all’armamento i cui risvolti si prospettano drammatici. Ci saremmo aspettati, parliamo ovviamente della città di Messina, una maggiore partecipazione e attenzione da parte della cittadinanza peloritana che rappresenta un esempio tipico delle condizioni di precarietà, disoccupazione e disagio sociale, diffuso ormai in tutta Italia. Comprendiamo che lo sciopero ha costretto a un grosso sacrificio economico per coloro che hanno aderito e, di questi tempi di nuovi aumenti anche per i prodotti di prima necessità, ha condizionato la partecipazione sperata.

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Sciopero Usb 20 maggio 2022 Manifestanti Potere al Popolo
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Sciopero Usb 20 maggio 2022 Prefettura
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Sciopero Usb 20 maggio 2022 Manifestanti Usb Sanità e Cub


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