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Sciopero Generale Usb Pubblico Impiego


L’Usb-PI ha manifestato ieri 12 ottobre, presso l’Aran a Roma per chiedere il rinnovo del contratto, fermo al 2009.
venerdì 13 ottobre 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 1088 letture

Sarà sciopero generale. L’incontro della delegazione Usb del Pubblico Impiego con i vertici dell’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni nella contrattazione collettiva nazionale, che si è tenuto a Roma in via Cavour, dopo la manifestazione presidio, iniziata alla undici del mattino e prolungatasi fino ad oltre le quattordici, non ha di fatto sbloccato lo stato di stallo che, ormai da troppi anni, si è insediato nei rapporti tra i lavoratori del pubblico impiego e i vari governi che si sono avvicendati nel frattempo.

Il tentativo moderato di provare a trovare una soluzione prima del programmato, ed adesso confermato, sciopero generale del prossimo 10 novembre, che il sindacato Usb aveva annunciato da tempo, non ha avuto il riscontro positivo che i lavoratori si erano augurati alla vigilia della manifestazione di ieri mattina a Roma.

Le migliaia di partecipanti che hanno occupato la strada antistante il palazzo dell’Inps che ospita la sede dell’Aran a Roma, provenienti da molte località italiane - erano presenti striscioni da Varese, Milano, Napoli, Messina, Taranto, Firenze - rivendicavano il diritto legittimo del rinnovo del contratto, fermo ormai al 2009 e con influenza economina risalente al 2006. L’incedere dell’inflazione, nel frattempo maturata, ha sminuito gli stipendi dei lavoratori del Pubblico Impiego, a torto catalogati dai vari ministri come una categoria di fannulloni superpagati.

Altre due richieste importanti erano state inserite nella protesta di piazza organizzata dall’Usb. La riduzione delle ore di lavoro da 36 a 32 ore a parità di stipendio, per incentivare l’assunzione di nuova leva a sostegno di un organico la cui media età supera i cinquanta anni. L’altra proposta avanzata è l’istituzione dell’area unica nel Pubblico Impiego, atta a scavalcare e risolvere il problema del mansionismo, altra piaga contrattuale che vede, da troppi anni, una classificazione del personale in svariati livelli di professionalità, in contrasto con una realtà che riunisce gli interi organici all’interno di mansioni e responsabilità che, utilizzando un linguaggio dei giorni nostri, appaiono più che globalizzati.

La richiesta principale, ovviamente, è quella del rinnovo del contratto e l’aumento dello stipendio mensile di 300 euro, per ogni singolo livello professionale, a copertura della perdita del potere di acquisto degli ultimi dieci anni, che hanno registrato un incremento dell’inflazione di un punto di percentuale medio all’annuo.

La delegazione, salita a colloquio con i vertici dell’Aran, ha dovuto registrare la deludente considerazione di un’ammissione della legittimità delle richieste dei rappresentanti sindacali, ma della loro irrealizzabilità, dovuta, secondo i portavoce dell’Aran, ad una mancanza di volontà da parte del governo di stanziare le somme necessarie per contrattare a queste condizioni il nuovo contratto, tanto da mettere in dubbio anche la possibilità di realizzo dell’aumento di 85 euro, proposto dal ministro Madia.

Riguardo le altre due richieste, sulla riduzione dell’orario di lavoro e dell’area unica, l’Aran si è trincerata in una non ben precisata incostituzionalità dei provvedimenti che metterebbero in difficoltà l’attuale ed il futuro governo, davanti al rispetto delle norme della Costituzione che, non dimentichiamolo, meno di un anno fa, tramite un referendum promosso dagli attuali amministratori centrali, si era provato a stralciare senza troppe remore.

La manifestazione, molto partecipata e allargata ai problemi del precariato dei Vigili del Fuoco, alla minaccia di licenziamento dei lavoratori dell’Ilva di Taranto, la cui difesa e protesta è condotta in questi giorni da un’altra delegazione Usb, ha registrato secondo il nostro modesto avviso, una scarsa partecipazione sociale da parte di quei giovani che, già vittime delle astruse riforme, tra precariato, disoccupazione, ammortizzatori sociali, dovrebbero essere i primi interessati alle sorti del futuro del mondo del lavoro che, in un modo o nell’altro, li vedrà coinvolti. Stessa considerazione possiamo formularla nei confronti delle altre sigle sindacali che sembrano glissare e sminuire su conseguenze al ribasso delle condizioni di lavoro, delle quali si sono resi complici, grazie alla firma di consenso su molte riforme elaborate dai governi.

Se la concessione di un diritto presuppone una partecipazione attiva di chi lo rivendica, e questo presupposto risale ai tempi delle lotte sindacali dei decenni passati, oggi l’unico strumento rimasto in mano dei lavoratori è lo sciopero generale, al quale l’Usb ha rivolto l’ultimo tentativo per ottenere il rinnovo del contratto ed il miglioramento delle condizioni di lavoro un settore bistrattato e sottovalutato, ma che riveste un’importanza imprescindibile in ambito sociale, gestendo quei servizi legati alla sicurezza e al patrimonio di una fascia sempre più ampia di popolazione, tra pensionati, disoccupati, lavoratori precari, ma anche malati e bisognosi di soccorso in caso di calamità di varia natura.

Con l’auspicio di massiccia partecipazione da parte delle classi sociali coinvolte, il sindacato Usb ha dato appuntamento nelle piazze al prossimo 10 novembre, in occasione dello Sciopero Generale previsto.

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