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Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 23. Giudici da ricordare. Premio ’’Giovannini’’. Ravvedimenti ultrarapidi.

di Franco Novembrini - mercoledì 24 luglio 2019 - 543 letture

Questa settimana apro con tre ’’S&G’’ che hanno a che fare con la Giustizia.

Giudici da ricordare - Francesco Saverio Borrelli è morto lasciando dietro di se un vuoto incolmabile, anche se alcuni dei suoi ’’allievi’’ ancora si distinguono per la loro serietà nel far applicare la legge senza guardare se conviene farla applicare o ’’interpretarla’’ per gli amici. Pochi mesi fa ci ha lasciati anche Walter Mapelli, che per molti anni è stato giudice a Monza, giudice in molti importanti processi e scrittore di libri che non fanno dimenticare operazioni condotte in mezzo mondo per scoprire scandali nostrani con evasioni miliardarie da record.

Gli esempi di vita di questi due giudici sono una delle ragioni per le quali credere ancora in una giustizia giusta.

Premio ’’Giovannini’’ - Se a Milano hanno i premi degli ’’Ambrogini’’ a Monza hanno instaurato quello dei ’’Giovannini’’, in onore del patrono San Giovanni. Quest’anno ne sono stati assegnati alcuni, ma due in particolare mi hanno colpito per la diversità dei personaggi e della loro caratura. Uno è andato, con merito, alla memoria del già citato Walter Mapelli, ma l’altro, quello ad Adriano Galliani, credo che non sarebbe stato molto gradito dal giudice, in quanto nella sua permanenza a Monza si è scontrato spesso con potenti politici di tutti i partiti e, dunque, anche con quelli della parte di Galliani, e la cui frequentazione dei tribunali parte dal 1986, nel 2018 è stato eletto senatore.

Ravvedimenti ultrarapidi - In questi giorni ha riconquistato la libertà, cioè è uscito da San Vittore per andare ai servizi sociali, qualunque cosa vogliano dire, Roberto Formigoni. La motivazione del giudice recita: ’’Ha capito gli sbagli’’, ripeto qualsiasi cosa voglia dire. Certo è strano che un condannato ad una pena superiore ai 5 anni venga assegnato ai servizi sociali perché ha capito gli sbagli. Uno che si faceva chiamare dai suoi sodali di CL modestamente il ’’Celeste’’ e che non ha mai ammesso, nemmeno il giorno dell’arresto e dopo infiniti processi, di aver commesso alcunché, improvvisamente, dopo appena 5 mesi, si è ravveduto. Credo che il giudice si sia convinto in base a giudizi espressi da psicologi ed altro personale qualificato che ne ha attestata la buona fede.

Tre dubbi: il primo che non ci sia dietro la repentina presa di coscienza la nera ombra di don Mazzi o qualche equivalente ai quali venga affidato; secondo il senso sgradevole che tutti gli uomini dinanzi alla legge sono uguali, ma alcuni lo siano di più; il terzo riguarda la velocità con cui sono stati fatti gli accertamenti, perché se un cittadino, con la fedina penale immacolata, dovesse chiedere una visita psicologica o psichiatrica alla sanità lombarda, che per anni ha portato l’imprinting formigoniano, non basterebbero 5 mesi per il primo appuntamento.



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