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Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 19. Il ’’gaglioffo’’ Cesare Battisti... Famiglia e familismo amorale. Cambiamo la legge 194

Il ’’pentimento’’ di Cesare Battisti, era già stato previsto dall’indimenticabile Sandro Pertini nel 1988...
di Franco Novembrini - mercoledì 3 aprile 2019 - 1117 letture

Il ’’pentimento’’ di Cesare Battisti, era già stato previsto dall’indimenticabile Sandro Pertini nel 1988. In un dibattito sui terroristi pentiti, di tutti i colori, il grande Presidente della Repubblica, ebbe a definirli non ’’pentiti’’ ma ’’gaglioffi’’. lo fece a ragion veduta dicendo che una volta liberati costoro si sarebbero per un certo numero di anni adeguati alla democrazia, ma alcuni poi avrebbero ripreso a pontificare e giustificare omicidi e stragi.

Purtroppo, complice la crisi politica e sociale, e grazie anche alla disponibilità di aule universitarie e comparsate in tv, hanno ripreso a sproloquiare, senza che le stesse possibilità fossero offerte ai parenti delle vittime. Una cosa che Pertini non aveva previsto, però, è stata la celerità con la quale Battisti si è pentito, poche settimane di galera e il sorridente omicida, ha ammesso i delitti ed ha confessato di avere avuto importanti aiuti economici e finanziari da parte di editori e giornalisti.

Quello che mi ha colpito oltre alla celerità di pentimento del ’’gaglioffo’’ è il messaggio mafioso di non fare i nomi dei complici morali e materiali, che risulta la medesima scelta fata dai brigatisti che hanno sempre taciuto, per esempio, chi e quanti erano gli assassini della scorta dell’on. Moro, oppure i componenti delle stragi di Milano, di Brescia e di Bologna. Credo che il messaggio di Cesare Battisti sia arrivato a chi di dovere, facendogli sapere che, per ora, non parla. Riesce difficile capire in cambio di che cosa offre il suo silenzio?

Fra un paio di anni, amici pietosi cominceranno a scrivere che in carcere si sta male e uno ’’scrittore’’ avrebbe bisogno di pene alternative. Ritengo, che se Pertini potesse parlare, gli ricorderebbe che Antonio Gramsci dal carcere, da cui è uscito solo per morire, abbia potuto scrivere parole indimenticabili.

FAMIGLIA E FAMILISMO AMORALE - A Verona si è consumata l’ultima adunata del peggio del peggio del revanscismo cattolico e dell’opportunismo politico ed essendosi svolta nella città che diede i natali alla Repubblica di Salò, firmata con il sangue dei gerarchi fascisti che il 25 luglio ’’sfiduciarono’’ Mussolini, non poteva che essere infarcita di nostalgici del primo e del secondo ventennio, quello clerical berlusconiano.

Fra le ossessioni dei partecipanti spiccavano i soliti inviti alla famiglia tradizionale, qualsiasi cosa voglia dire, e non una parola su certi oratori che di famiglie se ne intendono avendone più di una e figli sparsi. Mai che uno guardi in casa propria, sono le famiglie altrui quelle contestabili. Ovviamente non poteva mancare il classico gadget del feto, senza che si faccia riferimento ai bambini che muoiono per malattie curabilissime, acqua infetta, mine e bombe di tutti i tipi che vengono sganciate su di loro.

Il tutto in nome di una fede che dovrebbe accogliere con amore qualsiasi persona indipendentemente dal colore della pelle o dal credo politico o religioso praticato. Ma sia sa che certi personaggi fanno tutto questo perché glielo ha ordinato Dio. Scaricando su di lui ogni nequizia o colpa.

CAMBIAMO LA LEGGE 194 - Sempre a Verona un altro mantra è la legge 194, erroneamente detta dell’aborto, quando invece la sostanza è quella di difendere la salute della donna dagli effetti di aborti clandestini, spesso fatti in cliniche private, a caro prezzo, da primari ’’obiettori’’.

Penso sia ora di ’’separare il grano dal loglio’’, frase citata da Dante due volte nella Divina Commedia. Invece, nella commedia degli ipocriti, si tende svuotare la legge promettendo ai medici ’’obiettori’’ una più agevole carriera a danno di chi invece applica la legge con coscienza. Insomma un rovesciamento di ruoli che, specialmente nella sanità pubblica, suona come una beffa. Se non si riuscisse a cambiarla con leggi ordinarie potremmo invocare un nuovo referendum che prevedesse delle norme restrittive per gli obiettori di comodo.



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