Schifosetto ma disponibile

Condannato dalla Cassazione, ritorna a dire messa
di Adriano Todaro - mercoledì 11 marzo 2020 - 696 letture



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IL FATTO

Prete condannato per abusi torna a celebrare la messa (Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2020)

IL COMMENTO

C’è un famoso libro, uscito nel 1954, di Goffredo Parise, “Il prete bello” in cui don Gastone Caoduro è molto ambito dalle parrocchiane, giovani e vecchie, zitelle e non. Anche nella storia che vi racconto oggi – tratta da un articolo del Fatto Quotidiano – il protagonista è un don, esattamente don Lu diminutivo di don Luciano Massaferro. Dalla fotografia che il quotidiano porta, questo don Lu non è per nulla bello, anzi: 58 anni, indossa una tuta, spalle spioventi, non sembra molto alto, occhietti volpini e bocca cadente.

Non sarà bello, don Lu, ma in compenso ama le donne, meglio se sono giovani, meglio ancora se bambine. Lui, sino a dieci anni orsono, faceva il parroco a Borghetto Santo Spirito, vicino ad Alassio, la ridente cittadina ligure in provincia di Savona. A Borghetto si sta bene, l’aria è buona, c’è il mare, ci sono i turisti, le turiste, le figlie dei turisti e don Lu, come si dice, aveva una parrocchia ben avviata.

Ad un certo punto, però, il solito Pm, probabilmente miscredente di ferro, considerato che di cognome fa Ferro, appunto, lo accusa di aver avuto rapporti sessuali con una chierichetta di 11 anni.

Chi vincerà fra Ferro e Massaferro? Vince Ferro e don Lu è condannato, in modo definitivo, a 7 anni e 8 mesi. Belìn che botta! Ma che ha fatto il nostro don Lu? Poca roba. Un giorno si era portato la bambina sulla moto per andare a benedire le case senza dimenticare di informarla che sotto la tunica era nudo e che poteva toccargli il pene. In seguito l’aveva portata in un capanno e si era spogliato. Un’altra volta l’avrebbe ripetutamente toccata e così via.

Il tribunale, come detto, lo condanna e il don viene processato anche dalla magistratura ecclesiastica. I giudici della Curia di Genova pronunciano una sentenza di assoluzione “In quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”. Che sia stato lo Santo Spirito a insidiare la bambina?

Comunque è bene quel che finisce bene. L’art. 27 della nostra Costituzione dice che il carcere deve servire alla riabilitazione del condannato. E don Lu il carcere l’ha fatto e si è riabilitato. Talmente riabilitato che l’hanno mandato a fare messa proprio sul luogo del delitto, a Borghetto Santo Spirito con la carica di viceparroco. A quanto sembra don Lu la messa la celebra in latino, rivolto verso l’altare dando di spalle ai fedeli con l’ostia non più data nelle mani dei fedeli. Esattamente il contrario di quello che papa Francesco ha sempre chiesto.

E cosa ne pensa di tutto questo il vescovo di Albenga? Don Guglielmo Borghetti commenta così, sul Fatto il ritorno sull’altare di don Lu: “Il sacerdote ha pagato tutto il suo debito con la giustizia italiana, è stato anche in carcere ed è interdetto dai pubblici uffici. Non sarà nominato parroco. Però la Chiesa nel suo ambito è sovrana e c’è stata anche l’assoluzione da parte del Tribunale Ecclesiastico che è molto severo. Bisogna seguire anche la ragione e non solo l’emotività: don Massaferro può dire messa. Don Luciano non ha una chiesa fissa. In questi mesi si è prestato, con molta disponibilità, a celebrare ovunque mancasse un prete”.

E aggiungeremmo noi: ovunque ci fosse una bimba di 11 anni. Quindi grazie don Lu! C’è qualcosa che nella dichiarazione di don Borghetti stona. Usa la congiunzione “anche”, “è stato anche in carcere”. E dove avrebbero dovuto mandarlo, alla pensione Mirabella di Alassio? L’altra cosa è che il vescovo di Albenga afferma che il don Lu “si è prestato, con molta disponibilità, a celebrare ovunque mancasse un prete”. Questo sottintende, quindi, che i fedeli della zona dovrebbero essergli grati.

Il Tribunale Ecclesiastico è talmente severo che lo ha assolto. Don Lu si è “prestato” e tutto è finito in gloria. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. E la bambina di 11 anni? E al trauma che la bimba si porterà appresso tutta la vita, al severo Tribunale Ecclesiastico “consta”? Ci avrà pensato? Proprio perché seguiamo la ragione e non l’emotività, se abitassimo a Borghetto Santo Spirito e avessimo una figlia o una nipote di più o meno di 11 anni, da don Lu non la manderemmo, neppure a benedire, con lui, le case. Vedi mai che un giorno dovremmo anche ringraziarlo per la sua “disponibilità”?


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