E’ dei giorni scorsi la notizia che l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una norma in deroga al piano paesistico delle isole Eolie - considerate patrimonio dell’umanità dall’Unesco - che consente la realizzazione di otto strutture alberghiere in altrettante zone sottoposte a vincolo ambientale. Oggi la notizia di un altro scempio: la riserva naturale della Ficuzza viene minacciata da una strada
inutile. Da
del 27 ottobre 2004 (pg. 11) un articolo di Patrizia Abbate.
Una superstrada nella riserva
Sicilia, l’opera devasterebbe il bosco della Ficuzza. Sponsor il forzista Renato Schifani
Nei giorni dello scandalo-Eolie, un altro scempio si prepara in Sicilia, stavolta senza clamore. A dispetto del silenzio però l’impatto che la superstrada ideata per raggiungere Corleone da Palermo avrebbe sulla riserva naturale della Ficuzza - un bellissimo bosco, e uno dei pochissimi polmoni verdi del palermitano - sarebbe devastante. E lo sanno anche i tecnici della soprintendenza e della forestale, che hanno opposto il loro veto. In altri luoghi questo tranquillizzerebbe abitanti e ambientalisti. In Sicilia, dove il paradosso è la norma, no. E a ragione. Perché l’Anas a giorni potrebbe far partire i lavori per l’unico dei cinque lotti ai quali è stato dato lo «sta bene» (è l’unico tratto che si discosterebbe dall’area tutelata, il terzo) iniziando a costruire una strada praticamente dal suo centro. Senza inizio né fine. A lanciare l’allarme è un gruppo di associazioni ambientaliste, riunite nel «Forum salviamo Ficuzza». Che vogliono bloccare questo «ennesimo attacco a un pezzo del territorio siciliano» e svelano tutti i dettagli di un piano che Franco Russo, presidente del Wwf siciliano, definisce «quantomeno poco meditato, per usare un eufemismo». Presentato come opera fondamentale per collegare al capoluogo un paese che per decenni è stato sinonimo di «mafia» - e non solo per aver dato i natali al boss Riina - e che si vuol fare uscire dall’isolamento. Potrebbe sembrare un obiettivo nobile, se non fosse che Corleone isolato non è affatto. Per raggiungerlo da Palermo ci sono due alternative: una strada supernuova - e pochissimo trafficata - che passa attraverso San Cipirello, e un’altra dalla parte opposta che raggiunge Marineo e lambisce appunto la riserva; è su questo tracciato che si vuole realizzare la nuova strada, 22 chilometri corredati da 12 cavalcavia, 11 viadotti, due ponti, due gallerie e una serie di svincoli che chiuderebbero l’orizzonte a chi cerca ristoro nel verde della Ficuzza. E che costerebbero ben 200 miliardi di lire.
«Il punto è che dopo tutto questo scempio e questo spreco di denaro, si risparmierebbero appena 8 minuti di un tragitto che attualmente è di 58 minuti», si infervora Franco Russo. Il calcolo è stato fatto da un docente universitario palermitano, Giovanni Fatta, a cui un comitato di agricoltori e operatori turistici della Ficuzza avevano affidato una perizia specifica. Facendo qualche altro semplice calcolo, si deduce che ogni minuto di risparmio costerebbe 25 miliardi. «Ma ciò che è ancora più assurdo, è che l’altra strada si percorre già in 42 minuti, otto in meno rispetto ai 50 garantiti dalla nuova strada che devasterebbe il territorio», dicono gli ambientalisti del Forum Ficuzza. La superstrada per Corleone è un progetto non nuovo; e inizialmente anche la sinistra, col sindaco Cipriani, era ben disposta. Sulla scia appunto del «salviamo Corleone». Poi pian piano le valutazioni ambientali fecero cambiare idea a tanti, ma non ai «padrini politici» dell’opera, col senatore forzista Renato Schifani in testa e il sindaco Nicolò Nicolosi (che è anche deputato nazionale col «Patto per la Sicilia», e ha precedenti giudiziari per abusi) al suo fianco. Ciò che si teme di più è che il lotto numero tre di questa strada si cominci a fare, avviando così lo scempio e lo spreco. Un po’ come col Ponte sullo Stretto: magari non si completerà, ma i cantieri potrebbero essere aperti e deturpare già tutto, con la beffa di generare un’incompiuta.
Sono davvero giorni difficili e confusi per il territorio siciliano, e il governo Cuffaro non rassicura affatto. Si è dilaniato sullo scempio delle Eolie (votato contro il volere dello stesso governatore, mentre si scopre che le opere autorizzate sono più delle otto che hanno fatto gridare allo scandalo), ma contemporaneamente ha votato compatto per il condono edilizio con lo sconto: i siciliani pagheranno il 15% d’acconto contro il 30 del resto d’Italia, e potranno rateizzare l’«obolo al cemento» fino al 2008. E ha ripescato una norma che consentiva la riconversione ad usi civili dei fabbricati in aree agricole: l’anno scorso il provvedimento era stato impugnato dal commissario dello Stato; ora è stato rivotato, e la riconversione è stata ampliata anche ad usi commerciali.