Santo subito

Fra Maurizio, la Provvidenza per Poletti e le cortesie per il Celeste
di Adriano Todaro - mercoledì 28 dicembre 2016 - 2724 letture

Cos’ha detto Martina? Come la pensa Martina? Come la vede Martina? Ormai, a Milano, è tutto un cicaleccio su Martina. Fra una fermata e l’altra della metropolitana, ci si guarda negli occhi e, vicendevolmente ci si domanda: ma Martina non dice nulla? Ai semafori rossi o nelle code, da un abitacolo all’altro delle automobili, la domanda è sempre la medesima: e Martina?

Insomma, c’era un’attesa spasmodica per riuscire a capire la posizione di Martina. Che, diciamolo subito, non è la ragazza che abita nel palazzo di fronte al vostro. Chistu masculu jè e fa Martina di cognome, di anni 38, di professione ministro, di nome Maurizio. E, finalmente, Martina ha parlato e così ha risolto un quesito che ci toglieva il sonno.

Il sindaco di Milano, il grande manager Beppe Sala, si era autodimesso appena saputo di essere indagato per la vicenda Expo. Dal punto di vista giuridico non è possibile l’autosospensione: o se ne va o resta in carica. Milano, come si sa, è la città del fare, oltre che da bere e, quindi, il Beppe si è autosospeso e si è chiuso nella confortevole casa di via Brera, la via modaiola di una certa sinistra radical-chic. L’autosospensione è durata solo tre giorni. Poi ci ha ripensato e ha ripreso il suo posto di primo cittadino. E qua entra in gioco Martina che, al momento dell’autosospensione, ha dichiarato: “Ho piena fiducia nel sindaco Sala. Ha fatto un gesto di grande rara sensibilità”.

Eh, come no! Dunque, vediamo di ricapitolare la sensibilità del manager. Sala è indagato per falso materiale e falso ideologico per aver retrodatato due verbali per la sostituzione di due commissari della gara per l’appalto della “piastra” Expo. L’appalto lo vince l’impresa Mantovani con un ribasso del 41,8%, da 272 milioni a 149. Alla fine costerà 290 milioni. Non è “rara sensibilità”, questa? Sala è indagato anche per tre false dichiarazioni sulle sue proprietà (casa in Svizzera e villa a Zoagli) e attività (società in Italia e Romania). E’ indagato per truffa aggravata per le monete Expo. Accanto a queste imputazioni pende anche un processo civile per ineleggibilità alla carica di sindaco. Perché la legge dice una cosa ma Sala, proprio perché è "sensibile” ne fa un’altra. In pratica ha firmato atti della società Expo come commissario di governo, in date successive alle sue dimissioni.

Per far risedere Sala sulla poltrona vellutata da sindaco, si sono mossi in tanti. Tutti a magnificare le rare doti di questo manager. Si sono mossi tutti i circoli che a Milano contano e, naturalmente, quella sinistra che non ha mai visto una fabbrica ma tanti salotti. E così sono scomparsi i miliardi sprecati per l’Expo, il fallimento economico dell’esposizione, l’abbandono che vige sui terreni che furono Expo. Tutto scomparso, tutto come i due milioni di cinesi che dovevano venire a visitare l’Expo milanese.

Il sostegno più corposo, però, è stato fatto da Martina. Che, pensate un po’, anche se nessuno se n’è mai accorto, è ministro dell’Agricoltura. Il prode Maurizio viene dalla Bergamasca, da Calcinate e ha fatto tutta la carriera all’interno del Pds. E’ chiamato Fra Maurizio per la sua vicinanza con Comunione e Fatturazione. Ma è stato attiguo anche a Filippo Penati che ha abbandonato quando sono arrivati i guai giudiziari. Poi si è innamorato di Bersani e infatuato di Gianni Cuperlo. Il vero e totalizzante grande amore, è sbocciato però con Renzi. E dopo l’amore è diventato ministro. E ora vuole diventare vicesegretario del partito. E poi dite che non c’è la Provvidenza!

E la Provvidenza è intervenuta, benevolmente, anche per un altro ministro, il Poletti che una ne fa e cento ne combina. L’avevamo lasciato che magnificava i figli che trasportavano cassette nei supermercati ed ecco che ora se la piglia con i giovani che abbandonano l’Italia per lavorare all’estero e, giustamente, non vuole più “averli più fra i piedi”. “Bisogna correggere un’opinione – ha continuato il ministro – secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100 mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100 mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ‘pistola’. Permettetemi di contestare questa tesi”. Noi, invece, non ci permettiamo di contestare questa tesi perché, in realtà, un “pistola”, in Italia, è rimasto ed è questo ridanciano e paciarotto ministro. Andava a cena con gentiluomini come Buzzi e “Spezzapollici” e ora fa la paternale ai ragazzi che vanno all’estero a lavorare. A proposito: un figlio non sposta più le cassette di frutta nel supermercato Coop ma è direttore di un giornale che ha ricevuto, dallo Stato, in tre anni, finanziamenti per mezzo milione di euro.

Uno così sarebbe stato un peccato perderlo e, infatti, è ancora ministro. Eppure noi il Giuliano Poletti non lo disprezziamo. Lo vediamo come un compagnone, facile alla battuta e alle rimpatriate fra cooperatori. Lui si sbafa i garganelli con i gomiti sul tavolo, poi un po’ di braciole di castrato. Il tutto innaffiato da un corposo Sangiovese. Se costruiva macchine per cucire, avrebbe potuto lanciare lo slogan: “Poletti punti perfetti” ma siccome spara solo cazzate, lo slogan è: “Poletti cazzate perfette”.

Altro giro, altra notizia. La Nuova camorra democratica è stata di nuovo colpita. Un suo esponente, il verginello Celeste Roberto Formigoni, è stato condannato, in primo grado, a 6 anni di carcere per corruzione. Il tribunale ha disposto la confisca di circa 6,626 milioni di euro, in beni tra i quali quadri, quote di proprietà di sette abitazioni (da Sanremo a Lecco ad Arzachena), di due box, di un terreno, di un ufficio e di un negozio a Lecco, oltre a tre auto e conti correnti. Inoltre, secondo i magistrati, il Celeste godeva di “viaggi ai Caraibi e barche con tanto di champagne a bordo”.

Per uno che aveva fatto voto di povertà e di castità è uno smacco. Comunque non disperiamo perché, alla fine, la giustizia trionferà. Ne sono sicuri anche i suoi avvocati che hanno dichiarato che quello che riceveva il morigerato Formigün, non era corruzione ma erano semplici “cortesie”. Insomma, Formigoni s’incontrava per caso con uno in ascensore e quello subito gli diceva: senatore Roberto vorrei fargli una cortesia: le offro un viaggio ai Caraibi. Naturalmente il Celeste traccheggiava: ma no, lasci perdere… ma poi, per non farsi vedere cafone, accettava. Prendeva la metropolitana e ne incontrava un altro: senatore le offro sette case. Stessa manfrina, ma no, non deve, no, no, insisto ecc. Insomma il fatto è che il Celeste lo frega sempre la gentilezza e il bon ton.

Da buon cattolico osservante metteva in pratica i dieci comandamenti. Il fatto è che li osservava da lontano, dai Caraibi e mentre li osservava, sbadato com’è, si è perso un comandamento. Il settimo.


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