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Santi, eroi e aspiranti scrittori

Le notizie dal mondo dell’editoria continuano ad essere disarmanti. Tra le tante statistiche diffuse, si evince una certezza: gli italiani scrivono, raramente leggono.
di Piero Buscemi - martedì 31 maggio 2016 - 5246 letture

Siamo passati alla storia con le etichette, forse ormai sorpassate dagli eventi, di navigatori, eroi e santi. E’ il destino che i cittadini italiani si portano come eredità culturale del passato. Certo, nel mondo siamo conosciuti anche per meriti meno nobili, ma lasciamo ad altri il compito di descriverli.

Ci limitiamo a confermare che, per l’attributo "navigatore", a parte le occasioni nelle quali rivestiamo il ruolo di solcatori d’onde in veste di passeggeri da crociera o, tuttalpiù, da comandanti di navi da arenare sugli scogli (Schettino docet!), è una di quelle credenziali perse nel dimenticatoio e, spesso, usate anacronisticamente.

Quando si parla di eroi, invece, il rischio è sempre quello di doverli decantare per motivi che sarebbe meglio evitare. La recente ricorrenza del giudice Falcone e quella che seguirà il prossimo 19 luglio per Borsellino costringono ogni anno a speculare, su fronti diversi, un senso del dovere che sembra più conveniente chiamare "eroismo".

Per i santi, già un noto proverbio invita a non scherzarci troppo su, e noi accogliamo il consiglio volentieri. Quindi rivolgiamo la nostra attenzione verso quell’istinto incontrollabile che ha portato un intero popolo italiano a riconoscersi nell’appellativo di scrittore. E’ d’obbligo fare un distinguo: le bacheche virtuali dei nostri tempi e i nuovi mezzi di comunicazione, tra smartphone, ipod e tablet, giustificano un numero esorbitante di dita febbricitanti che picchiano sui tasti per consegnare ai posteri la propria testimonianza sui dolori e le gioie del mondo o, in alternativa, le citazioni storiche dei grandi personaggi; accanto a queste, sopravvivono i successori dei più o meno grandi, interpreti della invidiata letteratura nazionale.

Ci concentriamo proprio su quest’ultimi. Sono quelli che, spinti dalla passione per la scrittura e un malcelato desiderio di trasmettere le proprie opere letterarie ai propri contemporanei, affrontano il triste responso degli statistici delle vendite di libri che, ogni anno, confermano dati sconfortanti sulla predisposizione alla lettura degli italiani.

Si potrebbero sprecare parole (magari, anche scriverle) su questo annoso problema, ma abbiamo avuto l’occasione per approfondire l’argomento direttamente dalle esperienze di due aspiranti scrittori, una donna ed un uomo che, pur avendo pubblicato qualche libro, sono ancora a fare i conti con i milioni di italiani che, nella migliore delle ipotesi, si limitano a leggere qualche pagina di un libro supersponsorizzato, tra un sms d’offerta telefonica e un whatsapp.

Quella che segue è una corrispondenza platonica tra i nostri due aspiranti scrittori, che chiameremo Pippo e Pippa, sulle vicende narrative e gli approcci con case editrici, agenzie letterarie, tipografie e talent scout di ultima generazione, con la quale proviamo a lanciare un aperto dibattito sulla questione. Se ce ne fosse ancora bisogno.

Pippa: Una storia che non è raccontata, è sofferta; un protagonista che non è uno, è tutto, è un’umanità racchiusa in un corpo solo o forse un corpo solo che porta dentro e sopra di sé l’intera umanità. I primi due capitoli ti danno la scossa, ti generano quel brivido che ti sale lungo la schiena e ti fa rizzare i peli sulla nuca; gli ultimi tre sono quelli in cui non leggi, vivi la storia, la salsedine la senti sulle labbra, negli occhi, sulla lingua. I capitoli centrali sono, credo, volutamente lenti e introspettivi oltremodo, ma è la quiete prima della tempesta, la riflessione prima della scarica che tira fuori l’istinto. Allora senti quel calore alla bocca dello stomaco che ti fa temere che il tutto stia X finire e poi, quando davvero finisce, continui a sentire quel senso di amaro nei confronti di qualcosa che sentì troppo più grande di te, troppo sbagliato, troppo ingiusto, e continui a sentire quella salsedine sulla punta della lingua che ti rende ancora più impotente davanti all immensità di un mare che assorbe nella sua vastità tutti gli errori di una umanità disumana.

Pippo: In effetti, spesso non ha importanza se la storia che stai scrivendo, l’abbia vissuta realmente. E’ sufficiente sentirla propria.

Pippa: Leggendo mi è venuta in mente quella cosa che dici sempre tu, cioè che se il libro lo scrive una donna lo sentì subito. Questo libro non poteva averlo scritto nessun altro se non tu.

Pippo: E’ un esperimento che faccio spesso. Rileggere a distanza di tempo i miei scritti. E riconoscermi.

Pippa: Forse è vera la battuta di un noto film di Troisi: ma, pecché…Dante n’ha conosceva davvero a Beatrice?

Pippo: Parlando seriamente, sono convinto e lo rimarrò per sempre, che chi si dedica alla scrittura da molto tempo e lo ha fatto sempre con molta passione, tra le migliaia di parole partorite, ci sono sicuramente pezzi degni della letteratura più vera...in questo calderone, mi ci metto anch’io senza falsa modestia. Il problema vero è che nessuno lo sa...o forse, troppo pochi. E allora, molte volte ti viene la voglia di mettere un libro intero ed inedito direttamente su internet. Regalare le tue emozioni e provare a contare quanti contatti avrai...gratuitamente

Pippa: Io al tuo posto lo farei

Pippo: Nelle classifiche delle vendite dei libri si nasconde il grande mistero della cultura italiana...

Pippa: Alla faccia di tutti gli editori stronzi che ti mettono in attesa per mesi e non si degnano neanche di dirti che non se ne fa niente.

Pippo: La cultura gratis, fatta anche di un libro reso visibile a tutti gratuitamente, non raccoglierebbe più di qualche migliaia di lettori...perché, te l’ho detto in altre occasioni...alla gente non frega un’emerita minchia di leggere un buon libro, a parte quei tremila che mi leggerebbero gratis, magari solo perché hanno già apprezzato qualcosa letto...a gratis. Il problema non sono gli editori...ovvero, non solo loro. Loro navigano in un mondo commerciale, e seguono inevitabilmente i gusti e le esigenze delle persone che vivono in questo fottuto paese.

Pippa: Ma con il monopolio dell’editoria nelle mani di pochi, cosa può fare un autore sconosciuto?

Pippo: Si potrebbe pubblicare un libro con la formula del selpublishing. Un prezzo non superiore ai tre euro, potrebbe incentivare le vendite e superare i tremila a gratis...

Pippa: Interessante… ma la distribuzione?

Pippoi: La scrittrice americana che ha messo su internet il suo libro ebook a un euro a scarico...poi ha venduto un milione di copie e oggi pubblica per la più importante casa editrice americana

Pippa: Io sono sempre un po’ restia davanti all’ebook, forse per il mio inguaribile romanticismo di sentire le storie tra le mani oltre che leggerle, di sottolineare le parti che più mi colpiscono, di sentire sotto il naso il profumo della carta stampata

Pippo: Sicuramente...e come darti torto? ma tu non puoi rimanere l’unica mia lettrice... adesso ti faccio una domanda provocatoria: sinceramente...se io ti avessi detto... guarda che è uscito il mio nuovo libro...lo puoi acquistare su internet perché la casa editrice ha qualche problema di distribuzione...tu lo avresti mai ordinato per leggerlo?

Pippa: Perché no? Adesso tu mi dirai…E allora perché non hai comprato gli altri? E a questa domanda mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Pippo: Una scusa che non regge il confronto con il discorso...chiunque può avanzare un buon motivo per non comprare un libro...figurati chi non lo fa abitualmente: non se ne esce...perché nessuno vive l’emozione come la vivo io, non di scrivere un libro...ma di leggerlo dopo averlo comprato... io sono stato capace di acquistare di seconda mano un libro che è stata la mia bibbia per decenni... e quando il tizio che me lo ha ceduto, non poteva mandarmelo per posta, sono andato a prenderlo… e pagandolo

Pippa: La maggior parte delle mie spese se ne vanno in libri, di ogni genere...e molti li compro su internet. Di seconda mano no, lo ammetto. Devo essere io la prima ad aprirlo. Il mio libro deve avere il mio odore. E basta

Pippo: Ma non rendere il discorso buttandolo sul personale...

Pippa: E su che lo devo buttare? La domanda l’hai fatta a me

Pippo: Qua si sta parlando di milioni di persone che non lo leggono neanche regalato e poi vanno a Torino a vedere Salvini che spara minchiate

Pippa: Ma che c’entra. Quelli non leggerebbero nemmeno folgorati. Io parlo di chi ama leggere

Pippo: Appunto...facciamo un esempio

Pippa: E tu hai fatto la domanda a me. E io ti ho risposto. Ti ho detto che l’acquisterei. Su internet o altrove

Pippo: Una volta...forse già lo sai...proposi a un editore l’obbligo di acquisto di dieci libri dal suo catalogo per tutti coloro che pubblicavano un libro con la sua casa editrice...una sorta di catena di sant’antonio, dove la prosecuzione si sarebbe potuta allargare alle persone conosciute che, in ogni caso, avrebbero avuto proposto il proprio libro. Ebbene, se noi due che dovremmo parlare la stessa lingua, troviamo una scusa per non avere in casa il libro dell’altro...a parte io che l’ho acquistato...che cazzo pretendiamo dal mondo intero?

Pippa: Aspetta. La questione secondo me è diversa. Io compro decine di libri e mi lascio prendere dal l’istinto quando lo compro. Magari una parola, una frase letta dentro o fuori o la curiosità verso un autore. Ma il libro lo devo scegliere io, non lo puoi imporre tu…E poi imporre l’acquisto di 10 libri sembrerebbe solo un modo per camuffare la solita stampa a pagamento. O magari ammettere ai potenziali scrittori che se non ce li prendiamo fra di noi sti libri non se li prende nessuno. Io non vorrei aver venduto 10000 copie perché 9999 le hanno imposte come condizione per pubblicare altri. Non è soddisfacente. Anzi è anche un po’ umiliante. A questo punto li distribuisco gratuitamente sui fogli a4 a chi veramente vorrebbe leggerlo perché è curioso di sapere che può uscire dalla mia testa. Non trovi?

Pippo: E’ un discorso che merita di essere approfondito.

Pippa: Una volta l’hanno proposta anche a me questa cosa. Un tizio su linkedin. Mi chiese se volevo pubblicare con la casa con la quale aveva pubblicato lui. Tutta una sviolinata per propormi alla fine di acquistare il suo libro e continuare così la catena di s. Antonio…Non gli ho nemmeno risposto

Pippo: Ma questo era un evidente tentativo di raggiro. Se non un approccio…

Pippa: Diciamo che in linea teorica potrei essere d’accordo con te circa la scelta dell’editore con cui pubblicare, ma...a me per esempio, piacciono molto le pubblicazioni di Feltrinelli, quante probabilità avrei, secondo te, di pubblicare un mio inedito con Feltrinelli? Lo stesso dicasi di molti altri editori. Ti faccio un esempio pratico, parlando di fiabe, mi piace molto la linea del battello a vapore (giunti) ho inviato molti anni fa una fiaba...nulla. Un paio di anni fa ho inviato una trilogia che, a mio giudizio, e sai che non amo elogiarmi, è molto carina, nonché istruttiva dal momento che in ciascun racconto tratta temi forti come l’olocausto, la condizione femminile in molti paesi e l’uso di droghe da parte degli adolescenti, tutti trattati in modo molto fresco, allegro e variopinto. (Ma ora che ci penso, forse l’hai pure letta). Ad ogni modo Il battello a vapore se n’è fregato altamente, di contro compro ai miei figli da sempre libri delle loro collane, alcuni carini, altri veramente squallidi e non solo a giudizio mio, ma anche dei lettori direttamente interessati. Allora, come vedi, il tuo discorso non regge più e, di conseguenza, devo ripiegare sulla foresta dei piccoli editori. Il mio primo approccio con una casa editrice, a dire il vero, non me lo ricordo molto, ricordo solo che inviai il manoscritto e loro si mostrarono interessati, il resto lo conosci. Non avevo mai letto nulla di loro prima e neanche dopo in verità, fatti salvi i tuoi scritti. Per quanto riguarda poi la libertà di scegliere cosa leggere, se ci rifletti, il mercato librario non è più pilotato di molti altri mercati, vedi moda, elettronica, perfino alimentari. Ci illudiamo solo di essere liberi, in realtà siamo schiavi di tutto e la vera tragedia è che certe schiavitù ce le creiamo noi stessi.

Pippo: Effettivamente il discorso diventa noioso, ma non per la velocità della mia connessione, ma piuttosto per il fatto che l’editoria italiana è talmente contorta che tutti abbiamo ragione, e torto, nello stesso momento… ti racconto un nanetto. Uno scrittore che ho conosciuto di persona, palermitano ed ex ingegnere che ha girato mezzo mondo, decide ad oltre sessanta anni di dedicarsi alla scrittura… stessa trafila nostra, si specializza in racconti e, dopo tanto penare, arriva la proposta della casa editrice di turno… firma il contratto che prevede nessun costo per l’autore, ma la stampa e la distribuzione del libro sarà condizionata dall’andamento del mercato… ebbene, nel giro di tre anni, questo vende 5000 copie del libro, solo grazie alla sua capacità di comunicazione e alle amicizie sparse per il mondo… pensa che in quell’anno, lui si ritrova tra i primi 50 nella classifica delle vendite. Un mese fa, la botta. Un famoso editore della sua città, un’istituzione nazionale e palermitana gli pubblica un libro inedito. Recensione su La Repubblica di Palermo… pubblicità della edizione in altre varie testate e tra un mese sarà protagonista in una fiera dedicata ai libri, in una località della Sicilia

Pippa: Mi sembra di averne sentito parlare di questa storia.

Pippo: Cosa è successo? Niente... ha solo investito molto denaro di cui dispone e ha fatto una proposta alla nota casa editrice per la pubblicazione del suo libro...Nessun illecito, intendiamoci, ma in Italia funziona così...il resto, sono solo supposizioni e tentatici di spiegarsi il sistema.

Pippa: Si è sempre detto che chi tiene i santi va in paradiso

Pippo: Se vai sul sito della casa editrice, c’è una sezione dedicata alla proposta dei manoscritti...pensa che per anni, in Sicilia, è stata la più grande casa editrice… i vari Sciascia Bufalino ecc...avere il libro sugli scaffali della libreria a Palermo, era essere nel giro grosso… insomma, se leggi le istruzioni per proporti, sembra che ci voglia una laurea in Impaginazione applicata e Design Letterario...di positivo è che è un lavoro da svolgere tutto su internet con email, ma alla fine...è come se avessi riscritto il romanzo...sto meditando di inviare il mio nuovo romanzo inedito...

Allora, facciamo alcune considerazioni finali. Proviamo per un attimo a fare il discorso al contrario? Cosa intendiamo dire? La risposta è più semplice di quanto si possa pensare. Quando ci rivolgiamo ad una casa editrice, statistiche alla mano dimostrano che la percentuale più alta lo fa in veste di aspirante scrittore. Niente di male in questi tempi di citatori, linketori, filosofi da muri di strada e opinionisti vari del web. Ma anche in questa veste, ci sono cose che non ci convincono.

Rivolgersi ad una casa editrice per proporre un testo, dovrebbe presupporre che le motivazioni che spingono a sceglierne una in particolare piuttosto che un’altra, dovrebbero essere racchiuse in una conoscenza, seppure marginale, del lavoro e della qualità della C.E. scelta in quel dato momento. E come si può conoscere l’operato di una C.E. se di questa non si è mai letto neanche un libro?

Quando si decide di inviare un inedito, la scelta ricade sempre nei confronti di case editrici per le quali si ha una sufficiente conoscenza diretta, tramite libri pubblicati e letti, lo stile delle copertine ma soprattutto, il contenuto e l’argomento dei libri pubblicati. Per dirla in parole povere: perché affidare un testo che, sicuramente, è costato nottate insonni, decine di revisioni, pathos e quello che volete, ad una casa editrice che pubblica libri di scarso valore letterario, scritti con i piedi, solo perché ha un criterio di scelta dei testi da pubblicare molto generoso?

Si può anche decidere di non inviare un testo a Mondadori, per esempio. Perché non si condivide la linea editoriale in stile monopolizzante che porta avanti da diversi decenni. I tempi sono sicuramente cambiati negli ultimi anni. E sicuramente in peggio. .

La proposta, fatta alla casa editrice, quella di imporre l’acquisto di libri di altri autori, è da analizzare. L’intento potrebbe essere quello di mettere in contatto centinaia di esordienti, con le stesse passioni, aspettative e sogni infranti, attraverso le proprie opere che trasmettono inequivocabilmente la mera natura dell’autore. Si pretende di avere la scelta dei libri da comprare. Ma siamo veramente sicuri che sia così? Che libertà vera si ha di leggere il libro di uno scrittore sconosciuto, se nessun meccanismo commerciale, prima che editoriale, decide di metterci al corrente che SIA uscito un libro di questo autore? Quelli che pensiamo di scegliere sugli scaffali delle librerie o su internet, fanno parte di un mercato pilotato e beffardamente libero nel quale scegliere un testo da leggere. Quello che ci ritroviamo a fare noi è soltanto illudersi di avere la libertà di scelta tra un numero infinito di libri imposti.

Certo, ci sono le eccezioni. Ogni tanto esce un De Luca e riaccende le speranze di noi aspiranti scrittori, ma anche di noi appassionati lettori. Ma sono mosche bianche. Ed è pure finita la farina, per truccarle...basta vedere le ultime pubblicazioni a ritmo di una o più all’anno che il nostro Erri si ritrova a dover confezionare. Ormai le librerie hanno un reparto a parte per lui. Un caso simile a Camilleri.

E allora che fare? Rinunciare a scrivere, quasi una risposta patologica. Scrivere per un giornale online aiuta a non perdere l’abitudine. Scegliere di regalare la propria creatività a titolo gratuito, sicuramente coinvolge un numero maggiore di spettatori, ma dobbiamo avere il coraggio di abbandonare per sempre l’idea della soddisfazione del libro in vetrina nelle nostre città, il potenziale lettore attratto dalla copertina o dal nome dell’autore, le presentazioni in pubblico con relativa intervista del giornale locale. Diciamo che le ultime due si possono realizzare in ogni caso. Arrivati a questo punto, si potrebbero stampare un centinaio di copie da proporre in incontri culturali, per chi non riesce a rinunciare a sentire il profumo della carta. Per tutti gli altri, gli ebook a tre euro su internet.

Siamo già in questo mondo virtuale della cultura. Inutile rimanere ad occhi chiusi. Possiamo continuare a farlo con i classici dell’Ottocento e Novecento, ma se vogliamo esplorare o vogliamo offrire una letteratura dei nostri tempi, in Italia è quasi impossibile. Quindi, se si è scelto di rimanere entro i confini, specializziamoci nella traduzione dei nostri testi in inglese (o li affidiamo ad un ottimo madrelingua) e sconfiniamo. Alcuni libri, per esempio, si trovano su siti internet in Kazakistan, Giappone, Canada, Inghilterra. Tra qualche anno magari qualcuno ci invierà due euro e trenta centesimi (il costo di una granita caffè con panna e brioche) come diritti d’autore.


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