Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Sant’Agata, la tristezza dopo la festa

Sconforto e tanta amarezza. La festa, la gioia, i suoni e le parole non sono state mai così tristi. La mattina di giorno 6 febbraio, in chiusura della processione, durante la salita di Sangiuliano un avvenimento ha scosso la festa.
di Luca Salici - mercoledì 11 febbraio 2004 - 7120 letture

Il 4 ed il 5 Febbraio Catania si ferma; in due giorni si festeggia e si porta in giro per la città la patrona S.Agata. La religione ed il folclore si fondono e combinandosi ci restituiscono una ricorrenza a cui è impossibile rimanere indifferenti. Tra le vie di Catania, il fercolo della Santuzza sembra essere trascinato da un fiume bianco, il colore dell’abito (il sacco) con cui i devoti, che trainano il fercolo, sono vestiti. Momenti topici della festa sono le funzioni religiose e soprattutto le salite delle vie più ripide di Catania: la salita cosiddetta dei Cappuccini, e la salita di Via Sangiuliano. Questi sono i momenti in cui lo sforzo fisico è sentito particolarmente dai devoti: in qualsiasi festa popolare l’ostentazione della forza virile è uno dei temi caratterizzanti. La fatica e lo sforzo sono segno di completa devozione alla patrona, e la venerazione alla Santa viene dimostrata tirando in corsa, un cordone lunghissimo per la scalata della vie più ripide di Catania.

Quest’anno la gioia è stata seguita dall’amarezza.

La mattina di giorno 6 febbraio, quindi in chiusura della festa e a poche ore dall’entrata del fercolo della patrona nel Duomo di Catania, durante la salita di Sangiuliano un gruppo di devoti è caduto ed è stato letteralmente calpestato dagli altri devoti che erano a ridosso. Più di una ventina di ragazzi sono rimasti feriti, ed in un caso fin da subito le condizioni di un ragazzo sono sembrate davvero difficili. Roberto Calì, trasferito nell’ospedale più vicino, è stato immediatamente sottoposto ad intervento chirurgico per tamponare una pesante emorragia epatica. Ha lottato fin all’ultimo ma non ce l’ha fatta: giorno 7 febbraio 2004 Roberto, un ragazzo di ventidue anni, è morto. Roberto, padre di due figli, se n’è andato festeggiando e inneggiando la patrona di Catania. La forza che poco prima aveva manifestato non è bastata a sconfiggere l’ultimo nemico: la morte.

Non si è parlato d’altro in questi giorni a Catania. Come è possibile che un uomo perda la vita partecipando ad una festa religiosa? La risposta più plausibile sembra essere stata l’allungarsi dei tempi della festa (che con gli anni sono decisamente aumentati) che, secondo molti, è stata causa della fatica dei devoti, arrivati stremati alla salita più difficoltosa della processione. Quest’anno il ritardo è stato davvero considerevole, tanto che la salita è avvenuta alle ore 8.30, orario che dovrebbe coincidere in teoria con la chiusura della festa. L’entrata del fercolo nel duomo di Catania è avvenuta alle 11.30, dopo ben 16 ore dall’uscita della Santuzza. Le responsabilità in questo caso sarebbero in teoria degli organizzatori della festa, ma in effetti spesso e volentieri sono proprio gli stessi devoti ad allungare i tempi della festa e a ritardare il rientro del fercolo. Quindi? Beh, è senza dubbio difficile rintracciare le colpe e le responsabilità di quanto è accaduto. La procura ha aperto un’inchiesta, attendiamo novità in proposito. Forse la festa dal prossimo anno cambierà fisionomia: così è avvenuto ogni volta che si sono registrati degli incidenti durante la processione; forse la salita di Sangiuliano dall’anno prossimo verrà eseguita a passo d’uomo e non di corsa come tradizionalmente avviene. C’è da registrare che la città di Catania quest’anno non si è solamente stretta alla propria patrona, ma si è unita soprattutto al dolore della famiglia Calì, a cui giunge il nostro più sentito cordoglio. Vorrei concludere con uno stralcio della lettera con il quale la moglie ha voluto ricordare Roberto durante il funerale:

"Sant’Agata ti ha riservato un posto speciale accanto a Lei. E Francesco (uno dei due figli) si metterà il sacco e sarà lì, anno dopo anno, ad onorare la Santa come facevi tu"

Nessun’altra parola deve essere aggiunta. Ma qualcosa deve essere fatta: qualche modifica alla processione in modo tale che la sicurezza non sia mai pregiudicata nei confronti del folclore. La tutela dei devoti e degli spettatori deve essere in primo piano, anche a scapito della bellezza estetica della processione.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -