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Sanità Lombardia, il ’nuovo’ che avanzava

Come un esonero di un allenatore e la ricerca nel passato della guida giusta. Occorrerebbe cambiare le regole del gioco, prima ancora dei suoi protagonisti
di Redazione Lavoro - mercoledì 13 gennaio 2021 - 893 letture

C’è il rimpasto della giunta lombarda. L’indifendibile Gallera paga il prezzo della sua incompetenza e della sua inadeguatezza, che avrebbero fatto ridere se non avessero causato la morte di tante persone. Al suo posto arriva Letizia Moratti, non certo un volto nuovo.

Un cambio che arriva dopo che la Lombardia ha pagato e paga tuttora un prezzo altissimo per un sistema socio-sanitario sacrificato sull’altare del profitto, in una logica di complicità che, da Formigoni in poi, nessuno ha voluto rompere.

Se da oggi Gallera non sarà più l’assessore al Welfare in Lombardia, buona parte della “merito” è anche dell’USB che, spesso in solitudine nel panorama sindacale, ha condotto coraggiose battaglie contro questo sistema criminale con manifestazioni, denunce, scioperi, esposti e iniziative che hanno aggregato, sotto la bandiera della stessa indignazione e della stessa rabbia, lavoratori e cittadini. USB non si è mai fermata, nemmeno durante questa infinita pandemia.

Oggi, al posto di Gallera arriverà Letizia Moratti, il cui operato come sindaca di Milano ricordiamo ancora molto bene. Il plauso che si leva da Salvini e da tutta la destra che ha “gestito” l’ecatombe lombarda non è un buon biglietto da visita e certifica la continuità con le politiche sanitarie precedenti, fatte di privatizzazioni, tagli, desertificazione sanitaria del territorio e tanta, tanta, troppa corruzione, in barba al diritto alla salute.

L’USB proporrà, sin da subito, anche alla nuova assessora la propria idea di modello sanitario, fatto di assunzioni stabili di personale; trasferimento di risorse e investimenti dalla sanità privata a quella pubblica; costruzione di un sistema socio-assistenziale pubblico che sottragga le vite dei nostri anziani all’esclusiva logica del business geriatrico; costruzione di un sistema di medicina territoriale che sia un riferimento costante per i cittadini, a partire dalla prevenzione. In sintesi, una sanità che torni a mettere al centro delle proprie scelte la salute e il diritto alla salute, e non il profitto.

Il primo banco di prova sarà l’attesa riforma del sistema sanitario regionale che, finita la sperimentazione di quello attuale, determinato dalla scellerata Legge 23/2015, ha bisogno di essere totalmente ripensato.

L’USB invierà immediatamente una richiesta di incontro per proporre le proprie idee, sperando che, almeno nella tracotanza, ci sia qualche discontinuità rispetto al precedente assessorato, incapace di ascolto, davanti alle istanze del personale sanitario e persino di fronte al dolore dei parenti delle vittime nelle (e delle) RSA.

Una pagina della nostra storia da voltare in fretta. Da cancellare. Da bruciare.

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