Sei all'interno di >> :.: Dossier | Archivio dossier | Salvo Basso |

Salvo Basso. L’apprendistato di un poeta

Ho conosciuto Salvo nel 1994, quando insegnavo nel liceo che grazie a lui conobbe una straordinaria stagione culturale. Riesco forse a parlare di alcune delle cose che fece...
di Pina La Villa - domenica 23 ottobre 2005 - 4800 letture

“Carta biografica.

Salvo Basso è nato a Giarre il ’23/10/’63
abita a Scordia in Via Garibaldi 191
è celibe e fa lo studente
è alto 1,68
ha i capelli neri
gli occhi castani
i segni particolari sono tanti
ma correrei il rischio di annoiare
il lettore
nel descriverli tutti. Quindi
niente segni particolari”.

[Egomeio.Salvoesie 1979-81, Prova d’autore 2003]

La breve vita di Salvo Basso (Giarre, 23 ottobre 1963 - Scordia 26 Aprile 2002) viene così da lui stesso raccontata quando non ha ancora vent’anni. Più tardi, in "qo" (Brescia, edizioni dell’Obliquo, 1999), sarà ancora più sintetico:

“aiu scrittu libbri mi maritai macari vicisinnucu aiu divintatu” [ho scritto libri mi sono sposato anche vicesidaco sono diventato]

Ha immaginato anche come si dovesse parlare di lui, come i posteri avrebbero dovuto trattare la sua opera:

"Non lascerò manoscritti. Schegge/ di una calligrafia da decifrare./Appassionati interpreti, discutendo/ di virgole. Le penne usate, i/ quaderni persi. La diversità delle/ stesure. Il nervosismo dei pensieri./ Accanitevi invece solo sulle parole/ stampate, della vita usate solo/ l’indispensabile e solo per inquadrare/ la necessità del contesto. Ai miei/ tempi passavo per uno bravino. Uno/ che avrebbe potuto e dovuto prendere/ otto in matematica o essere il più /grande dei poeti morenti". [in "E", raccolta di versi pubblicata in Siciliomi 1-2000, a p. 363]

Io mi limiterò qui ad accennare solo all’indispensabile.

Salvo Basso è vissuto sempre a Scordia (CT). La sua vita si è svolta tutta nell’orizzonte di questa città, a pochi chilometri da Catania.

Qui ha fatto i suoi studi al liceo scientifico “Ettore Majorana”, ma qui è rimasto anche quando studiava all’università di Catania, Filosofia, laurea col massimo dei voti e una tesi su Max Weber.

Negli anni del liceo e dell’università partecipa alla vita politica e culturale della sua città, con un percorso che appare, oggi, di una coerenza straordinaria.

Già a partire dai primi anni ottanta infatti, Salvo ha e propaganda una precisa idea di cultura , una cultura che deve farsi strumento di cambiamento della città e che quindi deve essere “diffusa”.

Sono questi gli anni della fondazione, assieme ad alcuni suoi compagni di liceo,dell’associazione culturale Passe-partout, che pubblica anche un giornale con lo stesso nome e un sottotitolo significativo: “Passe-partout. Una chiave per tutte le culture”.

Esaurita l’esperienza di Passe-partout Salvo confluisce in quella simile di Nadir (un’associazione erede di esperienze come l’Arci, fondata da Salvatore Agnello). L’associazione organizza mostre, fiere del libro,incontri letterari e pubblica un giornale con lo stesso nome dell’associazione(e sottotitolo: “l’opposto”).

A cavallo fra gli anni ottanta e gli anni novanta, continua il lavoro di Nadir ( che avvia anche un’attività editoriale con la pubblicazione di testi di taglio antropologico) e si intensifica la collaborazione col giornale cittadino “Nella città”.

Fino a questo momento Salvo ha scritto soprattutto poesie. Per queste conia un termine nuovo : “incasciulate”: le sue poesie hanno una loro vita solo nei cassetti. Solo verso la fine degli anni ottanta , inizi anni novanta le comincia a pubblicare. Le troviamo su Militello notizie, Molloy, e poi, nel 1995, su Via Lattea e sulle antologie pubblicate da Nadir, Le voci tra gli sterpi e Frastorni.

I primi anni novanta sono caratterizzati in Italia dalle stragi mafiose e da Tangentopoli. Salvo e alcuni suoi amici di Nadir (in particolare Salvatore Agnello,attuale sindaco di Scordia e allora presidente dell’associazione Nadir)continuano la loro battaglia culturale e politica scrivendo sul giornale “Nella città” e organizzando eventi culturali (concerti, mostre).

Nel Novembre del 1993 a Scordia si vota per l’elezione diretta del sindaco. Viene eletto Salvatore Milluzzo, del PDS. La sua giunta sarà formata da elementi per lo più provenienti dalla rete e da rifondazione comunista, oltre che dal Pds. L’assessore alla cultura si dimette però pochi mesi dopo, in occasione delle elezioni provinciali. Al suo posto il sindaco nomina Salvo Basso, all’epoca giovane intellettuale senza tessera di partito, e sempre controcorrente.

Un assessore per caso, come allora poté accadere in alcune città, liberando energie e idee che sarebbero altrimenti rimaste sommerse, come troppe volte in Sicilia è successo.

Comincia l’avventura politica di Salvo, sotto il segno della casualità e della provvisorietà.

Finalmente l’occasione per poter mettere a frutto tutte le idee maturate in questi anni, misurarsi con tutti i limiti dell’attività amministrativa che lui e i suoi amici avevano criticato, realizzare tutti i sogni che le risorse limitate delle associazioni non avevano consentito.

Il suo manifesto programmatico circolava a scuola (liceo scientifico “E.Majorana”) nell’ottobre 1994 sotto forma di un foglio dattiloscritto. Leggendolo ci rendiamo conto che Salvo ha realizzato molto di più di quello che troviamo indicato in questa semplice lettera aperta al mondo della scuola.

Ha realizzato il suo sogno di una cultura aperta, che si allarga per contatto, anche attraverso gli inviti, i fogli, gli opuscoli, i libri che dalle sue mani passavano a quelle di tutti coloro che condividevano anche solo una delle sue mille idee e iniziative. Incontri di corpi e di cervelli. Ogni “conferenza” - termine con cui venivano anche sminuite queste attività ma che lui continuava a proporre “dovessero venire anche solo quattro persone” - era occasione di dibattito, prima, durante, e soprattutto dopo, quando le persone sciamavano nelle vie attorno al palazzo comunale o all’ex pescheria e si incontravano, si conoscevano, mangiavano e bevevano assieme, elaboravano nuove idee, tramavano alleanze e complicità.

In questo modo nasce l’idea della rete delle piccole città. O meglio il coordinamento degli assessori alla pubblica istruzione (o alla cultura, o ai beni culturali o allo spettacolo a seconda delle disponibilità) dei comuni del calatino prima e poi anche di altri comuni nelle province di Siracusa, Catania, Enna, Messina, insomma anche qui a seconda della disponibilità, cioé dell’opportunità di incontrare negli altri comuni assessori e/o operatori culturali con i quali c’era qualche punto di contatto (l’età, le letture, le idee politiche).

Non basta più Nadir, né l’assessorato.

L’idea della rete delle piccole città si alimenta soprattutto grazie all’incontro con Pietro Toesca, che pubblica una rivista di ecologia territoriale, "eupolis", sull’esperienza delle piccole città storiche dell’Italia centrale. Nel 1997 Salvo dà vita alla rivista "Cittadicittà". Dura pochi numeri, poi cittadicittà diventa una sezione di "eupolis", sezione in cui Salvo chiama a scrivere le persone che hanno da raccontare qualcosa o da mettere in campo idee sulle piccole città della Sicilia sudorientale in cui si stava allargando il suo spazio d’azione e in cui, almeno a partire dal 1992, si era creato un clima favorevole al cambiamento, una nuova, possibile, classe dirigente, diversa da quelle che la Sicilia aveva conosciuto fino ad allora.

Il 1997 è l’anno più intenso. Attraverso il coordinamento, la rete delle città del calatino e del sud Simeto (di cui farà parte anche Girodivite) Salvo pubblica cittàdicittà ; pubblica finalmente la sua prima raccolta di poesie (“Quattru sbrizzi”, con Nadir) e si candida alle nuove elezioni comunali. E’ un successo su tutta la linea.

Il 1998 è l’anno della sua "tournée": in giro - da Catania alle piccole città dei dintorni - a presentare il suo libro e a tessere la tela delle relazioni fra le piccole città.

Gli ultimi anni sono difficili da raccontare, per me, e non solo per la sua malattia, che lo uccide due volte, nell’estate del 2001 e poi il 26 aprile del 2002.

Ho conosciuto Salvo nel 1994, quando insegnavo nel liceo che grazie a lui conobbe una straordinaria stagione culturale. Riesco forse a parlare di alcune delle cose che fece allora e a cui collaborai, ma man mano i nostri rapporti si sono trasformati, dalla collaborazione all’amicizia, esaltante e difficile. E quindi non riesco a chiudere questa biografia.

Per me, in questi anni di ricerche e di tentativi per raccontare la sua vita, Salvo è tornato indietro, agli anni del suo apprendistato di poeta, nei confini della sua piccola città, fra amici con cui condividere idee, sogni,nemici e battaglie. Nel lavoro quotidiano delle associazioni e dei giornali e nelle notti che non dovevano finire mai.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -