Salvatore Novembre aveva 20 anni

Ero rientrato da pochi giorni a casa per le vacanze quando ero sceso in sezione per il solito appuntamento serale con i compagni dopo mesi che non ci vedevamo. Non ho avuto il tempo di salutarli...
di Luigi Boggio - martedì 7 luglio 2020 - 1062 letture

Ero rientrato da pochi giorni a casa per le vacanze quando ero sceso in sezione per il solito appuntamento serale con i compagni dopo mesi che non ci vedevamo. Non ho avuto il tempo di salutarli quando mi hanno detto che la polizia aveva sparato e ucciso in via Etnea a Catania il giovane Salvatore Novembre durante la manifestazione per lo sciopero generale indetto dalla Cgil per i morti del giorno prima di Reggio Emilia e contro la svolta autoritaria del governo Tambroni.

Salvatore Novembre era un giovane edile di Agira (Enna). Una terra di contadini poveri, edili, minatori dello zolfo e di emigrati verso la Germania. Anche da Nicosia partivano a flotta per Prato, Torino e Stoccarda con il paese che si spopolava e che s’impoveriva perché perdeva la migliore forza lavoro. Anche la sezione ne risentiva per la perdita dei compagni più attivi e impegnati nella attività del partito e del sindacato.

Salvatore Novembre faceva il pendolare insieme ad altri suoi compaesani per andare a lavorare a Catania. Ogni lunedì mattina alle 6 prendeva la corriera delle 5 che proveniva da Nicosia per far ritorno a casa il sabato sera. Oltre la fatica del lavoro il lungo e stanco viaggio su vecchie e malandate corriere in strade impecorribili. Il viaggio durava non meno di 3 ore con qualche fermata a causa del malore di qualche passeggero.

Ne so qualcosa per le tantissime volte che sono salito su quei rumorosi mezzi a nafta verso la città etnea per poi proseguire alla volta di Messina. Alla fine del lungo viaggio si era impregnati di nafta, di fumo di sigarette e suonati come dei pugili. Per riprendersi ci voleva del tempo prima d’essere attivi per il lavoro o lo studio.

Su quegli autobus viaggiavano prevalentemente lavoratori e studenti. Un incrocio che ritroviamo nel corso delle manifestazioni di luglio per la libertà e il lavoro contro ogni forma di sfruttamento. Giovani lavoratori e studenti insieme per essere e farsi capire non solo dal sindacato ma dalla società che bisognava cambiare. Una nuova generazione in campo dopo quella della primavera del 25 aprile ‘45, denominata “la generazione delle magliette a strisce”.

Una generazione non ideologica, gioiosa e piena di ideali. Una generazione che si è trovata nel mezzo tra quella uscita dalla Liberazione, fortemente legittimata, e quella ideologica del ‘68. La generazione dell’eskimo innocente, Guccini, e del potere nel sangue come si è visto nel tempo. Con una visione non di recupero del passato ma di cancellazione come se loro fossero spuntati fuori dalle irrequietezze degli dei dell’Olimpo. Con tutte le difficoltà del periodo, senza ideologismi e velleitarismi, la generazione delle magliette a strisce in quei dieci giorni di sommovimenti che scossero il Paese ha contribuito con il sangue e l’impegno ad aprire una nuova pagina di libertà e una svolta sul piano del costume e della politica. Salvatore Novembre aveva 20 anni.


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Salvatore Novembre_Catania 8 luglio 1960


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