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Salvatore Giuliano: agente dei servizi segreti americani?


Anche se si può reputare Salvatore Giuliano “vittima” idealista della cospirazione politica che attraversò la Sicilia nei sette anni compresi tra il 1943 e il 1950, dovrebbero essere valide le ultime interpretazioni storiche che vedono nel Giuliano, ancor più nitidamente rispetto a prima, la possibilità di incarnazione di spia dei servizi segreti al soldo statunitense.
mercoledì 28 luglio 2010, di Mirko Tomasino - 1097 letture

La figura storica e politica di Salvatore Giuliano ha subito diverse rivisitazioni nel corso dei sei decenni, che ci distanziano dalla data della sua uccisione. Secondo le ultime interpretazioni storiche, abbastanza recenti, alla figura del noto bandito di Montelepre è stato affibbiato il ruolo di agente dei servizi segreti americani.

Le ultime ricostruzioni storiche, che fanno riferimento ad archivi statunitensi appena aperti dal periodo del dopoguerra in poi, tracciano questa nuova “identità” di Salvatore Giuliano in base alle presunte ipotesi e congetture circa l’eccidio di Portella della Ginestra, ove si è parlato già in passato, ma si profila ancora adesso, la presunta collaborazione che ricevette il bandito da parte del mondo dell’eversione neofascista, della mafia e dei servizi segreti di cui probabilmente faceva parte.

Il carattere indomito e battagliero di Giuliano, misto a una irrefrenabile, seppur malsana, adorazione verso la sua isola, lo spinse dapprima ad accettare l’avventura separatista, accettandone i gradi di colonnello dell’Evis (Esercito per i volontari della Sicilia) e al contempo intrattenere rapporti, ancora poco chiari, con l’Amgot e le milizie statunitensi occupanti.

Anche se si può reputare Salvatore Giuliano “vittima” idealista della cospirazione politica che attraversò la Sicilia nei sette anni compresi tra il 1943 e il 1950, dovrebbero essere valide le ultime interpretazioni storiche che vedono nel Giuliano, ancor più nitidamente rispetto a prima, la possibilità di incarnazione di spia dei servizi segreti al soldo statunitense.

Ci sono alcuni episodi storici che tendono a corroborare tale ipotesi: negli anni caldi del separatismo isolano, quando la destra del movimento stava per slegarsi da esso per abbracciare la causa politica della Dc, Giuliano fu raggiunto da Michael Stern, giornalista ed ex addetto stampa dell’esercito statunitense durante la seconda guerra mondiale. Come mostrano i documenti e le fonti dell’epoca, Giuliano fu avvicinato facilmente dal giornalista, al quale gli fu indicata la strada del suo covo direttamente dai suoi familiari (seppur diffidenti per natura, provarono un’insolita fiducia verso Stern il quale si presentò in casa loro in uniforme militare) e con cui si intrattenne per una lunga settimana fatta di passeggiate, fotografie, dichiarazioni ed una lettera scritta dal Giuliano stesso e rivolta al presidente americano Truman.

Su Stern si ebbe sempre il sospetto che non fosse un semplice giornalista ma anche una spia americana (data anche la facilità con cui agganciò l’inafferrabile Giuliano) e la disponibilità con cui si offri di consegnare il manoscritto del fuorilegge al presidente Truman. La lettera scritta da Salvatore Giuliano nei confronti del presidente degli Stati Uniti convalida degli aspetti interessanti nel confutare l’idea che il bandito fosse seriamente legato alla bandiera a stelle e strisce, soprattutto per tre motivi: 1) in essa si evidenzia un notevole tono di asservimento ideologico alla patria americana, il quale fa sospettare un forte legame tra i due soggetti; 2) Giuliano mostra piena adesione alla dottrina Truman e alla sua crociata antibolscevica; 3) nel manoscritto il bandito siciliano caldeggia il tema proposto già nel ’43 tramite il sovrintendente dell’Amgot Charles Poletti circa l’ipotesi di una Sicilia “quarantanovesima stella” degli Stati Uniti.

Questo manoscritto, oltre a convalidare una eventuale tesi su un Giuliano legato profondamente ai servizi segreti americani, delinea, in poche righe, il profilo politico del fuorilegge: la sua intensa attività antisocialista e anticomunista e i suoi fervidi ideali separatisti nonostante già fosse stato abbandonato dagli esponenti più significativi del partito (l’area destra del movimento costituita da Lucio Tasca Bordonaro e Don Calogero Vizzini i quali migrarono verso la Dc e altri partiti filo conservatori). Si consolida l’idea che Giuliano, nonostante sia giustamente condannabile per i suoi numerosi atti esecrabili, rimanga l’unico “ostaggio” di questa vicenda politica che attanagliò l’isola per circa sette anni: egli passò dalle manovre separatiste a quelle della destra conservatrice legata agli interessi degli agrari e dei latifondisti, per poi essere usato dalla mafia, la quale, presumibilmente, ne decretò la dipartita.

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