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Salvador Dalì al Vittoriano di Roma

"C’è sempre un momento, nella loro vita, in cui le persone si rendono conto di adorarmi".
di Piero Buscemi - martedì 20 marzo 2012 - 10303 letture

Si metta in considerazione una buona dose di bizzarria, una manciata di arroganza, sana follia quanto basta. Si aggiunga una tecnica raffinata, una creatività detonante e due baffetti enigmatici. Si otterrà il personaggio più rivoluzionario e provocatorio della storia della pittura e dell’arte in genere, che l’umanità ha saputo concepire. dalì

Ci eravamo occupati di Picasso (http://www.girodivite.it/Picasso-a-Pisa.html) qualche mese fa e non potevamo mancare alla mostra di un altro grande di Spagna, che inaugurata il 9 marzo, sarà visitabile fino al 1° luglio al Complesso Vittoriano di Roma.

La scelta della location, vicinissima alla zona archeologica dei Fori, appare evidente ricadesse sull’intenzione degli organizzatori di accostare il genio spagnolo alla classicità intramontabile dei Romani.

Articolata come un serpentone obbligato, dentro il quale smarrirsi tra vecchie foto in bianco e nero, spezzoni di video tratti da cinegiornali e un’ampia letteratura giornalistica sulle fasi artistiche, ma anche di vita privata dell’artista, la mostra ci consente di ammirare una variegata carrellata di opere, che riassumono l’eccentricità di Dalì, ma anche la sua capacità di spaziare tra pittura, scultura e cinema, lasciando sempre una traccia del suo talento scolpita nella mente dei visitatori.

Dalì, come del resto il suo conterraneo Picasso, rientra tra quella schiera di artisti che non accetta mezze misure di giudizio. In sintesi, o lo si ama o lo si odia. La nostra sensazione è che, spesso, gli appartenenti al giudizio negativo su questo artista, siano più condizionati da una gelosia reverenziale, che ad un effettivo disprezzo di quanto osservano.

Ripercorrendo la sua vita artistica, è spontaneo accostarlo ad un altro genio, in questo caso della musica, Mozart, se non altro per la precocità nel manifestare il proprio talento ad un’età impensabile, ma sicuramente in grado di sorprendere il mondo.

opera dalìDalì ha, senza dubbio, riempito le pagine di giornale del suo tempo, spesso più per le cronache scandalistiche che per la sua produzione artistica. Questo non gli rende merito, perché dal nostro punto di vista, certi quadri in mostra al Vittoriano, inchiodano il visitatore davanti ad una saturazione di colori e una perfezione del dettaglio che costringe a soffermarsi, analizzando ogni centimetro quadrato della tela, temendo di sfuggire un particolare che il maestro, mai banalmente né casualmente, ha sempre arricchito le sue opere.

Certo, sarà ricordato nei secoli per il suo narcisismo, per la sua storia con Amanda Lear, per le sue creazioni al servizio della pubblicità (anche quella di una nota lecca-lecca), per le sue apparizioni oniriche anche durante le mostre, tenute personalmente in tutto il mondo.

Noi vogliamo ricordarlo per i panorami delle sue opere giovanili, per quei ritratti nostalgici, per la sua innegabile genialità di raffigurare i sogni, le paure e le contraddizioni dell’uomo, con quel suo tocco di estrosità, riconoscibile su qualsiasi schiera di artisti.

Se la vita la si può descrivere e raffigurare in un infinito numero di sfaccettature, il sarcasmo e l’autoironia di Dalì rimangono, forse, uno dei migliori modi di viverla. Se poi, la puoi collocare in un arco di tempo che va, tra la pubblicazione del Psicopatologia della vita quotidiana di Freud (1904) e la caduta del muro di Berlino (1989), allora non può che essere che quella di Salvador Dalì.


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