Una giornata al Salone del Libro, tra curiosità, personaggi e ancora festeggiamenti per Torino capitale dell’Unità d’Italia.
domenica 15 maggio 2011, di Piero Buscemi - 1047 letture
La cultura è un prodotto e come tutti i prodotti che hanno un mercato, ha anche un costo. Spesso eccessivo. I nostri politici ce lo hanno ricordato di recente. Non solo con i tagli dei finanziamenti, ma anche con le ultimi ritocchi agli investimenti, assorbiti in parte dalle accise applicate sul costo del carburante.
Il Salone del libro di Torino, giunto alla sua ventiquattresima edizione, che si sta tenendo al Lingotto in questi giorni dal 12 al 16 maggio, ci ha indotto ad andare a dare un’occhiata per verificare le conseguenze che la politica della "cultura: un dettaglio omissibile" ha riversato sul pubblico, sempre molto numeroso dentro i padiglioni del principale palcoscenico italiano, dove il libro diventa protagonista.
Siamo partiti sabato mattina da Fontanarossa con l’aereo delle 7,15. Insieme a noi alcune ragazze e ragazzi di una scuola media di Aci Catena, diretti anche loro al Salone. Uno di loro, Antonino, dodicenne dagli occhi furbi e curiosi seduto accanto a me, mi ha subito sorpreso quando all’insistenza di un’anziana signora trapiantata a Torino da diversi anni, che continuava a citare Catania come luogo di provenienza della scolaresca, ha precisato come Aci Catena fosse un paese della provincia catanese di quasi trentamila abitanti, non distante da Acireale e con tre frazioni minori.
Subito dopo il decollo, la curiosità di Antonino ha preso il sopravvento sulla paura del suo primo volo. L’ho fatto avvicinare al finestrino e nel fargli ammirare le Isole Eolie sotto di noi, il ragazzo mi ha regalato un altro saggio della sua cultura, elencandomi il nome delle sette sorelle, secondo un ordine geografico ben preciso.
Antonino, dopo avermi chiesto che lavoro facessi e il perché della mia visita al Salone del libro, mi ha mostrato anche un ritaglio di giornale che mostrava un articolo con foto della loro partecipazione e vittoria al Torneo nazionale della grammatica, esternando un orgoglio da studente che non vedevo da anni.
E’ a questo ragazzino, ai suoi compagni e alle loro insegnanti che ho pensato entrando al Lingotto. Ho pensato al costo del biglietto (6 euro) che avrebbero pagato per entrare nel tempio della cultura, che già da quel biglietto ridotto per le scuole (intero costa 10 euro) lancia il suo messaggio inequivocabile: la cultura non è un diritto gratuito che lo stato ha l’obbligo di riconoscerti. Se la vuoi, la devi pagare.
Per sciogliere qualsiasi dubbio del contrario, è bastato girare per i padiglioni e leggere il programma della giornata. Si poteva scegliere tra Marco Travaglio, che parlava nello stand di Ibs (Internetbookshop) o Luis Sepulveda nella Sala Gialla. La scelta è ricaduta su Travaglio. Se non altro per la lunga fila che ci sarebbe toccato fare per procurarci i biglietti d’accesso.
Prima però, con Pasquale, vecchio amico di Girodivite, siamo andati a mangiare presso un punto ristoro vicino. Due rustichelle e due birre hanno prodotto uno scontrino di 15,80 euro. Mentre pagavo, per un momento ho ripensato alla scolaresca di Aci Catena. Qualche ora dopo, Pasquale acquistando due bottigliette d’acqua, si è lasciato scappare la battuta: "Forse, il referendum sull’acqua è veramente inutile, visto che costa già più della benzina!"
Ma a proposito di Marco Travaglio, durante il suo monologo sulla politica italiana, un visitatore gli ha chiesto: "Se Berlusconi dovesse sparire dal nostro panorama politico, i riciclati politici provenienti dalla prima repubblica e distribuiti sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, che fine farebbero?"
Vi risparmiamo la risposta. Quello di cui siamo certi è che i Ferrara, i Travaglio, i Sallusti, i Santoro (la lista completata voi) farebbero una fine migliore di quel 29% di giovani disoccupati stimati nel primi mesi del 2011. Con l’unica differenza che i primi, la cultura la vendono, e i secondi la devono comprare. E a caro prezzo.
Per dovere di cronaca, ci sembra giusto sottolineare che ancora una volta, un segnale positivo che invitava ad abbassare i costi della cultura e renderla accessibile a tutti, è stato lanciato dalle case editrici indipendenti. Negli stand di queste case editrici "minori" si potevano acquistare libri di nuovo pubblicazione scontati del 50%. Senza dubbio un particolare non trascurabile.
Girodivite
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