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SOS ulivi secolari e muretti a secco


Giungono sempre più spesso, infatti, notizie di smantellamento di interi uliveti, composti anche di piante secolari, che vengono espiantati e portati altrove, molto spesso al Nord Italia
martedì 5 gennaio 2010, di giovanni d’agata - 998 letture

Il nostro Salento sta risentendo come pochi altri territori della grave crisi che attanaglia l’economia mondiale, e l’unica sua speranza di recupero sta nel rilancio del turismo, nella valorizzazione delle nostre risorse naturali, paesaggistiche ed architettoniche, che rappresentano il nostro vero patrimonio, che, senza falsa modestia, possiamo affermare come unico al mondo e quindi patrimonio dell’umanità.

Vi sono però in atto delle squallide speculazioni che, in violazione della normativa protezionistica posta in essere dalla Regione Puglia, ma soprattutto in violazione della nostra storia, del nostro patrimonio culturale e delle nostre tradizioni, rischiano di impoverire il nostro patrimonio paesaggistico, a vantaggio di pochi.

Giungono sempre più spesso, infatti, notizie di smantellamento di interi uliveti, composti anche di piante secolari, che vengono espiantati e portati altrove, molto spesso al Nord Italia, ad abbellire le ville di qualche ricco speculatore. Vengono letteralmente smontati i muretti a secco, presenze caratteristiche del nostro territorio, e le pietre vengono anch’esse trasferite altrove ad abbellire ville, creando anomali paesaggi mediterranei magari in un contesto alpino.

E così vengono sottratti i nostri caratteristici imbrici, come pure gli stessi conci di pietra leccese: intere antiche masserie vengono smontate e, in un gigantesco gioco di costruzioni, collocate in luoghi che nulla hanno in comune con questa tradizione.

C’è sicuramente chi da questo sporco traffico trae guadagni ingenti, ma certamente chi ci perde è tutto il Salento, il suo paesaggio, che viene trasformato ma soprattutto privato da elementi caratteristici, sui quali invece dovremmo fare leva per poter diventare sempre più attrattivi rispetto i flussi turistici internazionali.

Ci perde la gente del Salento, che vede in questo modo disperso un patrimonio culturale e storico incommensurabile, a vantaggio dei soliti pochi furbi. Invitiamo le istituzioni a controlli più rigorosi, a salvaguardia di questa eredità della tradizione che rischiamo di non riuscire a tramandare a i posteri.

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