La SIAE dovrebbe difendere autori ed editori: non solo editori e comunque non a costo di praticare cattiva informazione.
A qualcuno la SIAE fa storcere la bocca, a qualcun altro arricciare il naso, a molti fregare le mani.
Sito internet SIAE, 16 maggio 2005, compare un titolo che si preannuncia interessante: “L’autrice di “No Logo” rivendica il suo logo”.
Capperi, anche Naomi Klein si vende al libero mercato? In fretta seleziono l’articolo e leggo. E’ interessante, molto, peccato che il taglio dato dalla SIAE alla notizia sia falso.
La SIAE dovrebbe difendere autori ed editori: non solo editori e comunque non a costo di praticare cattiva informazione.
Naomi Klein non ha rivendicato alcun logo, ha solo fatto causa a un editore che cercava di far soldi con i suoi scritti mettendoli in commercio senza preventiva autorizzazione. Cioè traendone lucro senza il consenso dell’autore. Per un “addetto ai lavori” era facile evincerlo dallo stesso contenuto dell’articolo, deduzione impossibile per un profano.
In breve: con la dizione Copyleft si permette a chiunque di riprodurre una determinata opera e diffonderla, a patto di citare l’autore e non utilizzare l’opera per trarne profitto: esattamente il contrario del simpatico e truffaldino editore inglese Gibson Square.
Dunque Naomi Klein non “si è scontrata con le sue idee di libera utilizzazione delle opere d’ingegno”, ma è la SIAE a essersi scontrata con l’obbligo di fornire corretta informazione.