Sei all'interno di >> :.: Culture | Cinema - Visioni |

S.Anna 1944, una strage, un film

Un regista può alterare i fatti storici?

di Antonio Carollo - venerdì 16 novembre 2007 - 6386 letture

La lettera che segue, e la vicenda dolorosa cui si riferisce, credo possa interessare anche i lettori, come quelli di Trabia e della Sicilia, che non hanno vissuto, neanche in persona dei loro cari, gli orrori dell’occupazione nazista. S.Anna è un villaggio sulle colline della Versilia, in comune di Stazzema. Negli anni 1943-44 queste colline ed i monti vicini furono teatro delle operazioni di diverse brigate partigiane. Ne racconta la storia, da par suo, lo scrittore Mario Tobino nel suo libro “Il clandestino”. Il 12 agosto 1944 un forte raggruppamento di soldati tedeschi, per ritorsione nei confronti dei partigiani, invasero S.Anna ed a sangue freddo uccisero tutti i residenti e le persone che vi si erano rifugiati: tutti donne, bambini e vecchi. Gli uomini validi o erano arruolati o erano scappati sui monti. Le persone barbaramente trucidate furono 560. Molti bambini furono tirati in aria e colpiti con scariche di mitra tra le risate di quelle belve umane. Tante donne furono stuprate, seviziate e poi passate per le armi.

Il regista americano Spyke Lee sta girando sul posto un film sulla vicenda. Il set è blindato. Nessuno degli abitanti del luogo è ammesso a vedere le riprese. Però sono trapelate delle indiscrezioni circa la verità storica dei fatti narrati, che, sembra, non viene rispettata pienamente. Ci sono state le proteste dell’Associazione dei partigiani e di cittadini comuni. Didala Ghilarduci nel 1943 seguì sui monti il suo giovane marito “Chittò”. Per mesi partecipò con coraggio alle attività dei partigiani. Poi Chittò cadde in una imboscata tesa dai nazisti. Si può immaginare come tutte queste vicende abbiano inciso sulla sua vita. Adesso si trova a protestare contro un certo travisamento di fatti operato nel film in lavorazine che uscirà nel 2008. Notate con quanto garbo, umiltà, mitezza, civile rispetto, ma anche con quanta determinazione, si rivolge al regista Spyke Lee. Io la conosco, Didala. Posso dire di essere orgoglioso d’averla conosciuta e di esserle amico.


LETTERA APERTA A SPYKE LEE

Gentile regista, mi chiamo Didala Ghilarducci. Sono una vecchia partigiana. Mio marito, Chittò, fu ucciso dai nazisti sui monti versiliesi alcune settimane dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema, in quel terribile agosto del ‘44. Mi sono risolta a scriverle perché quello che leggo sui giornali a proposito del film che lei sta girando mi fa sentire il cuore pesante come un macigno.

Pare infatti che nel film si avvalori la falsa tesi che la strage venga compiuta a causa della ricerca di partigiani presenti in paese. E’ una falsa tesi che i detrattori della Resistenza hanno sempre sostenuto per dare ai partigiani la colpa di quella strage. Tutte queste voci che si rincorrono sul contenuto delle scene girate a Sant’Anna, se possono poco turbare lei, danno agli uomini ed alle donne della Resistenza italiana una dolorosa inquietudine.

So che lei è un grande regista, so che nei sui film è riuscito sempre a raccontare drammi, dolori ed oppressioni che ci hanno emozionato ed hanno fatto crescere la coscienza civile anche qui in Europa. Di questo soprattutto le sono grata. Ho lottato una vita per la democrazia, i diritti civili e la libertà che non posso non trovarmi accanto a chi combatte e denuncia ingiustizie e sopraffazioni. Proprio per questo vorrei essere altrettanto brava da poterle non solo spiegare, ma farle sentire in qualche modo, perché ogni finzione, ogni aggiustamento di quanto avvenuto a Sant’Anna di Stazzema mi pare, ci pare, inaccettabile. Quando le persone, una comunità, hanno vissuto un lutto così profondo e traumatico, comprenderà che conservino sul tema una sensibilità esasperata dal dolore che brucia ancora la carne a distanza di sessant’anni. Nel raccontare la sua storia, una storia importante non solo per il suo Paese, lei ha scelto di fermarsi su quella piccola piazza davanti alla chiesa, a Sant’Anna. Una piazza che io, come altri, ho visto nel suo orrore reale ed inenarrabile nel ‘44. Il vento può aver portato tra i boschi e verso il mare la cenere di quel rogo, ma l’angoscia, il pianto e il sangue restano aggrumati là e resteranno là nel tempo e nelle nostre coscienze di uomini e donne. Se lei, gentile regista, si soffermerà in questo pensiero allora capirà come non sia possibile in quella piazza raccontare un’altra morte.

Non lo possiamo fare per le vittime, non lo possiamo fare per quei ragazzi e quelle ragazze della Resistenza rimasti sui monti insieme a loro a ricordarci per sempre l’orrore della guerra e il prezzo altissimo della libertà. Se togliamo loro la storia, allora li priviamo del senso della loro morte. E questo non è possibile in quella piazza. In un’altra ricostruita altrove, ma non lì. Non riesco ad immaginare che per raccontare una storia di diritti e di persone si finisca per sottrarre la propria storia ad altre vittime. Ecco, gentile regista, le ho aperto il cuore nella speranza che in qualche modo da lei possa giungere una risposta che ci faccia comprendere che il senso del faticoso cammino di impegno civile, di riconciliazione che come comunità e persone abbiamo ricercato e percorso in questi sessant’anni, non sarà disperso.

Didala Ghilarducci da viareggiok.it


Commenti

stefano carlo vecoli. Novembre 6th, 2007 at 03:01

Mi auguro che anche ai più alti livelli della Repubblica Italiana facciano pervenire al regista Spyke Lee doverose prove e contributi di come è stata la realtà dell’eccidio di S.Anna di Stazzema…..non è pensabile che nel mondo vada in giro un film con una ricostruzione falsa della triste vicenda (libertà artistica non significa ricostruzione falsa della storia).

Antonio Carollo. Novembre 6th, 2007 at 07:21

Sono d’accordo con Stefano Vecoli. Una narrazione, racconto, romanzo, film, se è centrata su fatti accaduti, dovrebbe attenersi scrupolosamente ad essi. Il narratore, o il regista, dovrebbe tutt’al più usare l’immaginazione per riempire eventuali lacune o per inventare delle storie, o frammenti di storie, in parallelo ai fatti storici raccontati. Se falsifica questi ultimi, se addirittura ribalta la verità storica, ne soffre sicuramente la credibilità dell’opera d’arte, la correttezza professionale e azzarderei la qualità stessa del prodotto artistico. Questo discorso,a mio parere, vale tanto di più se si considera che i fatti narrati, sia pure come sfondo di una vicenda particolare, hanno una valenza storica eccezionale per l’enormità e l’efferatezza dei crimini contro l’umanità che contengono, crimini che ancora oggi sono ferite aperte sulla carne e nell’anima dei superstiti e dei loro cari. Mi si può dire: l’arte è libertà. Nessuno può negarlo. Però mi permetto di dire che la libertà basata sul falso, o sulle manipolazioni dei suoi presupposti, subisce un offuscamento della sua luminosità.

L’artista non vuol essere condizionato? Vuole ispirarsi in tutto e per tutto all’idea o all’intuizione che ha in testa? Nessuno gli impedisce di contestualizzare altrimenti la vicenda da narrare. Se vuole sfruttare l’effetto emozionale, che sempre i fatti veri suscitano in chi ha una briciola di umanità, usi la sensibilità, ed il senso morale, che sappiamo non difettare al regista, di rispettare i fatti e le persone coinvolte dal vivo nella narrazione. So di essere alquanto duro e me ne scuso, però ritengo che anche l’arte debba inchinarsi di fronte a verità brucianti come quelle di S.Anna.


Il giornalista de "La Nazione" Umberto Guidi non condivide le critiche rivolte al regista americano Spyke Lee per la presunta alterazione dei fatti storici nel suo film "Miracle at St.Anna". Ecco il suo appunto e il mio commento.


Una polemica strana, ma non troppo / di Umberto Guidi (La Nazione)

Confesso che ho trovato un po’ surreale la polemica che si è scatenata intorno al film Miracolo a Sant’Anna. Associazioni partigiane e studiosi di storia locale hanno contestato al regista Spike Lee di proporre una versione adulterata dei fatti, ’spiegando’ la strage di Sant’Anna con la caccia ai partigiani. Come scrive in una lettera aperta al cineasta afroamericano la responsabile viareggina dell’Anpi, Didala Ghilarducci: "Pare infatti che nel film si avvalori la falsa tesi che la strage venga compiuta a causa della ricerca di partigiani presenti in paese. E’ una falsa tesi che i detrattori della Resistenza hanno sempre sostenuto per dare ai partigiani la colpa di quella strage". La verità dei fatti, confermata dal processo al Tribunale militare della Spezia e dal recentissimo pronunciamento della Cassazione, colloca invece l’eccidio di S.Anna all’interno di un piano di guerra fondato sul terrore, messo in atto deliberatamente e senza ’provocazioni’, dai nazisti in ritirata. Ma non è di questo che vorrei parlare. Mi sembra piuttosto che ci troviamo di fronte a un caso di polemica ’preventiva’. Cioè si parla e si critica senza aver letto la sceneggiatura e aver visto il film. Lo si fa presumendo che la sceneggiatura sia aderente al libro di McBride al quale la pellicola è ispirata. Lo si fa oltretutto in questo momento, è la spiegazione, perché si spera di convincere il regista a modificare la storia, almeno in quell’aspetto che stride con la ricostruzione ufficiale degli eventi. Ciò nonostante, la polemica continua a sembrarmi surreale e anche un poco provinciale (come chi pretendeva che il regista si avvalesse degli storici ’locali’ per evitare di imbattersi in qualche infortunio). Infatti Spike Lee - per il quale parla la sua filmografia - sta realizzando un’opera di fiction, sia pure ispirata a un libro che ha a che fare con fatti storici. Miracolo a Sant’Anna però, come sa chi ha letto il romanzo, non è un’opera sulla strage. Semmai il terribile eccidio dell’agosto 1944 è il presupposto, l’antefatto della vicenda che vede protagonisti un bambino scampato alla strage e un gigantesco soldato nero americano dalla mente ritardata. Continuando nel processo alle intenzioni, si dice che Spike Lee rischia di avvalorare la tesi della rappresaglia. Ma quale? Oltretutto, anche se per assurdo dovessimo giudicare l’evento nei termini delle regole fissate dagli stessi tedeschi, il disumano sterminio di 560 civili, la maggior parte dei quali donne e bambini, sarebbe comunque un crimine di guerra. Insomma, secondo me il regista ha il diritto di introdurre qualche (eventuale) licenza narrativa senza per questo essere arruolato nel gruppo dei ’revisionisti’.


Commento

Umberto, la probabilità che ci si possa trovare di fronte ad un film (di diffusione, direi, planetaria, visto il calibro del regista e della produzione) che alteri la verità storica di fatti efferati come quelli di S.Anna non é cosa di poco conto. Domenica scorsa a "Viareggio Incontri", Paolo Benvenuti ha parlato del film di Carmine Gallone su Puccini del 1951 a proposito del suicidio della servetta Doria Manfredi. Nel film è avvalorata la tesi dell’amore non corrisposto della stessa Doria per il Maestro. Orbene, questa versione è entrata nell’immaginario dei torrelaghesi. Agli intervistatori sguinzagliati per reperire materiali per la preparazione del nuovo film di Benvenuti è stato ripetuto pari pari il racconto fatto da Gallone: la verità storica coperta o fuorviata dalla fiction. Adesso si potrebbe riprodurre un fatto analogo: la verità del film potrebbe soppiantare quella storica. Dico: potrebbe. Hai ragione ad oggi nulla è veramente certo sulle riprese girate a S.Anna. Ma la probabilità di un’alterazione esiste. Non ti sembra che questo giustifichi le civili obiezioni avanzate ? Ciao, Antonio


- Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
S.Anna 1944, una strage, un film
3 dicembre 2007

Bisognerebbe chiedere a Spike Lee di fare un bel film,non solo sui partigiani, ma anche su tutti i soldati italiani morti assiderati in Russia,i morti di El Alamein,i morti in Grecia( no, questi li cancelliamo dalla lista, perchè è già stato fatto "Il violino del capitano Corelli"),i morti d’Albania ,di Spagna,i morti in Kenia prigionieri degli Inglesi,i morti nei campi di concetramento nazisti,i morti che non sapevano neanche perchè e per chi andavano a morire.Mio padre, che l’8 Settembre quando ormai non esisteva nè esercito, nè comando,nè patria si avviava a piedi da Roma verso la Sicilia, insieme ad altri compagni meridionali.Ci avrebbero impiegato più di un mese e mezzo,affamati,laceri,sempre con la paura dei rastrellamenti tedeschi, per raggiungere le loro case.Già, ma quelli non erano intellettuali,erano carne da macello, semplici soldati che avevano l’unica colpa di indossare la divisa grigio verde e solo per questo venivano definiti fascisti,la maggior parte di loro tutta gente dedita all’agricoltura che di fascismo non ne capiva un bel niente.Facciamola finita con la solita storia di vedere gli eroi tutti a sinistra e tutti gli altri come dei bastardi.La guerra è stata un’esperienza dolorosa che ha colpito drammaticamente tutto il popolo italiano, partigiani e non.La nostra crescita morale come Nazione sta nel cercare di guardare avanti, dopo aver esaminato serenamente ed obiettivamente la propria storia e le colpe di ognuno.Basta con il fascismo e l’antifascismo, anche perchè tanti di provata fede fascista prima, sono diventati antifascisti dopo e tanti di loro siedono in parlamento.Enza