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"Romanzo criminale": L’epopea criminale della banda della Magliana

Impresa ardua e coraggiosa quella di trasporre sul grande schermo il bel romanzo di Giancarlo De Cataldo “Romanzo Criminale”...

di calogero - giovedì 29 settembre 2005 - 8659 letture

Impresa ardua e coraggiosa quella di trasporre sul grande schermo il bel romanzo di Giancarlo De Cataldo “Romanzo Criminale”, epica e sontuosa scorribanda di eventi e personaggi che , fra il ’77 e ’92, resero tristemente famosa una banda di malavitosi romani.

Al regista Michele Placido riesce la “missione”: con il contributo essenziale degli sceneggiatori Rulli e Petraglia, di un cast tecnico di ottimo livello - su tutti il direttore della fotografia Luca Bigazzi e la montatrice Esmeralda Calabria - e soprattutto di un cast d’interpreti che riunisce il meglio dei nostri giovani attori italiani - qui al massimo della loro espressione e maturità - “Romanzo Criminale” riesce nel pregevole ed alto intento di raccontare uno spaccato della nostra storia italiana epurata da faraginosi ideologismi ma rivissuta con quella pietas umana che ben si addice al dolore, alle sofferenze ed alle tragiche prove di una nazione afflitta da gravi turbolenze politiche e civili.

“Quei bravi ragazzi” della Magliana - il libanese/Pier Francesco Favino, il Freddo/Kim Rossi Stuart ed il Dandi/Claudio Santamaria sono il centro cardine del gruppo - diventano così lo specchio fedele e distorto insieme di pagine della nostra Storia dove gli inquietanti intrecci tra mafia, attentati terroristici e corpi deviati dei Servizi Segreti si confondono labilmente e pericolosamente con la cronaca locale e violenta di un’organizzazione criminale di giovani delinquenti di periferia.

Eroi “negativi” e poveramente glamour, forze dell’ordine ed apparati dello Stato in predicato di collusione - il personaggio ambiguo del Commissario Scialoja/Stefano Accorsi ne è un degno rappresentante - e sentimenti passionali e veri come l’amicizia e l’amore fanno da motore a vicende di storie di vita vissuta che sottilmente ci affascinano e seducono in un pericoloso gioco di identificazione di cui Placido sa tenere abilmente le fila.

Ed è proprio la sua regia (maestri confessati Rosi, Petri e Damiani) l’artefice principale di un risultato onesto ed importante che ci fa riscoprire l’enorme valore di un cinema d’impegno civile (e spettacolare insieme) capace di parlare al cuore ed alla testa di un pubblico “bisognoso” di fare i conti con il proprio passato.


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"Romanzo criminale": L’epopea criminale della banda della Magliana
18 luglio 2006, di : Alberto

Ho appena visto il film e mi è piaciuto molto. Anche la sensazione degli anni settanta, in cui ho vissuto la mia adolescenza, è stata resa bene. Forse i volti di alcuni dei protagonisti non sembrano abbastanza cattivi, ma immagino che questo capiti anche nella realtà. Complimenti! Alberto