Come si fa a passare da un’affluenza alle elezioni del 1990 di ben l’84% a un misero 25% in occasione delle recenti elezioni per il Parlamento europeo? George Popescu del Csop di Bucarest tenta un’analisi interpretativa
La Democrazia è uno strano meccanismo.
Quando essa non c’è, non starò qui a elencarne le motivazioni, tutti ambiscono a che ci sia. Si causano rivoluzioni per essa. Avvengono casi di sacrificio personale della vita. Tutti vogliono partecipare.
Ma quando un popolo raggiunge l’agognata meta, ossia il vivere in Democrazia, le cose sembrano cambiare. Allora la Democrazia viene vissuta come un inganno, un’illusione. Ci si rassegna al fatto che tutto sia deciso da altri. La partecipazione non è più dinamica e presente come prima. Lo si nota nella partecipazione popolare ai vari passaggi ellettivi. La percentuale diminuisce sempre di più.
A questo punto la Democrazia raggiunge una fase di stanca che non è sempre facile governare.
Si può ritornare a una fase di maggiore fervore democratico solo se la classe dirigente e politica di una Nazione fornisce esempi positivi ai Cittadini. Oppure sono gli stessi Cittadini che combattono seriamente per avere un livello di maggiore Democrazia auto-organizzandosi. Se non avviene quanto citato sopra la Democrazia rischia davvero di compiere pesanti passi indietro trasformandosi in simulacro o dando vita ad aspettative circa l’avvento di un uomo forte al comando della Nazione.
Il caso della Romania è sintomatico di questo disagio nei confronti dei classici meccanismi partecipativi della Democrazia. Il documento in allegato redatto dal Csop diretto da George Popescu è un’illuminante fotografia dell’attuale situazione della Romania.
Csop