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Roger Waters a Casalecchio di Reno

Il tour della mente creativa dei Pink Floyd ha fatto tappa all’Unipol Arena ieri sera.
di Piero Buscemi - domenica 22 aprile 2018 - 2685 letture

Se ci si aspettava un concerto promozione dell’ultimo album di Waters, "Is this the life we really want?", questa attesa è stata in parte disattesa. Il titolo del tour, che riprendeva uno dei pezzi più amati dell’album "The dark side of the moon", lo aveva annunciato preventivamente.

L’inizio è praticamente un omaggio a quello che, oltre ad essere considerato il capolavoro del Pink Floyd, è sicuramente quello con il maggior riscontro commerciale. Una scelta di forte richiamo, quasi ponderata in ogni dettaglio. Come del resto l’intero programma. C’è la sensazione che, in contesti diversi, ci sia una sorta di patto non sottoscritto tra i due giganti del gruppo, Waters e Gilmour, per portare sui palchi del mondo l’immenso patrimonio musicale sfiorando soltanto la propria produzione personale.

È difficile comprenderne le motivazioni. Un confronto a distanza a sancire una leadership che, a dirla tutta, oggi apparirebbe anacronistica? Un’operazione commerciale studiata a tavolino, con la presa di coscienza che l’intera produzione dei Pinks è quella che ha conquistato generazioni di fan che non si sono mai solo accontentati delle musiche, già di per se ricercatissime e sofisticate, ma sicuramente dei contenuti poetici riflessivi e penetranti da far emozionare ed anche commuovere. Anche ieri sera.

Le risposte forse non le avremo mai. Forse non ci interessa troppo riceverle. Quello che resta è questo confronto musicale che fa ancora parlare. Anche in due pezzi storici; "Wish you were here" e "Comfortably numb", non si può fare a meno di fare qualche innocente osservazione. Su Wish you, il coinvolgimento emotivo che il pezzo stesso suscita, diventa sublime quando si ha occasione di ascoltarlo dalla voce di David Gilmour. Comfortably numb è Gilmour. È lo zittire dei critici che stanno ancora discutendo dove collocare la chitarra di David nel panorama storico del rock. L’assolo lo potremo ascoltare da ottimi esecutori, ma la mano di Gilmour è un’altra cosa.

I musicisti scelti da Roger sono di ottimo livello, ma certe sonorità e deviazioni improvvisate hanno graffiato le nostre anime per sempre. Se, come avevamo evidenziato nell’ultima produzione di Waters, "Is this the life we really want? ", la pesante assenza della chitarra di Gilmour sembra quasi una scelta tecnica, durante il concerto la voglia ed il sogno di vederli suonare insieme si riaccende ad ogni occasione.

Per il resto, collaudati effetti speciali. Argomenti di attualità, tra la guerra e la sete di potere dei pochi, tra sguardi assenti di uomini e donne a guardare un orizzonte dal futuro già cancellato, in paesi devastati dalla forza distruttrice delle bombe. La lista è in continuo aggiornamento, come le immagini che scorrono a raffigurare le "teste vuote" del potere del presente e del recente passato. Davanti a tutto questo, neanche i sorrisi dei bambini, forse ruffiani, riescono più a farci rimanere umani.


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