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"Risorgeranno"

Brutta pagina all’Eco di Bergamo: a pochi giorni dal 25 Aprile, si ricordano 43 fascisti della Repubblica di Salò
di Adriano Todaro - mercoledì 6 maggio 2020 - 984 letture

Ben 140 anni fa, esattamente il 1° maggio del 1880, nasceva, L’Eco di Bergamo, quotidiano oggi controllato dalla Curia di questa città. Dopo un anno di vita, il quotidiano vendeva 1.750 copie giornaliere e nel 1996 ne vendeva 56.659 copie. Un quotidiano locale molto seguito, con una linea di centro dettata dalla Chiesa. Oggi, il quotidiano bergamasco, ne vende, secondo i dati Ads (Accertamento diffusione stampa) poco più di 34 mila fra copie cartacee e digitale. Il giornale della Curia bergamasca ha un primato: per 51 anni ha avuto sempre il medesimo direttore, monsignor Andrea Spada. Oggi il direttore è Alberto Ceresoli.

Racconto questo perché pochi giorni or sono il quotidiano bergamasco è stato al centro di un episodio che definire sconcertante è riduttivo. Cosa è avvenuto? È avvenuto che come tutti i giornali locali, anche L’Eco ha come punto di forza le pagine dedicate alle necrologie. Sono pagine importanti, queste, perché fanno da aggregatore, informano chi è morto e lo ricordano ai vivi. In periodo di Coronavirus, poi, queste pagine sono diventate ancora più importanti, ovviamente seguitissime non solo dai cittadini del capoluogo ma da tutta la provincia. Bene. Ho sempre affermato e creduto che la stampa locale abbia un ruolo preminente nella società, allarga la democrazia e il dibattito perché porta notizie che nessun altro organo di stampa potrebbe portare.

Forse perché i morti di Coronavirus cominciano, per fortuna, a diminuire ecco che all’Eco si è pensato bene di occupare spazio con una particolare necrologia: quella di 43 caduti della Repubblica sociale italiana. E questo viene fatto all’indomani di questo strano 25 Aprile 2020, esattamente nell’edizione del 29 aprile scorso con una colonna che occupa, in altezza, l’intera pagina.

Ora è vero che da morti siamo tutti uguali ed è doverosa la pietà. Alla morte, però, non tutti ci arriviamo allo stesso modo; ci arriviamo con il nostro vissuto, con la nostra storia, con le nostre scelte. È solo ipocrisia pensare che la morte cancelli tutte le nostre azioni che abbiamo fatto in vita. Il 25 Aprile di 75 anni fa, abbiamo riconquistato il diritto di definirci italiani. Questo diritto e questo onore è stato possibile solo grazie al sacrificio di donne e uomini che hanno pagato con il sangue. Un onore riconquistato duramente come hanno fatto i 78 mila italiani inviati in Russia con gli scarponi con le suole di cartone. Pagato duramente attraverso le migliaia di donne, uomini e bambini finiti nei lager e non più tornati. Pagato duramente dai milioni di ebrei gasati e con le migliaia di militari italiani uccisi, ad esempio, a Cefalonia dai nazisti.

Altri, invece, avevano scelto l’oppressore nazista, avevano scelto, nel 1938, di schierarsi con l’abominio delle leggi fasciste contro gli ebrei. Avevano scelto di stare con la Repubblica di Salò, di violentare, uccidere, torturare altri italiani solo perché combattevano per un’Italia democratica. Ecco è tutta qui la differenza e non è cosa da poco.

E allora mi domando: ma cosa gli è passato per la testa, alla direzione dell’Eco di Bergamo, di pubblicare quel necrologio? E poi perché accettare quel “titolo” in testa ai 43 nomi? Perché accettare “Risorgeranno”? Cosa significa? Forse “Risorgeranno” è l’auspicio per fare quello che hanno fatto in vita?

Una brutta pagina che però L’Eco di Bergamo potrebbe ancora recuperare. Basterebbe che il direttore Ceresoli si scusasse con i lettori con un articolo di fondo. Ne guadagnerebbe il giornale e anche la fiducia dei lettori. Sì perché mettere sullo stesso piano torturatori e partigiani prima di tutto è un falso storico. Oltre che immorale.


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