Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Rischio epidemia, il porno Usa chiude per Aids.

E nell’America di Bush c’è già chi parla di «punizione divina». Divo si scopre sieropositivo: ha già contagiato un collega e ora tremano decine di altri attori
di Redazione - mercoledì 21 aprile 2004 - 42317 letture

NEW YORK - Nell’America di George W.Bush c’è già chi parla di «punizione divina» contro la «Sodoma e Gomorra hollywoodiana». Due attori porno americani (un uomo e una donna) sono risultati positivi al test dell’Aids e la notizia ha letteralmente paralizzato l’industria del porno californiana, la più grande del mondo con circa 4.000 film distribuiti ogni anno, 1.200 attori, un giro d’affari di 13 miliardi di dollari all’anno.

L’afro-americano Darren James, una delle star più note e meglio pagate del settore, ha scoperto di essere sieropositivo durante uno dei test di routine effettuato su circa 1.200 attori porno professionisti dalla Adult Industry Medical Healthcare Foundation (Aim), organizzazione creata su iniziativa degli stessi attori proprio per tutelarsi dal virus dell’Aids.

Non appena ha appreso la notizia, James - che negli ultimi 7 anni ha sostenuto centinaia di test, uno ogni tre settimane, tutti negativi - ha chiamato la collega Lara Roxx, una diciottenne attrice canadese che ha lavorato con lui sul set il 24 marzo scorso e che, prima d’oggi, pareva essere una delle grandi promesse del porno mondiale.

JPEG - 20.9 Kb
Sito AIM

«Purtroppo anche la Roxx è risultata sieropositiva», ha confermato la portavoce dell’Aim Sharon Mitchell (ex pornodiva lei stessa), spiegando che «Jones è stato contagiato lo scorso mese da un’altra attrice, durante alcune riprese effettuate in Brasile». E adesso gli addetti ai lavori mettono in guardia sui rischi di un’epidemia che rischia di propagarsi a macchia d’olio.

Nelle ultime settimane Jones ha infatti avuto rapporti sessuali, sul set, con almeno 14 attrici, che potrebbero avere infettato, a loro volta, almeno 35 attori. Per non parlare poi dei «partner» professionali della Roxx e di tutti gli altri amanti che sia lei che Jones (e i loro co-interpreti) hanno avuto fuori dell’orario di lavoro.

«E’ un effetto domino dalle conseguenze catastrofiche - incalza la Mitchell - visto che i rapporti sessuali dei nostri film non sono certo simulati». Da anni l’industria del porno era sottoposta a pressioni per obbligare tutti gli attori ad usare il preservativo sul set.

Ma la richiesta è stata respinta da quasi tutte le maggiori compagnie di produzione, convinte che gli spettatori dei film porno preferiscano vedere rapporti non protetti. In attesa di conoscere l’entità del contagio, dozzine di case cinematografiche hanno sospeso le riprese di tutti i loro film in lavorazione mentre una cinquantina di porno star hanno accettato di astenersi dal lavoro e di sottoporsi ad una serie di test per verificare se il virus possa essersi diffuso ad altre persone. «E’ una situazione davvero spaventosa - afferma Mary Carey, pornostar che si era candidata alle ultime elezioni di governatore dov’è stata battuta da Arnold Schwarzenegger - questo è un campanello d’allarme per tutti noi».

«Non gireremo più alcun film fino all’8 giugno - ha annunciato Jill Kelly, responsabile del più grande studio di film porno - La cosa più importante è la salute dei nostri attori, che vengono prima dei quattrini». «Siamo in preda al panico - le fa eco Jim South, un altro produttore di pellicole a luci rosse - le compagnie stanno cancellando i loro progetti presenti e futuri: tutti hanno paura».

Una paura che potrebbe causare un danno economico incalcolabile ad un’industria con un fatturato annuo intorno ai 13 miliardi di dollari.

Fonte: Alessandra Farkas - Corriere.it


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -