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Ripartiamo dalla scuola?

Bisogna aprire una stagione nuova: una vera e propria costituente perché la scuola ritorni fucina del sapere e motore della crescita.

di Massimo Stefano Russo - domenica 14 febbraio 2021 - 1040 letture

Gli articoli 33 e 34 della Costituzione fissano gli obiettivi della scuola quale istituzione fondamentale per la vita democratica, aperta a tutti e basata sulla libertà di insegnamento. La scuola è riconosciuta un’avanguardia che sperimenta la società del futuro, a sui si assegna il compito di sviluppare le singole capacità critiche e operative e poter partecipare attivamente alla vita della Repubblica. Da istituzione fondamentale educa i futuri cittadini, la futura classe dirigente, e trasmette la conoscenza tra le generazioni. Indubbiamente il malessere della società si riversa sulla scuola, ma si può risanare la società con modelli formativi scolastici adatti più al passato e senza guardare al presente e rivolti al futuro?

Il 78,7 per cento della popolazione dell’Unione europea tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma di scuola media superiore, ma in Italia si scende al 62,2 per cento. Nel 2009 la spesa per l’educazione in Italia era pari al 9,21 per cento della spesa pubblica, ridotta all’8,4 per cento nel 2012, per scendere al 7,81 per cento nel 2016.

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Il taglio ha inciso sulle tecnologie e le competenze e non a caso oggi l’Italia ha i livelli di istruzione più bassi d’Europa, i più alti tassi di dispersione scolastica e il più alto numero di giovani che non studiano e non lavorano. Se il legame fra l’istruzione e lo sviluppo è stretto la scuola, venuta meno come luogo d’incontro per imparare a diventare adulti e stabilire legami importanti, da tempo ha perso d’autorità. Ci si riconosce sempre meno in essa, come spazio pratico delle relazioni della società del futuro.

L’accelerazione, travolgente e inimmaginabile sia dell’informazione che della comunicazione tecnologica ha instaurato un sapere che critica il potere e l’autorità.

La scuola, non è più luogo di trasmissione del sapere acquisito e valido, nel trasmettere insegnamenti, partecipativi e inclusivi, per muoversi autonomamente e partecipare con efficace e in modo democratico alle decisioni. Come superare resistenze e ostacoli con l’istituzione scolastica al centro dello sviluppo civile ed economico?

Essere insegnanti è difficile e ancor di più insegnanti bravi, sereni e fiduciosi in se stessi, a contatto con allievi sempre più distratti e svogliati. Se le incomprensioni e i conflitti, fra incertezze, dilemmi e attriti sono quotidiani, l’ascolto è fondamentale per convivere, decidere e programmare. Grazie all’osservare, capaci di ascoltare, si giunge con autoironia e autoconsapevolezza emozionale a soluzioni creative dei conflitti. La scuola deve ritornare luogo gradevole di lavoro, studio e incontro fra le generazioni.

Bisogna riscoprirne e sfruttarne le potenzialità, a partire dall’ascolto attivo e dalla mediazione creativa che sono abilità e capacità preziose, per trasformare la diversità in risorsa. Gli spazi fisici, mentali ed emozionali della scuola, quale luogo eccitante e allegro, vanno ripensati. È il capitale umano e sociale che valuta e fa esprimere al meglio le persone e riesce a dare quel valore aggiunto che arricchisce la comunità. Non dimentichiamo che abilità, competenze e giudizi valutativi formano gli individui e ne strutturano la partecipazione collettiva.

Oggi la scuola, storicamente espressiva di differenze sociali e disuguaglianze fra le classi, è sempre meno luogo di integrazione e di eguaglianza. Nell’epoca di Internet, in una società più articolata rispetto al passato, quale funzione ha?

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L’istruzione e l’apprendimento, nel sistema scolastico italiano, radicato nella riforma Gentile del 1923, non raggiungono buoni risultati internazionali. Il ritardo persiste. Luigi Berlinguer, ministro all’istruzione nel governo Prodi, nel contesto generale di riforma dello Stato, nel 1997 introdusse l’autonomia scolastica, per responsabilizzare territorialmente la singola istituzione scolastica. Obiettivi formativi comuni in ogni parte d’Italia, ma con possibili singoli percorsi, tenendo conto delle diversità di partenza, dotando i territori delle risorse necessarie per raggiungere i fini comuni. Funziona, in una società sempre più complessa e globalizzata?

Bisogna aprire una stagione nuova: una vera e propria costituente perché la scuola ritorni fucina del sapere e motore della crescita.

Alla complessità del mondo, servono strumenti didattici inclusivi, a partire dall’approccio scientifico-matematico che fornisce gli strumenti metodologici di ragionamento sistematico e sviluppa le capacità critiche. Perché l’Italia, con i sistemi produttivi in profonda trasformazione, negli ultimi vent’anni è cresciuta meno degli altri paesi europei, mentre la rivoluzione di internet con milioni di persone connessi continuamente apre un mercato di servizi mai visto? I dati acquisiti, si accumulano e vanno elaborati per rispondere a bisogni e modi di produzione nuovi. A maggior ragione la scuola nell’epoca di internet, dei social e di Wikipedia dovrebbe essere una comunità che nutrita da libertà, intelligenza e passione, collabora, ricerca e impara.

L’istruzione e le sue politiche favoriscono e migliorano il capitale umano ed è la tecnologia in tutta la sua importanza ad avvantaggiare i paesi più innovativi. Divenuta ascensore immobile la si può trasformare in un servizio assistenziale o parcheggio per i figli? L’inoccupazione o la sotto-occupazione non permettono percorsi di autonomia economica, mentre in Italia, all’ultimo posto per competenze digitali in Europa, cresce la povertà educativa che comporta miseria materiale. La scuola riflette il Paese, ma come l’abbiamo conosciuta negli anni, la pandemia, l’ha spazzata via.

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